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	<title>motivazione Archivi - Emma Labruna</title>
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	<description>Coach d&#039;orientamento</description>
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		<title>Come aiutare un adolescente a trovare la propria strada: motivazione, potenzialità e orientamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 10:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal coaching d’orientamento alla consapevolezza di sé: come accompagnare ragazze e ragazzi nella costruzione del proprio futuro Ogni adolescente, prima o poi, si trova davanti a domande importanti: Chi sono?...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2025/02/27/come-aiutare-adolescente-trovare-propria-strada/">Come aiutare un adolescente a trovare la propria strada: motivazione, potenzialità e orientamento</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dal coaching d’orientamento alla consapevolezza di sé: come accompagnare ragazze e ragazzi nella costruzione del proprio futuro</strong></p>



<p>Ogni adolescente, prima o poi, si trova davanti a domande importanti: <em>Chi sono? In cosa sono bravo? Cosa mi piace davvero? Quale scuola scegliere? Quale università? Che lavoro potrei fare?</em></p>



<p>Per alcuni queste domande rappresentano una naturale occasione di crescita. Per altri diventano fonte di confusione, ansia e demotivazione.</p>



<p>A volte un ragazzo sembra non avere interessi. Altre volte studia molto, ma non sa perché lo sta facendo. Può avere buoni risultati scolastici e sentirsi comunque incerto sul proprio futuro. Oppure può avere delle potenzialità che ancora non riesce a riconoscere.</p>



<p>È proprio in questo spazio che il <strong>coaching d’orientamento</strong> può offrire un contributo importante.</p>



<p>Nel febbraio 2025 ho avuto l&#8217;opportunità di affrontare questi temi come relatrice al convegno <a href="https://www.andis.it/event/andis-avellino-il-coaching-per-la-scuola-che-cambia/">ANDIS <em>“Il coaching per la scuola che cambia</em>,</a> promosso ad Avellino con il Liceo “Publio Virgilio Marone”. Il mio intervento era dedicato a <strong>“Motivazione e Orientamento: tecniche di intervento”</strong>.</p>



<p>L&#8217;esperienza mi ha permesso di mettere a fuoco un&#8217;idea che considero centrale nel mio lavoro: <strong>orientare un ragazzo non significa semplicemente aiutarlo a scegliere una scuola o un&#8217;università. Significa aiutarlo a conoscersi abbastanza da poter scegliere in modo consapevole.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Orientare non significa scegliere al posto dei ragazzi</h2>



<p>Quando un adolescente deve decidere il proprio percorso scolastico o universitario, spesso gli adulti cercano di aiutarlo offrendo informazioni, consigli e indicazioni.</p>



<p>Tutto questo è importante, ma può non essere sufficiente.</p>



<p>Prima di chiedersi <em>“Quale scuola devo scegliere?”</em> o <em>“Quale università è migliore per me?”</em>, un ragazzo dovrebbe poter esplorare domande ancora più profonde:</p>



<p><strong>Che cosa mi interessa?<br>Quali sono le mie capacità?<br>Quali attività mi fanno sentire competente?<br>Che cosa mi motiva?<br>Quali difficoltà sono disposto ad affrontare per raggiungere un obiettivo?<br>In quale direzione vorrei crescere?</strong></p>



<p>L&#8217;orientamento diventa così un percorso di <strong>consapevolezza di sé</strong>, non soltanto una scelta tra diverse offerte formative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La motivazione non è uguale per tutti</h2>



<p>Uno degli aspetti che considero fondamentali nel lavoro con gli adolescenti è comprendere <strong>che cosa li spinge ad agire</strong>.</p>



<p>Nel mio intervento ho approfondito tre possibili direzioni motivazionali: <strong>potere, eccellenza e socialità</strong>.</p>



<p>C&#8217;è il ragazzo che si accende quando può assumersi responsabilità, guidare gli altri e incidere sulle situazioni.</p>



<p>C&#8217;è quello che è motivato dalla ricerca dell&#8217;eccellenza, dal desiderio di migliorarsi, raggiungere risultati importanti e sviluppare competenze.</p>



<p>E c&#8217;è chi trova la propria energia soprattutto nelle relazioni, nella collaborazione, nel sentirsi parte di un gruppo.</p>



<p>Comprendere queste differenze permette di superare l&#8217;idea che esista <strong>un unico modo per motivare tutti gli adolescenti</strong>.</p>



<p>La domanda allora non è soltanto:</p>



<p><strong>“Come faccio a motivarlo?”</strong></p>



<p>Ma:</p>



<p><strong>“Che cosa lo motiva davvero?”</strong></p>



<p>Questa distinzione può cambiare profondamente il modo in cui genitori e insegnanti guardano a un ragazzo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscere le proprie potenzialità prima di scegliere il proprio futuro</h2>



<p>Un altro elemento centrale dell&#8217;orientamento è la possibilità di riconoscere le proprie <strong>potenzialità</strong>.</p>



<p>Spesso i ragazzi conoscono molto bene ciò che non sanno fare, ciò in cui sono in difficoltà o i risultati che non hanno raggiunto.</p>



<p>Molto meno spesso sanno dare un nome alle proprie risorse.</p>



<p>Eppure una scelta consapevole nasce anche dalla capacità di riconoscere ciò che già possediamo e ciò che possiamo allenare.</p>



<p>Creatività, curiosità, apertura mentale, amore per l&#8217;apprendimento, lungimiranza, audacia, perseveranza, leadership, autoregolazione, gratitudine, speranza, intelligenza sociale: sono alcune delle potenzialità che possono essere osservate, riconosciute e allenate.</p>



<p><strong>Dare un nome a una potenzialità significa iniziare a renderla consapevole.</strong></p>



<p>E ciò che diventa consapevole può essere allenato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non esiste un solo modo di imparare</h2>



<p>Anche il modo in cui un ragazzo apprende può offrire indicazioni utili per comprendere meglio il suo rapporto con lo studio.</p>



<p>Nel lavoro presentato al convegno ho richiamato la distinzione tra stili visivo, uditivo e cinestetico, sottolineando l&#8217;importanza di osservare le differenze individuali e di personalizzare, quando possibile, le strategie di apprendimento.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non dovrebbe essere quello di mettere un&#8217;etichetta allo studente.</p>



<p>Al contrario, conoscere le proprie modalità preferite di apprendimento può diventare uno strumento per <strong>sperimentare strategie diverse, sviluppare maggiore autonomia e imparare a organizzarsi</strong>.</p>



<p>Perché conoscere se stessi significa anche comprendere <strong>come si impara meglio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla consapevolezza alla progettualità</h2>



<p>Conoscersi è il punto di partenza. Ma l&#8217;orientamento deve condurre anche verso l&#8217;azione.</p>



<p>Un adolescente può avere molte passioni e molte capacità, ma sentirsi comunque incapace di trasformarle in un progetto.</p>



<p>Per questo il coaching d&#8217;orientamento lavora anche sulla <strong>progettualità</strong>.</p>



<p>Significa aiutare il ragazzo a passare da:</p>



<p><strong>“Non so cosa voglio fare”</strong></p>



<p>a:</p>



<p><strong>“Posso esplorare alcune possibilità e capire quale è più coerente con me.”</strong></p>



<p>E successivamente:</p>



<p><strong>“Posso stabilire un obiettivo e costruire un percorso per raggiungerlo.”</strong></p>



<p>In questo processo possono essere utili strumenti concreti come la definizione degli obiettivi, la pianificazione delle attività, la gestione del tempo e la costruzione di una roadmap personale.</p>



<p>L&#8217;obiettivo non è prevedere il futuro.</p>



<p>È imparare a <strong>progettarlo</strong>, mantenendo la capacità di modificare il percorso quando le esperienze fanno emergere nuove consapevolezze.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo degli adulti: accompagnare senza sostituirsi</h2>



<p>Questo è forse uno dei passaggi più delicati.</p>



<p>Genitori e insegnanti desiderano il meglio per i ragazzi e, proprio per questo, possono essere tentati di indicare loro la strada che ritengono più sicura.</p>



<p>Ma accompagnare non significa decidere.</p>



<p>Un adolescente ha bisogno di adulti capaci di offrire <strong>presenza, ascolto, fiducia e orientamento</strong>, lasciandogli progressivamente lo spazio necessario per diventare autore delle proprie scelte.</p>



<p>Il compito dell&#8217;adulto non è costruire il futuro del ragazzo.</p>



<p>È aiutarlo a sviluppare gli strumenti per costruirlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il coaching d&#8217;orientamento come supporto alla scuola</h2>



<p>È questa, a mio avviso, la possibilità più interessante del coaching applicato all&#8217;orientamento.</p>



<p>Il coaching non sostituisce l&#8217;insegnamento e non sostituisce le competenze specifiche degli altri professionisti che operano nel mondo educativo.</p>



<p>Può però affiancare la scuola nel lavoro sulla <strong>motivazione, sull&#8217;autonomia, sulla consapevolezza delle proprie risorse e sulla progettazione del futuro</strong>.</p>



<p>La scuola, infatti, non trasmette soltanto conoscenze.</p>



<p>È anche uno dei luoghi nei quali un ragazzo inizia a scoprire chi è, cosa sa fare, cosa vuole diventare e quale contributo desidera portare nel mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vero obiettivo dell&#8217;orientamento</h2>



<p>Alla fine di un percorso di orientamento, la cosa più importante non è necessariamente che un ragazzo abbia trovato <em>“la scelta perfetta”</em>.</p>



<p>È che abbia imparato a farsi domande migliori.</p>



<p>Che conosca meglio le proprie risorse.</p>



<p>Che sappia riconoscere ciò che lo motiva.</p>



<p>Che abbia imparato a trasformare un desiderio in un obiettivo.</p>



<p>Che sappia affrontare gli ostacoli senza considerarli necessariamente come una conferma della propria incapacità.</p>



<p>E soprattutto che possa guardare al proprio futuro non come qualcosa che deve semplicemente accadere, ma come qualcosa a cui può <strong>partecipare consapevolmente</strong>.</p>



<p>Per questo considero il coaching d&#8217;orientamento soprattutto un percorso di <strong>consapevolezza, potenzialità e progettualità</strong>.</p>



<p>Perché aiutare un adolescente a scegliere il proprio futuro significa, prima di tutto, aiutarlo a scoprire <strong>chi può diventare</strong>.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>DA SEPOLTO IN CAMERETTA A FONDATORE DI UNA START UP</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 09:24:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo in famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[genitori e figli]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione]]></category>
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		<category><![CDATA[start up]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>COME HANNO FATTO I GENITORI DI KEVIN DALL’ESSERE COMPLETAMENTE ESCLUSI DALLA VITA DEL FIGLIO, A RITROVARE COMPLICITA’ E DIALOGO IN FAMIGLIA? Il papà di Kevin mi aveva contattato quando il...</p>
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<p></p>



<p><em>COME HANNO FATTO I GENITORI DI KEVIN DALL’ESSERE COMPLETAMENTE ESCLUSI DALLA VITA DEL FIGLIO, A RITROVARE COMPLICITA’ E DIALOGO IN FAMIGLIA?</em></p>



<p>Il papà di Kevin mi aveva contattato quando il ragazzo aveva deciso di colorarsi i capelli di verde chiaro. </p>



<p></p>



<p>Kevin, 16 anni, frequentava la terza superiore in un Istituto tecnico informatico. Portava una lunga frangia che gli copriva completamente gli occhi. Aveva gli occhiali e camminava spesso a testa bassa. </p>



<p>Viveva rintanato nella sua cameretta, costantemente al computer, a volte fino a notte fonda. Non frequentava amici, né faceva sport. Di ragazze neanche a parlarne.</p>



<p></p>



<p>A scuola non parlava con nessuno dei compagni, non si alzava mai dal banco e si rivolgeva ai professori solo se interrogato. A qualche compagno che aveva tentato di coinvolgerlo nelle uscite di classe, aveva chiaramente detto che non era interessato a frequentarli.</p>



<p></p>



<p>Il papà era preoccupato per questo totale isolamento. Crescendo Kevin aveva eretto un muro insormontabile tra sè e tutto il resto del mondo. Certamente non era un cattivo ragazzo, ma la sua mancanza di integrazione sociale preoccupava non poco i genitori.  Quando poi si era colorato i capelli di verde, questi avevano deciso di rivolgersi ad una professionista.</p>



<p></p>



<p><strong><em>Grazie al percorso “10 SETTIMANE PER RITROVARE COMPLICITA’ IN FAMIGLIA”, ho accompagnato i genitori di Kevin a stabilire un dialogo più sereno con il figlio.</em></strong></p>



<p></p>



<p><strong><em>Ma come è potuto avvenire questo cambiamento? E soprattutto quali sono stati i risultati?</em></strong></p>



<p></p>



<p>In primo luogo, ho guidato i genitori di Kevin a migliorare la relazione con il figlio valorizzando l’amore che li legava a lui sin da piccolo. In tal modo, la mamma e il papà di Kevin :<br></p>



<ul class="wp-block-list"><li>hanno superato la sensazione di non riconoscerlo più, ricordando cosa amava fare da bambino ed in particolare la sua capacità di giocare da solo anche a lungo, la curiosità nell’osservare gli oggetti e smontarli per vedere come erano fatti, la passione per i cartoni animati giapponesi, soprattutto Dragon Ball;</li><li>hanno compreso così chi era il loro ragazzo, cosa gli piaceva fare, quali erano le sue peculiarità, il suo carattere, accettando anche che fosse diverso da loro;</li><li>si sono sentiti più efficaci come genitori e orgogliosi, mentre prima pensavano di aver sbagliato tutto con il figlio;</li><li>hanno rivalutato la loro opinione sul ragazzo, apprezzando il suo coraggio di adottare una personale filosofia di vita e smettendo di giudicarlo solo in base ai parametri scolastici;</li><li>così sono riusciti ad entrare nel suo mondo.<br>           <br>Alla fine Kevin si è aperto raccontando loro il suo sogno: creare Videogiochi con Anime giapponesi. Voleva realizzare questo progetto con altri ragazzi conosciuti on line.<br><br>I genitori, molto più sollevati, gli hanno proposto di fare un viaggio insieme in Giappone.<br><br><em>Come puoi anche tu, come genitore, ritrovare la complicità in famiglia se ti trovi a vivere questo genere di difficoltà? Se sei preoccupato che tuo/a figlio/a possa perdere gli anni più belli della sua adolescenza, visto che</em></li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>non parla e si rifiuta di uscire e frequentare i ragazzi della sua età;</li><li>si è trasformato/a in un “eremita di città” (un <strong><em>hikikomori</em></strong> come sono chiamati in Giappone questi giovani);</li><li>ti sembra che viva un disagio e un malessere che non riesce ad esprimere e a superare.</li></ul>



<p><br><em><strong>Cosa è accaduto a chi già ha seguito il percorso “10 SETTIMANE PER RITROVARE COMPLICITA’ IN FAMIGLIA” e soprattutto quali risultati puoi aspettarti di raggiungere come genitore?</strong></em></p>



<ul class="wp-block-list"><li>smetterai di sentire quella vocina nella tua testa che ti dice che hai sbagliato tutto con tuo figlio o con tua figlia, o addirittura che sei un fallimento come genitore, </li><li>ti sentirai una mamma o un papà più efficace, riuscendo a stabilire un rapporto nuovo  di complicità con tuo figlio o tua figlia che sia nel fare sport, o shopping o andare al mare,</li><li>potrai vivere tante più occasioni di dialogo e armonia in famiglia e vedrai tuo figlio o tua figlia che posa il cellulare e comincia a parlare con te e a raccontarti cosa gli è successo, le sue idee e addirittura ti chiede consigli.</li></ul>



<p></p>



<p><strong><em>Se sei seriamente intenzionato/a ad apportare un cambiamento nella relazione con tuo/a figlio/a e ad ottenere maggiore armonia in famiglia, per il mese di Febbraio ho a disposizione ancora 3 posti</em></strong>&#8211; </p>



<p>Per iscriverti al <strong>percorso “10 SETTIMANE PER RITROVARE COMPLICITA’ IN FAMIGLIA”,</strong> puoi inviare una email a<strong><em> info@emmalabruna.it.</em></strong></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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