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	<title>genitori Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>Adolescenza, una guida per motivare i nostri figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 09:53:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un&#8217;età difficile, lo sappiamo bene. Ci siamo passati tutti per quella fase della vita in cui sembra che il mondo ce l&#8217;abbia con noi. Si tratta di una tappa fondamentale per la crescita di ogni individuo. E anche per un genitore può diventare difficile gestire le ribellioni dei propri figli. Ecco quindi una semplice guida per aiutare i giovanissimi a diventare grandi e per costruire con loro un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo.</p>
<p><strong>EMPATIA.</strong> Il primo passo per riuscire ad entrare in comunicazione con un adolescente è quello di condividere le emozioni. Per fare questo è fondamentale partire da un semplice concetto: tutti siamo stati adolescenti, solo che non ce ne ricordiamo più. È necessario quindi fare un passo indietro e ritrovare in noi quell&#8217;adolescente ribelle che eravamo, con le sue emozioni e la sua sensibilità. Gli adolescenti, d&#8217;altra parte, chiedono soprattutto di essere ascoltati. Provate quindi a mettervi nei loro panni e iniziate ad ascoltare quello che hanno da dire. E se non parla? Leggete i loro atteggiamenti, gli sguardi e perfino i silenzi. Partite da qui e lavorate sulla autostima motivandoli e sostenendoli. È fondamentale non sminuire i loro sentimenti e non criticare appena iniziano a parlare. Altrimenti il rischio è quello che alzino un muro ancora più alto.</p>
<p><strong>SOSTEGNO.</strong> Gli adolescenti, sebbene la tentazione di un genitore sia quella di considerarli ancora dei bambini, chiedono soprattutto di essere trattati da adulti. Sostenete quindi le loro idee e iniziate a pensare a loro come all&#8217;uomo e alla donna che si accingono a diventare. Non cercate di decidere al posto loro sempre e comunque. In questa delicata fase della vita bisogna riuscire a sorvegliarlo a distanza e lasciargli anche la possibilità, qualche volta, di sbagliare. Solo così potranno maturare quella sicurezza necessaria per diventare adulti consapevoli.</p>
<p><strong>SBAGLIANDO SI IMPARA.</strong> Per aiutare un ragazzo a crescere è fondamentale non concentrarsi sugli errori. Anzi, è importante aiutare i nostri figli a comprendere un eventuale errore e a partire da quello per migliorare. Evitate quindi i rimproveri fini a se stessi. Puntate, piuttosto, sul dialogo costruttivo. Spiegate ai vostri ragazzi l&#8217;errore commesso e fornite loro gli strumenti necessari per superare la delusione.</p>
<p><strong>AIUTO CONTINUO.</strong> L&#8217;obiettivo che dovete prefissarvi, nel rapporto con un adolescente, è quello di diventare il suo punto di riferimento. Per fare questo occorre essere un esempio da seguire, un modello positivo. Accantonate quindi l&#8217;essere autoritari e puntate sull&#8217;autorevolezza. Evitate di imporre la vostra presenza o i vostri desideri, ma incoraggiateli a seguire quello che vogliono fare. Solo così avrete la possibilità di aiutarli veramente a superare l&#8217;adolescenza con serenità e ad incamminarsi verso l&#8217;età adulta con consapevolezza.</p>
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		<title>Riprendere a studiare, i consigli per ritrovare la motivazione e raggiungere i propri obiettivi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 07:00:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Settembre è il mese del ritorno a scuola e all’università e, più in generale, segna il momento della ripresa dei libri e della necessità di ritrovare focus e determinazione per...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/09/27/riprendere-studiare-consigli-ritrovare-la-motivazione-raggiungere-propri-obiettivi/">Riprendere a studiare, i consigli per ritrovare la motivazione e raggiungere i propri obiettivi</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Settembre è il mese del ritorno a scuola e all’università e, più in generale, segna il momento della ripresa dei libri e della necessità di ritrovare focus e determinazione per un nuovo anno di studio, esami, prove scritte e interrogazioni. Non sempre la ripresa dopo la pausa estiva è agevole. È fondamentale, infatti, ritrovare la motivazione nell’ambito di una più ampia comprensione di tutti i benefici che lo studio avrà sullo sviluppo della nostra esistenza.</p>
<p>Per evitare gli ostacoli più comuni che si frappongono tra noi e il raggiungimento del nostro obiettivo – ad esempio cercare di studiare pur avendo la mente altrove, oppure non affidarsi a una precisa scaletta delle priorità – ecco alcuni consigli per sviluppare un efficace percorso di motivazione allo studio.</p>
<ol>
<li>Delineare un obiettivo</li>
</ol>
<p>È fondamentale cominciare con il porsi un obiettivo. Proviamo, anzitutto, a definire il nostro obiettivo in positivo, ad esempio “<em>completare il libro di letteratura e fare gli esercizi entro un mese</em>”. Un utile stratagemma è quello di scrivere il nostro obiettivo su alcuni post-it adesivi da attaccare al pc, al letto o vicino alla televisione, in modo da avere sempre in mente il percorso che abbiamo intrapreso e la meta finale.</p>
<ol start="2">
<li>Fare un passo alla volta</li>
</ol>
<p>Di fronte alla vista di una montagna di libri impilati uno sull’altro nessuno riuscirebbe a non uscirne scoraggiato. Per questo motivo, è importante procedere per step, attraverso l’individuazione di micro obiettivi. In altre parole, è più proficuo puntare a studiare un tot di pagine entro le prossime due ore che a finire l’intero libro in mezza giornata. Procedere in questo modo vi aiuterà ad arrivare all’obiettivo finale senza eccessivo stress e mantenendo alta la concentrazione. Tra un micro obiettivo e l’altro, inoltre, non dimenticate di inserire qualche minuto di relax e distrazione per ricaricare le energie.</p>
<ol start="3">
<li>No alle distrazioni</li>
</ol>
<p>Mantenere alta la concentrazione quando si studia a casa, tra la tentazione di accendere la tv, il telefono che squilla e, soprattutto, l’incessante trillo delle notifiche dei social network non è per nulla facile. Tuttavia, evitare le distrazioni è fondamentale per raggiungere l’obiettivo finale, per cui ecco alcuni consigli per evitare di “deragliare”: silenziate lo smartphone, controllate la posta elettronica solo se necessario, studiate in una stanza silenziosa e senza tv. Valutate la possibilità di andare a studiare in biblioteca, qualora la vostra casa presentasse troppi elementi di rumore e distrazione.</p>
<ol start="4">
<li>Esercitarsi a visualizzare l’obiettivo</li>
</ol>
<p>La tecnica della visualizzazione è molto utilizzata tra gli sportivi: immaginarsi il match prima ancora di averlo giocato, per mettere a fuoco emozioni e sensazioni, contribuisce a migliorare concentrazione e determinazione. Se applicata allo studio, la visualizzazione può ugualmente rivelarsi efficace, perché contribuisce ad allenare la mente al raggiungimento di un obiettivo. Esercitarsi, in un luogo tranquillo, a “vedere” noi stessi immersi in una proficua sessione di studio, oppure mentre esponiamo brillantemente quanto studiato dinanzi ai professori, ci aiuterà a far sì che la “visione” diventi realtà concreta.</p>
<ol start="5">
<li>Socializzare la propria esperienza attraverso il dialogo</li>
</ol>
<p>Condividere la propria esperienza con altre persone, alle prese con le stesse difficoltà, è uno dei passi più positivi che possiamo intraprendere, perché ci farà sentire immediatamente meno tesi e gravati. Ad esempio, incontrarsi una volta alla settimana con altri compagni di classe, o di corso, per far emergere le criticità e le possibilità di miglioramento ci aiuta a crescere come persone e a raggiungere l’obiettivo, stemperando l’angoscia di sentirci gli unici a vivere determinate difficoltà.</p>
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		<title>Un augurio speciale per l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico 2016/17</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 08:07:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come già accaduto in passato, rinnovo i miei auguri ai ragazzi che il 12 settembre cominceranno il nuovo anno scolastico 2016/17! E tanti auguri ai genitori e agli insegnanti che li...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/09/06/un-augurio-speciale-linizio-dellanno-scolastico-201617/">Un augurio speciale per l&#8217;inizio dell&#8217;anno scolastico 2016/17</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come già accaduto in passato, rinnovo i miei auguri ai ragazzi che il 12 settembre cominceranno il nuovo anno scolastico 2016/17! E tanti auguri ai genitori e agli insegnanti che li accompagneranno in questo percorso e in questa avventura.  Ma permettetemi qualche considerazione da <em>coach.</em></p>
<p>Attraverso la scuola, i ragazzi imparano ciò che i grandi uomini del passato hanno scritto, elaborato, dipinto, costruito. Sarebbe interessante che comprendessero anche i processi attraverso i quali sono pervenuti a quelle magnifiche opere: l’allenamento dei pittori e degli scultori del Rinascimento, sostenuto dalla loro instancabile passione, le avventure e le esplorazioni che hanno portato alla delineazione della geografia come oggi la conosciamo, la leggenda di Pitagora e la sua scuola di Crotone, o la filosofia e la concezione dell’amicizia ai tempi di Epicuro. Ciò consentirebbe  loro di crearsi una più ampia scelta di riferimenti e modelli di vita per progettare la loro crescita.</p>
<p>Infatti ai ragazzi interessa la vita fatta di storie, di persone di relazioni e di affetti. Se la didattica è la scienza della comunicazione e della relazione tra insegnanti e allievi, è necessario che questa si moduli attraverso l’unicità dei soggetti coinvolti. E’ la relazione con l’insegnante che ci ha fatto amare o odiare una materia o che (aspetto assai più importante) ci ha restituito  l’immagine di noi stessi come capaci e fiduciosi, o come negati e svogliati. Oggi il panorama delle differenti intelligenze e modalità di apprendimento è assai più diffusamente accettato e conosciuto… Fortunatamente!</p>
<p>La guida dei genitori rimane tuttavia imprescindibile. I genitori hanno dalla loro il grande amore per i figli, che può consentirgli di affinare sempre più le capacità di dialogo, in primo luogo attraverso l’ascolto. L’ascolto è una capacità spesso sconosciuta per la maggior parte di noi, tutti concentrati ad essere pronti a rispondere prima che l’altro abbia neppure finito di parlare. Ascoltare i figli significa sintonizzarci con loro, con le loro emozioni, metterci nei loro panni e smetterla di sentenziare su come le cose dovrebbero essere. Solo in tal modo è possibile accogliere i loro stati d’animo e allearci per superare le difficoltà e gli ostacoli che possono incontrare, e per proporre soluzioni e pianificare azioni. Gli errori infatti possono essere vissuti diversamente se vengono intesi come occasioni per imparare.</p>
<p>Tanti Auguri a tutti!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(<em>Fonte: Italia.eu</em>)</p>
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		<title>Genitori e figli, i consigli per praticare l’ascolto attivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 07:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso mi scrivono genitori alle prese con i problemi dei figli e, soprattutto, con la necessità di instaurare con loro un dialogo proficuo. Molte volte mi sento dire la frase...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/29/genitori-figli-consigli-praticare-lascolto-attivo/">Genitori e figli, i consigli per praticare l’ascolto attivo</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso mi scrivono genitori alle prese con i problemi dei figli e, soprattutto, con la necessità di instaurare con loro un dialogo proficuo. Molte volte mi sento dire la frase “mio figlio non mi ascolta”. È vero che i genitori, animati da buone intenzioni, si prodigano per dare buoni consigli, supportare le aspirazioni dei figli, sostenerli attivamente di fronte alle sfide quotidiane. È altrettanto vero, però, che i figli talvolta alzano un muro e il dialogo non riesce a innescarsi. Un elemento importante da tenere in considerazione in questa dinamica, e che cerco spesso di mettere in evidenza con i genitori che si rivolgono a me, è il fatto che molti genitori hanno paura della possibilità che i figli “falliscano” o compiano gravi errori. I genitori, infatti, si sentono responsabili dei possibili insuccessi dei figli e si identificano totalmente con i loro problemi. In questo modo, però, il rischio è quello di dimenticare che la questione sollevata riguarda la sensibilità del ragazzo e non del genitore. È lui a dover rispondere alle criticità. Quando, invece, scatta questa identificazione, i genitori, involontariamente, trasmettono ai figli un senso di mancanza di fiducia nei propri mezzi.</p>
<p>Quindi, il primo passo è quello di acquisire la consapevolezza che il problema appartiene a nostro figlio, e non al genitore. Se riconosciamo nostro figlio come una persona distinta e autonoma, contribuiamo anche a fargli comprendere che dentro di sé ha tutte le risorse per venire a capo dei problemi.</p>
<p>In questo senso, è importante che anche noi genitori ci impegniamo per costruire una vita soddisfacente, cercando di realizzarci come persone, con tutto il nostro carico di bisogni e attese a cui rispondere.</p>
<p>Il primo passo è quello di comprendere i nostri sentimenti e bisogni più profondi. Se non siamo felici per primi noi stessi, non saremo in grado di garantire felicità e serenità ai nostri figli.</p>
<p>Quando un ragazzo prende un brutto voto a scuola, ad esempio, è il primo a provare dispiacere per l’accaduto. Il rapporto con i professori e i compagni nell’ambito del percorso scolastico è infatti un primo momento di confronto e definizione della propria identità. Quando un genitore acquisisce la consapevolezza di questo processo, può contribuire positivamente a far comprendere al figlio che le avversità fanno parte della vita, sta a noi trasformarle in opportunità di maturazione personale.</p>
<p>Ecco quindi alcuni semplici consigli per praticare l’ascolto attivo nei confronti dei nostri figli:</p>
<ul>
<li>Quando nostro figlio ha un problema, ricordate che è lui a doverlo affrontare. Distinguiamo quindi la sua persona dalla nostra.</li>
<li>Ascoltatelo con la massima attenzione ma astenetevi da giudizi e indicazioni del tipo “avresti dovuto fare così”.</li>
<li>Comprendere lo stato d’animo di nostro figlio e lasciar venir fuori, attraverso il dialogo e il confronto, tutte le possibili soluzioni. Anche in questa fase, ricordate di non giudicare o ridicolizzare.</li>
<li>Una volta elaborate le soluzioni, scegliere insieme la migliore. Ad esempio, nel caso di un brutto voto dopo un’interrogazione, ripassare il programma e offrirsi per essere nuovamente interrogato.</li>
<li>Infine, la conclusione del processo di ascolto: attuare la soluzione scelta e verificarne il risultato.</li>
</ul>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</strong></p>
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		<title>Genitori e figli, i consigli del coach per un dialogo proficuo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 13:30:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’arco di una sola generazione, il rapporto tra genitori e figli è radicalmente mutato. Oggi i figli sono visti dai genitori come esseri umani unici, in grado di affermarsi nel mondo realizzando la propria vocazione. Il ruolo dei genitori è quindi diventato oggi in un certo senso “empirico”, essendo cambiati sia i punti di rifermento, che il contesto sociale attorno alla famiglia. Di fronte alle nuove sfide, la metodologia del coaching è un valido supporto per affrontare le potenzialità e le criticità del rapporto tra genitori e figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La metodologia del coaching risulta particolarmente utile nei seguenti punti chiave:</p>
<ul>
<li>Stabilire chi comanda, contribuendo all’affermazione del concetto di “autorevolezza” a sfavore di quello di “autorità”.</li>
<li>La capacità di ascolto: spesso per i genitori è più facile dire che il figlio non li ascolta piuttosto che chiedere a loro stessi quanto sono disposti ad ascoltare i propri figli. Vi sono due tipi di ascolto. Il primo è l’ascolto passivo, che consiste nell’intervenire pochissimo nel dialogo e, quindi, far parlare molto l’altro. Il secondo è l’ascolto attivo, finalizzato a comprendere ciò che l’altro sta dicendo.</li>
<li>Infine, la scoperta delle potenzialità dei nostri figli.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La psicologia positiva, diffusasi alla fine degli anni ’80, ha contribuito a mettere in evidenza che la felicità non è uguale per tutti, ma di certo è più felice chi si dedica totalmente alla propria attività (lavoro, gioco, tempo libero, famiglia). Ad esempio, il bambino che passa il tempo giocando con la tanto demonizzata Play Station si sta impegnando per raggiungere la propria felicità e soddisfazione, cercando di realizzare gli obiettivi posti dal videogame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coltivare virtù e potenzialità è la strada che porta alla felicità. La psicologia positiva ha identificato le principali virtù – punti di forza:</p>
<ol>
<li>Saggezza</li>
<li>Coraggio</li>
<li>Amore</li>
<li>Giustizia</li>
<li>Temperanza</li>
<li>Trascendenza</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il percorso di coaching propone di partire sempre dai punti di forza: è grazie ad essi, infatti, che riusciamo a migliorare i nostri punti deboli. “<em>Di solito, arrivati a questo punto dell’incontro</em> – spiega la coach Emma Labruna -, <em>propongo ai partecipanti al percorso un questionario sulle potenzialità. Chi partecipa dovrà dare un voto da 0 a 10 alle potenzialità che ritengono di possedere. Ciò che viene fuori è un bellissimo scambio tra persone che parlano di sé e si pongono domande, raccontano esperienze e si sentono anche incoraggiate a migliorare i propri voti, quindi le loro potenzialità</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“</em><em>I genitori </em>– continua Labruna &#8211;<em> sentono la responsabilità di essere qualcosa di meglio che semplici persone. Pensano di dover essere sempre all’altezza della situazione, di dover sempre amare i figli ed essere tolleranti o di dover mettere da parte i propri bisogni. In questo modo, accedono ad un ruolo che prima o poi risulterà stretto. Il punto di partenza è l’accettazione di se stessi, come persone e individui, da parte dei genitori”. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Conoscere i propri sentimenti </em>– prosegue &#8211;<em> e come possono variare a seconda delle circostanze consente di essere in grado di accettare meglio la personalità e le azioni dei figli e degli altri. Ci si sente di più a proprio agio, quando si sta con persone che non hanno idee precise e rigide su come ci si dovrebbe comportare in ogni circostanza, su cosa è giusto e cosa è sbagliato. La sicurezza deriva piuttosto dalla fiducia in se stessi, cioè dal sentire di andare bene, di essere a posto per come si è”. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</em></strong></p>
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		<title>Adolescenti e social media, il ruolo dei genitori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jul 2016 07:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[cyberbullismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel suo nuovo libro “American Girls: Social Media and the Secret Lives of Teenagers”, Nancy Jo Sales mette in luce come, attraverso un utilizzo distorto dei social network, ragazze appena...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo nuovo libro “American Girls: Social Media and the Secret Lives of Teenagers”, Nancy Jo Sales mette in luce come, attraverso un utilizzo distorto dei social network, ragazze appena adolescenti si espongano alla distruzione della propria reputazione e della fiducia in loro stesse, quando non addirittura a rischi concreti, diventando oggetto di cyberbullismo o accettando l’amicizia di soggetti sconosciuti e pericolosi. È su questo terreno che i genitori devono intervenire, cominciando dalla conoscenza del mondo dei loro figli. Inutile negarlo: viviamo nell’epoca dei social network. Siamo condizionati, e in un certo senso dominati, dal linguaggio di Instagram, Facebook, Snapchat, Twitter. Strumenti ormai ben noti agli adolescenti di tutto il mondo, in grado di destreggiarsi tra app e pc con grande disinvoltura. Tuttavia, questo potente specchio virtuale ha due facce, soprattutto quando si tratta di giovani ragazze sulla soglia dell’adolescenza, con tutto il loro carico di emozioni e fragilità.</p>
<p><strong>Quando i social veicolano messaggi positivi</strong></p>
<p>Quando una 17enne di Boston è stata proclamata “la ragazza più brutta della scuola”, si è servita proprio dei social media per ribaltare il tavolo. La ragazza ha infatti scritto un intenso post su Facebook nel quale spiegava, con un linguaggio chiaro e immediato, l’importanza di sentirsi bene nei propri panni accettando il proprio aspetto fisico. Il post è diventato virale in poche ore, diventando un potente messaggio di ispirazione per molte ragazze in tutto il mondo. Sono molte le ragazze che, alle prese con piattaforme caratterizzate dal dominio dell’immagine e dell’apparenza, come Snapchat o Instagram, se ne servono per alimentare messaggi incoraggianti e diventare esempi positivi per altre ragazze. Ad esempio, condividendo i contenuti promossi da altri importanti simboli positivi, che spesso la tv trascura. Oppure sensibilizzando i propri contatti su temi sociali e raccolte fondi per campagne di beneficenza.</p>
<p><strong>Ragazze da seguire</strong></p>
<p>Se sul web si affermano modelli e figure in grado di ispirare le più giovani, è bene che siano raggiungibili dal maggior numero di utenti possibili. Mostrare alle ragazze il modo intelligente in cui molte coetanee si servono dei social media, può indirizzarle verso un utilizzo più consapevole e sicuro dei propri profili digitali, mettendo in luce il potere positivo del mezzo. Ad esempio, potrebbe essere utile mostrare loro la tenace campagna condotta da Marley Dias, una undicenne statunitense che ha dato il via al fenomeno #1000BlackGirlBooks, per contrastare la mancanza di libri che parlano di ragazzi di colore nelle scuole americane. La campagna ha avuto una tale eco da spingere anche Barnes &amp; Noble ad aderire. Altro esempio di utilizzo ispirato dei social da parte di un’adolescente è quello di Isis Brown. Isis ha usato YouTube per resistere ai bulli online che, solo a causa del suo nome, la appellavano come “terrorista”. Il suo messaggio ha lasciato il segno: “ama il tuo nome, custodisci il tuo nome”.</p>
<p><strong>Il ruolo dei genitori</strong></p>
<p>La luce che brilla sugli esempi positivi deve diventare sempre più luminosa. In questo modo, le nostre figlie potranno facilmente approcciare a modelli di comportamento positivi ed originali, appassionarsi ad una causa, riflettere su tematiche che spesso restano fuori dalle aule scolastiche. Spetta alla famiglia mostrare loro questi esempi, così come è fondamentale che i genitori sappiano quali marchi, celebrità o amici seguono le figlie sulle loro applicazioni preferite.  Una ricerca di Common Sense Media, pubblicata nel 2015, ha evidenziato che ogni giorno gli adolescenti negli Stati Uniti trascorrono circa nove ore a navigare sui social media. È una quantità di tempo decisamente adeguata a far sì che le ragazze possano introiettare lezioni e messaggi istruttivi e positivi.</p>
<p><strong>In campo per far emergere il lato positivo</strong></p>
<p>I genitori possono affiancare le figlie in questo percorso di conoscenza e comprensione, supportandole nel far emergere profili social interessanti da seguire e condividere, che si tratti di giovani campionesse sportive o di brillanti menti scientifiche. È inoltre importante incoraggiare le ragazze a condividere elementi positivi delle loro personalità, delle esperienze di vita, dei sogni e delle idee per il futuro. In questo momento, nel quale l’educazione ai social media non fa ancora parte del percorso scolastico, sono i genitori a dover giocare un ruolo da protagonisti, per tenere lontane le figlie dal cyberbullismo, dalla svalutazione personale e dall’adescamento di sconosciuti.</p>
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		<title>5 modi per comunicare con i figli adolescenti</title>
		<link>https://www.emmalabruna.it/2016/06/14/5-modi-comunicare-figli-adolescenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
		<category><![CDATA[emma labruna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mio figlio non mi ascolta per niente!” “È sempre fuori con gli amici!” “Rimane in camera sua con la porta chiusa e non esce mai!” “Va male a scuola e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/06/14/5-modi-comunicare-figli-adolescenti/">5 modi per comunicare con i figli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Mio figlio non mi ascolta per niente!”</em></p>
<p><em>“È sempre fuori con gli amici!”</em></p>
<p><em>“Rimane in camera sua con la porta chiusa e non esce mai!”</em></p>
<p><em>“Va male a scuola e non so che fare!”</em></p>
<p><em>“Sono preoccupata per le sue scelte alimentari.”</em></p>
<p>Superati gli anni dell’infanzia, i figli diventano sempre più indipendenti nel percorso che li condurrà verso la fase adulta della loro vita. In un processo così delicato, gli adolescenti spesso reclamano sempre più libertà e tale esigenza viene recepita da parte dei genitori con timore e diffidenza, tanto da provocare talvolta delle liti. Ecco cinque parole chiave per gestire al meglio il rapporto con i figli adolescenti: cambiamento, comprensione, compromesso, privacy, presenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Essere pronti al cambiamento</strong></p>
<p>Troppo spesso si dimentica che nell’età adolescenziale non è più possibile imporre ai giovani le stesse regole alle quali sottostavano da bambini, né affrontare i relativi conflitti con lo stesso approccio di qualche anno prima. Un importante passo verso una relazione pacifica con i propri figli è la presa di coscienza della fase di cambiamento in cui si è entrati, così come la consapevolezza del fatto che la paura non appartiene solo ai genitori, ma anche e soprattutto ai ragazzi che stanno per spiccare il volo verso un futuro pieno di incertezze e nuove emozioni.</p>
<p><strong>2. Comprendere la necessità di indipendenza</strong></p>
<p>I timori che un genitore prova per l’incolumità e la felicità dei propri figli sono del tutto leciti, sebbene il controllo ferreo esercitato durante i primi anni di vita vada gradualmente attenuato in favore di un’innegabile richiesta di indipendenza da parte dei ragazzi. Del resto, per crescere è necessario anche imparare prendere decisioni autonome, nonostante tali sperimentazioni abbiano bisogno di tempo e pazienza per dare i loro frutti. Concedere più libertà agli adolescenti richiede una dose non indifferente di forza, coraggio e attenzione da parte dei genitori, ma ne vale decisamente la pena.</p>
<p><strong>3. Accettare compromessi</strong></p>
<p>Accanto alla sempre crescente richiesta di libertà, gli adolescenti conservano ancora comunque necessità di protezione. Per poter aiutare i propri figli a scoprire chi sono davvero, quali sono le loro identità e aspirazioni, è necessario talvolta imparare a discutere, negoziare e, se necessario, accettare compromessi, anziché imporre la propria autorità.</p>
<p>L’unico modo per far breccia nella spessa corazza adolescenziale è spiegare le ragioni che sono alla base di un determinato sistema di regole, aprendo così la relazione genitore-figlio a nuovi orizzonti comunicativi.</p>
<p><strong>4. Rispettare la privacy</strong></p>
<p>Ogni ragazzo ha esigenze diverse, ma quella comune a tutti gli adolescenti è il bisogno di crearsi uno spazio personale e privato. Imparare a conoscere chi sono e chi diventeranno i propri figli non implica certo la violazione della loro privacy. A differenza di quando erano bambini, ora fare capolino nella loro intimità è una richiesta da effettuare con tatto e delicatezza.</p>
<p><strong>5. Essere sempre presenti</strong></p>
<p>Ascoltare gli adolescenti e cercare di mantenere con loro un dialogo aperto e quotidiano è una delle colonne portanti del rapporto di fiducia che lega genitori e figli. A differenza di un bambino, a un ragazzo in fase adolescenziale non basta conoscere la regola, ha bisogno anche di sapere le motivazioni che hanno spinto il genitore a fornirgli quel determinato sistema educativo. Spesso nascono conflitti a causa di naturali divergenze di opinione e, anche se può sembrare inaccettabile, le scelte sbagliate sono talvolta funzionali a una crescita corretta. Essere infatti presenti per un figlio non significa opprimerlo, ma osservarlo, studiarne espressioni ed emozioni ed esprimere le proprie opinioni con quanta più delicatezza possibile.</p>
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<p>Per concludere, non sarebbe saggio lasciare a un adolescente completa libertà per quanto riguarda decisioni che probabilmente non è ancora in grado di prendere. D’altra parte però, non bisogna neanche imporre arbitrariamente la propria volontà, a scapito delle attitudini di un figlio. Ogni decisione deve essere ben valutata, ma soprattutto discussa e approfondita con il ragazzo, e a tal proposito, il supporto di un coach specializzato può risultare particolarmente utile ed efficace.</p>
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