27 Feb Come aiutare un adolescente a trovare la propria strada: motivazione, potenzialità e orientamento
Dal coaching d’orientamento alla consapevolezza di sé: come accompagnare ragazze e ragazzi nella costruzione del proprio futuro
Ogni adolescente, prima o poi, si trova davanti a domande importanti: Chi sono? In cosa sono bravo? Cosa mi piace davvero? Quale scuola scegliere? Quale università? Che lavoro potrei fare?
Per alcuni queste domande rappresentano una naturale occasione di crescita. Per altri diventano fonte di confusione, ansia e demotivazione.
A volte un ragazzo sembra non avere interessi. Altre volte studia molto, ma non sa perché lo sta facendo. Può avere buoni risultati scolastici e sentirsi comunque incerto sul proprio futuro. Oppure può avere delle potenzialità che ancora non riesce a riconoscere.
È proprio in questo spazio che il coaching d’orientamento può offrire un contributo importante.
Nel febbraio 2025 ho avuto l’opportunità di affrontare questi temi come relatrice al convegno ANDIS “Il coaching per la scuola che cambia, promosso ad Avellino con il Liceo “Publio Virgilio Marone”. Il mio intervento era dedicato a “Motivazione e Orientamento: tecniche di intervento”.
L’esperienza mi ha permesso di mettere a fuoco un’idea che considero centrale nel mio lavoro: orientare un ragazzo non significa semplicemente aiutarlo a scegliere una scuola o un’università. Significa aiutarlo a conoscersi abbastanza da poter scegliere in modo consapevole.
Orientare non significa scegliere al posto dei ragazzi
Quando un adolescente deve decidere il proprio percorso scolastico o universitario, spesso gli adulti cercano di aiutarlo offrendo informazioni, consigli e indicazioni.
Tutto questo è importante, ma può non essere sufficiente.
Prima di chiedersi “Quale scuola devo scegliere?” o “Quale università è migliore per me?”, un ragazzo dovrebbe poter esplorare domande ancora più profonde:
Che cosa mi interessa?
Quali sono le mie capacità?
Quali attività mi fanno sentire competente?
Che cosa mi motiva?
Quali difficoltà sono disposto ad affrontare per raggiungere un obiettivo?
In quale direzione vorrei crescere?
L’orientamento diventa così un percorso di consapevolezza di sé, non soltanto una scelta tra diverse offerte formative.
La motivazione non è uguale per tutti
Uno degli aspetti che considero fondamentali nel lavoro con gli adolescenti è comprendere che cosa li spinge ad agire.
Nel mio intervento ho approfondito tre possibili direzioni motivazionali: potere, eccellenza e socialità.
C’è il ragazzo che si accende quando può assumersi responsabilità, guidare gli altri e incidere sulle situazioni.
C’è quello che è motivato dalla ricerca dell’eccellenza, dal desiderio di migliorarsi, raggiungere risultati importanti e sviluppare competenze.
E c’è chi trova la propria energia soprattutto nelle relazioni, nella collaborazione, nel sentirsi parte di un gruppo.
Comprendere queste differenze permette di superare l’idea che esista un unico modo per motivare tutti gli adolescenti.
La domanda allora non è soltanto:
“Come faccio a motivarlo?”
Ma:
“Che cosa lo motiva davvero?”
Questa distinzione può cambiare profondamente il modo in cui genitori e insegnanti guardano a un ragazzo.
Conoscere le proprie potenzialità prima di scegliere il proprio futuro
Un altro elemento centrale dell’orientamento è la possibilità di riconoscere le proprie potenzialità.
Spesso i ragazzi conoscono molto bene ciò che non sanno fare, ciò in cui sono in difficoltà o i risultati che non hanno raggiunto.
Molto meno spesso sanno dare un nome alle proprie risorse.
Eppure una scelta consapevole nasce anche dalla capacità di riconoscere ciò che già possediamo e ciò che possiamo allenare.
Creatività, curiosità, apertura mentale, amore per l’apprendimento, lungimiranza, audacia, perseveranza, leadership, autoregolazione, gratitudine, speranza, intelligenza sociale: sono alcune delle potenzialità che possono essere osservate, riconosciute e allenate.
Dare un nome a una potenzialità significa iniziare a renderla consapevole.
E ciò che diventa consapevole può essere allenato.
Non esiste un solo modo di imparare
Anche il modo in cui un ragazzo apprende può offrire indicazioni utili per comprendere meglio il suo rapporto con lo studio.
Nel lavoro presentato al convegno ho richiamato la distinzione tra stili visivo, uditivo e cinestetico, sottolineando l’importanza di osservare le differenze individuali e di personalizzare, quando possibile, le strategie di apprendimento.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di mettere un’etichetta allo studente.
Al contrario, conoscere le proprie modalità preferite di apprendimento può diventare uno strumento per sperimentare strategie diverse, sviluppare maggiore autonomia e imparare a organizzarsi.
Perché conoscere se stessi significa anche comprendere come si impara meglio.
Dalla consapevolezza alla progettualità
Conoscersi è il punto di partenza. Ma l’orientamento deve condurre anche verso l’azione.
Un adolescente può avere molte passioni e molte capacità, ma sentirsi comunque incapace di trasformarle in un progetto.
Per questo il coaching d’orientamento lavora anche sulla progettualità.
Significa aiutare il ragazzo a passare da:
“Non so cosa voglio fare”
a:
“Posso esplorare alcune possibilità e capire quale è più coerente con me.”
E successivamente:
“Posso stabilire un obiettivo e costruire un percorso per raggiungerlo.”
In questo processo possono essere utili strumenti concreti come la definizione degli obiettivi, la pianificazione delle attività, la gestione del tempo e la costruzione di una roadmap personale.
L’obiettivo non è prevedere il futuro.
È imparare a progettarlo, mantenendo la capacità di modificare il percorso quando le esperienze fanno emergere nuove consapevolezze.
Il ruolo degli adulti: accompagnare senza sostituirsi
Questo è forse uno dei passaggi più delicati.
Genitori e insegnanti desiderano il meglio per i ragazzi e, proprio per questo, possono essere tentati di indicare loro la strada che ritengono più sicura.
Ma accompagnare non significa decidere.
Un adolescente ha bisogno di adulti capaci di offrire presenza, ascolto, fiducia e orientamento, lasciandogli progressivamente lo spazio necessario per diventare autore delle proprie scelte.
Il compito dell’adulto non è costruire il futuro del ragazzo.
È aiutarlo a sviluppare gli strumenti per costruirlo.
Il coaching d’orientamento come supporto alla scuola
È questa, a mio avviso, la possibilità più interessante del coaching applicato all’orientamento.
Il coaching non sostituisce l’insegnamento e non sostituisce le competenze specifiche degli altri professionisti che operano nel mondo educativo.
Può però affiancare la scuola nel lavoro sulla motivazione, sull’autonomia, sulla consapevolezza delle proprie risorse e sulla progettazione del futuro.
La scuola, infatti, non trasmette soltanto conoscenze.
È anche uno dei luoghi nei quali un ragazzo inizia a scoprire chi è, cosa sa fare, cosa vuole diventare e quale contributo desidera portare nel mondo.
Il vero obiettivo dell’orientamento
Alla fine di un percorso di orientamento, la cosa più importante non è necessariamente che un ragazzo abbia trovato “la scelta perfetta”.
È che abbia imparato a farsi domande migliori.
Che conosca meglio le proprie risorse.
Che sappia riconoscere ciò che lo motiva.
Che abbia imparato a trasformare un desiderio in un obiettivo.
Che sappia affrontare gli ostacoli senza considerarli necessariamente come una conferma della propria incapacità.
E soprattutto che possa guardare al proprio futuro non come qualcosa che deve semplicemente accadere, ma come qualcosa a cui può partecipare consapevolmente.
Per questo considero il coaching d’orientamento soprattutto un percorso di consapevolezza, potenzialità e progettualità.
Perché aiutare un adolescente a scegliere il proprio futuro significa, prima di tutto, aiutarlo a scoprire chi può diventare.