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	<title>emma labruna Archivi - Emma Labruna</title>
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	<description>Coach d&#039;orientamento</description>
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	<title>emma labruna Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>“Ciò che sei è meglio di ciò che dovresti essere”, la mission  di un coach d’orientamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 07:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di identificare con un’espressione sintetica la mission del mio lavoro, mi piace sottolineare che quello che mi propongo è di affiancare le persone affinché possano comprendere che...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/12/cio-meglio-cio-dovresti-la-mission-un-coach-dorientamento/">“Ciò che sei è meglio di ciò che dovresti essere”, la mission  di un coach d’orientamento</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di identificare con un’espressione sintetica la mission del mio lavoro, mi piace sottolineare che quello che mi propongo è di affiancare le persone affinché possano comprendere che ciò che sono è meglio di ciò che dovrebbero essere. Un assunto che si arricchisce di concetti e sfumature:</p>
<ul>
<li>affinché le persone possano realizzare la propria felicità è opportuno che prendano consapevolezza di ciò che per loro è realmente importante e della loro visione di felicità e successo;</li>
<li>la conoscenza di sé richiede fiducia in ciò che si ritiene giusto per se stessi, anche se questo può significare andare contro quanto si ritiene socialmente e culturalmente degno di approvazione;</li>
<li>talvolta diventa necessario mettere in discussione alcuni paradigmi familiari, scolastici, sociali e culturali.</li>
</ul>
<p>In altre parole: è necessario essere autentici, preservando la propria integrità, intesa come quella tendenza che ci fa essere noi stessi sia nelle scelte da prendere, sia in relazione ai comportamenti altrui. Un tale percorso implica sentire se stessi, ragionare sui pensieri, sperimentare le emozioni, far emergere i bisogni, lasciare spazio ai desideri. Come autorevolmente sostenuto da Luca Stanchieri, nel suo “Scopri le tue potenzialità”, “<em>elaborare le preferenze significa conoscersi e riconoscersi”.</em></p>
<p>“<em>In ogni organismo, uomo compreso, c’è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche. La persona psicologicamente matura ha fiducia nelle direzioni indicate dai processi organici interiori e, poiché la coscienza non è più in opposizione, ma in accordo con essi, è in grado di affrontare l’esistenza e le sfide che essa pone, in modo totale, unificato, integrato, adattivo e sempre mutevole”. </em>A sostenerlo è Carl Rogers nel volume “Potere personale &#8211; La forza interiore e il suo potere rivoluzionario”.</p>
<p>Secondo l’autore, il tipo di persona che sta emergendo nel nostro mondo in continua evoluzione, come il frutto di una sorta di rivoluzione pacifica, è l’individuo dotato di “intrinseco potere personale”.</p>
<p>Nella maggior parte delle persone, tuttavia, si rileva una disarmonia tra i comportamenti consapevoli, improntati a modelli assimilati dall’esterno, statici e rigidi, e reazioni inconsapevoli che invece tendono all’affermazione della personalità interiore ed autentica. Ecco quindi emergere le nostre potenzialità che scalpitano per essere espresse. Quando vengono ignorate, si fanno sentire attraverso l’insoddisfazione e la mancanza di motivazione che tuttavia ci spingono ad una nuova ricerca.</p>
<p>La buona notizia è che queste dinamiche fanno sì che si attivi un richiamo all’espressione del potere personale. È questo il momento in cui può intervenire un coach d’orientamento, per affiancare la persona nella riscoperta della propria autenticità.</p>
<p>Quando la persona entra in contatto con questa forza costruttiva, la possiede e la accetta, emergono nuovi ed elettrizzanti modi di vivere. È proprio quando bisogna fare delle scelte e prendere decisioni responsabili che una persona comincia a cambiare il proprio mondo.</p>
<p>FONTI:</p>
<p>&#8211; Luca Stanchieri, <em>Scopri le tue potenzialità</em></p>
<p>&#8211; Carl Rogers, <em>Potere personale &#8211; La forza interiore e il suo potere rivoluzionario</em></p>
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		<title>Scoprire il proprio talento: la testimonianza di Silvio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jul 2016 07:00:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono contento perché, grazie alla Coach Emma Labruna, mi sento più consapevole, ho finalmente capito cosa mi piace fare e perché. La mia passione è lo studio della mente umana,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/05/scoprire-talento-la-testimonianza-silvio/">Scoprire il proprio talento: la testimonianza di Silvio</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Sono contento perché, grazie alla Coach Emma Labruna, mi sento più consapevole, ho finalmente capito cosa mi piace fare e perché.</p>
<p>La mia passione è lo studio della mente umana, degli abissi e delle altezze che può raggiungere. Mi piacerebbe studiare psicologia, in particolare criminologia, tuttavia non amo il lavoro sedentario.</p>
<p>Dopo il percorso di coaching d’orientamento, ho preso coscienza di quali siano le caratteristiche principali del mio modo di essere: apprezzo uno stile di vita dinamico e socievole, e sento forte l’esigenza di un’indipendenza economica in tempi brevi.</p>
<p>La coach ha incoraggiato la mia intuitività e la mia voglia di apprendere in ogni ambito, ma mi ha anche reindirizzato verso ciò che desidero davvero dalla vita, facendomi ritrovare un equilibrio che credevo perso per sempre. Ora accetto me stesso, ho superato il momento di sbandamento che mi spingeva a comportarmi in modo aggressivo, anche nei confronti dei miei cari.</p>
<p>Guardo i miei amici, che sembrano incuranti del mondo che li circonda, e mi sento diverso, più consapevole di me stesso e di ciò che voglio dal mio futuro. Ma soprattutto degli strumenti di cui ho bisogno per realizzare i miei sogni.”</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.emmalabruna.it%2F2016%2F07%2F05%2Fscoprire-talento-la-testimonianza-silvio%2F&amp;linkname=Scoprire%20il%20proprio%20talento%3A%20la%20testimonianza%20di%20Silvio" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_twitter" href="https://www.addtoany.com/add_to/twitter?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.emmalabruna.it%2F2016%2F07%2F05%2Fscoprire-talento-la-testimonianza-silvio%2F&amp;linkname=Scoprire%20il%20proprio%20talento%3A%20la%20testimonianza%20di%20Silvio" title="Twitter" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fwww.emmalabruna.it%2F2016%2F07%2F05%2Fscoprire-talento-la-testimonianza-silvio%2F&amp;linkname=Scoprire%20il%20proprio%20talento%3A%20la%20testimonianza%20di%20Silvio" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fwww.emmalabruna.it%2F2016%2F07%2F05%2Fscoprire-talento-la-testimonianza-silvio%2F&#038;title=Scoprire%20il%20proprio%20talento%3A%20la%20testimonianza%20di%20Silvio" data-a2a-url="https://www.emmalabruna.it/2016/07/05/scoprire-talento-la-testimonianza-silvio/" data-a2a-title="Scoprire il proprio talento: la testimonianza di Silvio"></a></p><p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/05/scoprire-talento-la-testimonianza-silvio/">Scoprire il proprio talento: la testimonianza di Silvio</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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		<title>Scopri il tuo talento, crea il tuo lavoro: intervista a Emma Labruna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 07:00:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa vorresti fare da grande? Hai un sogno nel cassetto? Potrebbero sembrare abusati e scontati slogan per incoraggiare disoccupati o inoccupati a intraprendere una carriera o un percorso formativo. Sono...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/06/28/scopri-talento-crea-lavoro-intervista-emma-labruna/">Scopri il tuo talento, crea il tuo lavoro: intervista a Emma Labruna</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vorresti fare da grande? Hai un sogno nel cassetto? Potrebbero sembrare abusati e scontati slogan per incoraggiare disoccupati o inoccupati a intraprendere una carriera o un percorso formativo. Sono invece alcuni degli argomenti trattati dalla Dott.ssa Emma Labruna , Life &amp; Business Coach, nella presentazione del nuovo corso “Scopri il tuo talento, crea il tuo lavoro”, tenutasi presso il Caffè Letterario di Avellino.</p>
<p>Il punto di partenza è stato l’analisi del cambiamento di paradigma nella relazione individuo-società-mondo del lavoro, che si è registrata da quindici, vent’anni a oggi. In passato l’individuo aderiva alla proposta di una società “forte”,  che in cambio di una preparazione scolastica ottimale, garantiva l’accesso al mondo del lavoro. Con il perdersi dei valori sociali, l’uomo non ha più trovato una rispondenza nella società e si è di conseguenza affermata l’importanza dell’individuo come singolo, come persona che crea da sé la propria ideologia.</p>
<p>Così ciascuna persona deve necessariamente porsi di fronte al mondo del lavoro in maniera proattiva, scegliendo come, dove, grazie a quali guide e insegnamenti formarsi. Egli, dotato  di formazione e cultura, ha accumulato un <em>sapere</em>, potrebbe <em>saper fare</em>, ma gli manca un requisito fondamentale che corrisponde al <strong>saper essere</strong>. Oggi il mondo del lavoro ci chiede di avere una chiara consapevolezza di chi siamo, che cosa vogliamo fare della nostra vita, che obiettivi vogliamo raggiungere, quali sono le nostre aspirazioni, come intendiamo relazionarci all’interno di un contesto lavorativo.</p>
<p>Fatta questa premessa, si è affrontato l’argomento “rinuncia”, nodo spinoso dei nostri tempi in cui anche i giovani, influenzati da una visione pessimistica del futuro, rinunciano spesso a formarsi e a lavorare. Così rinforzare il nostro saper essere diventa importantissimo per agire in maniera critica, perché se è vero che molte professioni sono scomparse, è vero anche che ne sono nate tante altre: la nostra formazione non può essere solo scolastica, ma deve andare oltre.</p>
<p>Andando a sostenere un colloquio di lavoro oggi, ci troveremmo di fronte a domande del tutto diverse da quelle che ci si aspettava non più di dieci, quindici anni fa. Bisognerebbe essere pronti a rispondere a domande del tipo:</p>
<ul>
<li>Perché vorrebbe lavorare con noi?</li>
<li>Potendo scegliere, per quale lavoro nell’ambito della nostra azienda si proporrebbe?</li>
<li>Tra tre cinque anni dove si vede?</li>
<li>Quale contributo pensa di portare alla nostra azienda?</li>
<li>Qual è il suo valore aggiunto?</li>
<li>Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?</li>
<li>Che tipo di persona è?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci si rende conto,  analizzando queste domande,  di  come esse effettivamente mirino a informarsi sul saper essere di un individuo, piuttosto che sul saper fare, e a come potrebbero letteralmente “spiazzare” il candidato.  Quale consiglio potrebbe dare per aiutare a risolvere tale impasse?</strong></p>
<p>“Lavorare sul saper essere non è utile soltanto a chi deve cercare e trovare un lavoro da dipendente, ma anche e soprattutto a chi vuol farlo mettendo in campo le proprie potenzialità, aspettative e sogni. Riuscire a vedersi in prospettiva  in un progetto riguardante il lavoro è molto difficile oggi, e davvero obbliga a lavorare innanzitutto sulla conoscenza di sé. Ognuno di noi ha una sua filosofia di vita, formata dai valori che, anche inconsapevolmente, ha assunto e dai motivi che lo spingono ad andare avanti.</p>
<p>Il coaching è una metodologia che, mediante una relazione creativa, aiuta a riconoscere i propri obiettivi e a realizzarli come progetti, trasformando gli ostacoli interiori in processi di cambiamento e sviluppo personale. In qualsiasi processo di orientamento la parte più critica e più trascurata è quella di individuazione dei sogni, che sono spesso la linfa che alimenta la motivazione. La stessa che non ci fa demordere di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si presentano. Se non si hanno aspirazioni, non si riesce ad affrontare il mondo del lavoro in modo costruttivo. Spesso la causa del fallimento è proprio non aver ascoltato le proprie vocazioni.”</p>
<p><strong>Durante il seminario introduttivo, sono stati  molti i richiami alla storia e alla psicologia, come anche all’economia e alla società, ma uno in particolare è stato molto interessante:  il riferimento a Maslow, secondo il quale la realizzazione corrisponde al benessere dell’anima. Non possiamo sentirci soddisfatti se non riusciamo a realizzare le nostre potenzialità. Tutto questo implica anche una grande propensione al sacrificio, quindi alla virtù?</strong></p>
<p>Spesso, additando una persona di successo, si tende a vedere il risultato, ma non a considerare il processo: ci si dimentica di quanti sacrifici abbia fatto per arrivare dov’è! La strada della realizzazione dei nostri sogni, sebbene entusiasmante, richiama la necessità di esercitare la pazienza, la perseveranza, la capacità di non lasciarsi scoraggiare dagli inevitabili ostacoli, anche interiori, che possiamo incontrare.</p>
<p>E’ per questo che, quando ci si pongono degli obiettivi di crescita fondati su una “motivazione intrinseca”, si cresce e si migliora complessivamente come persone. Acquisire la capacità di fare un progetto su di sé diviene un nuovo modello di comportamento che può essere applicato anche più volte nella vita.</p>
<p><strong>In che modo si esprime l’autorealizzazione secondo Maslow?</strong></p>
<p>L’autorealizzazione si esprime attraverso un forte grado di realizzazione di sé, l’assenza di paura dell’altro e delle proprie emozioni. Maslow afferma che “le persone intelligenti dovranno usare la loro intelligenza, le persone dotate di occhi dovranno impiegarli, le persone dotate di capacità di amare avranno l&#8217;impulso e la necessità di amare per sentirsi sane. Le attitudini PRETENDONO di essere sfruttate e cessano di protestare soltanto quando vengono adoperate in misura sufficiente. Le capacità sono bisogni e pertanto sono pure valori intriseci&#8221;.</p>
<p><strong>Molto dipende quindi dall’amor proprio e dall’individualismo, dato che chi è individualista sa bene quali siano i suoi obiettivi e li raggiunge a tutti i costi. Ma in presenza di problemi come l’insicurezza, l’assenza di autostima, nonché l’amarezza, come per chi abbia appena perso il lavoro, quali sono i consigli che si sentirebbe di dare? Spesso le persone si creano degli pur di non affrontare la delusione e la sofferenza di mettersi in discussione. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p>In primo luogo, la filosofia del Coaching Umanistico (sulla quale mi sono formata) è basata sullo sviluppo delle principali virtù dell’individuo che sono saggezza, coraggio, giustizia, umanità, trascendenza e temperanza, e che si declinano in un insieme di ventiquattro potenzialità. Quindi l’autorealizzazione è legata allo sviluppo di tali virtù e non “a qualunque costo”. Lo scopo infatti  è quello di una buona vita, di una vita felice, pertanto il perseguimento degli obiettivi lavorativi deve avvenire in armonia con gli altri valori dell’individuo.</p>
<p>L’autoefficacia, cioè la capacità di porsi degli obiettivi e raggiungerli, viene allenata durante il percorso di coaching, così come attraverso obiettivi che siano gradualmente stimolanti per l’individuo. Il superamento del pessimismo indotto dalle esperienze negative del passato, che può diventare persistente, pervasivo e permanente (come sottolinea Seligman nel suo “Imparare l’ottimismo”), avviene attraverso una serie di allenamenti che emergono dalla relazione creativa tra il coach e il cliente, relazione che è sempre unica e non standardizzabile.</p>
<p><strong>Nell’insieme delle caratteristiche che rendono unico ogni individuo esistono anche diversi tipi di intelligenze?</strong></p>
<p>Secondo uno studio condotto da H. Gardner e pubblicato in un testo dal titolo “Formae Mentis” ( che prendeva spunto dal famosissimo “Intelligenza emotiva” di D. Goleman), esitono ben sette forme di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, intrapersonale ed interpersonale. Se si considera che nella scuola vengono privilegiate l’intelligenza linguistica e quella logico-matematica, è evidente che le persone dotate di altri tipi di intelligenza (si pensi a quella corporeo-cinestetica) non potranno inserirsi in modo armonico in un contesto scolastico tradizionale, sebbene magari possiedano talenti atletici fuori dal comune come strumenti di autorealizzazione.</p>
<p><strong>Quale consiglio vuole dare a chi si trovi in situazioni di difficoltà in relazione al lavoro?</strong></p>
<p>In primo luogo quello di non isolarsi e non temere di esprimere il proprio disagio. Si tratta di un fenomeno sociale e culturale che investe chiunque si trovi in una fase di passaggio, dalla scuola al mondo del lavoro, dalla condizione di lavoratore a quella di disoccupato, ma spesso anche da quella di lavoratore a quella di pensionato. Il bisogno che sottende a tale disagio è quello di sentirsi ancora utili, di relazionarsi attraverso le proprie capacità e competenze, di preservare la propria indipendenza e autonomia. Bisogna trovare il modo per soddisfare tale necessità.</p>
<p>La figura del coach è sicuramente un buon supporto per affrontare situazioni di difficoltà che chiunque può attraversare nel corso della vita. Da tale rapporto possono creativamente emergere nuove prospettive di sviluppo basate sulle caratteristiche positive che ogni persona possiede.</p>
<p>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</p>
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		<title>5 consigli per un ottimo team building</title>
		<link>https://www.emmalabruna.it/2016/06/21/5-consigli-un-ottimo-team-building/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jun 2016 07:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sei un imprenditore o il leader di un team di lavoro? Un manager o un allenatore? Il successo della tua azienda dipende da te! Per rendere una squadra unita, forte...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sei un imprenditore o il leader di un team di lavoro? Un manager o un allenatore? Il successo della tua azienda dipende da te! Per rendere una squadra unita, forte ed efficiente, ci sono cinque concetti da cui non si può prescindere: conoscenza, organizzazione, feedback, ricompense, soddisfazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Conoscenza</strong></p>
<p>Per costruire un team d’eccellenza è indispensabile conoscersi a vicenda, essere profondamente consapevoli sia delle capacità che delle pecche altrui, così come delle proprie in quanto leader. Una scelta saggia è non lasciare nulla al caso, ma cercare di individuare esattamente quali sono le caratteristiche appartenenti a ogni singolo individuo del gruppo di lavoro. E di certo una sana dose di empatia potrebbe aiutare i membri a conoscersi vicendevolmente, al fine di usufruire al massimo delle abilità condivise e divenire infine un team vincente.</p>
<p><strong>2. Organizzazione</strong></p>
<p>Se si prova a immaginare il team come una squadra sportiva, verrà fuori uno schema in cui ogni membro ha un ruolo ben preciso e lavora in funzione del bene della collettività. In una squadra non dovrebbero esserci infatti episodi di egoismo o prevaricazione, ecco perché un buon allenatore dovrebbe assegnare a ogni giocatore il proprio posto e far sì che lo sfrutti al meglio.</p>
<p><strong>3. Feedback</strong></p>
<p>Fornire delle valutazioni coerenti al momento giusto, con modi rapidi e pro attivi, facilita non poco il compito di un leader. Lodare il lavoro di un collaboratore, così come le critiche costruttive, sono indice di un’attenta valutazione e di conseguenza considerazione del membro de team. Quest’ultimo si sentirà infatti gratificato o potrà migliorare in caso di errore.</p>
<p><strong>4. Ricompense</strong></p>
<p>Se un membro del team lavora bene, è importante che venga ricompensato. Se infatti il collaboratore in questione ritiene di aver svolto un buon lavoro e che il suo sforzo sia stato giustamente riconosciuto, in futuro sarà ancora più invogliato a far parte del gruppo. Le ricompense sono quindi veri e propri investimenti a lungo termine.</p>
<p><strong>5. Soddisfazione</strong></p>
<p>Festeggiare un successo del gruppo è sempre un ottimo modo per fare team building, poiché ogni membro si sentirà molto più motivato a collaborare per far funzionare ed emergere l’intera squadra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Svolgere l’attività che si desidera è di certo il modo migliore per riscoprire il piacere di lavorare, anche se non è mai tutto oro quel che luccica. Anche se non si è leader, ma è solo “capo di sé stessi”, non deve mai mancare la giusta autodisciplina, buone capacità organizzative e un’ottima resistenza allo stress. Senza dimenticare ovviamente curiosità e passione, che possono essere sviluppate grazie al coaching umanistico, finalizzato proprio alla fissazione e al raggiungimento degli obiettivi personali. Il tutto mirato a riconoscere e abbattere gli ostacoli sul proprio cammino, interni o esterni che siano.</p>
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		<title>5 modi per comunicare con i figli adolescenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jun 2016 07:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Mio figlio non mi ascolta per niente!” “È sempre fuori con gli amici!” “Rimane in camera sua con la porta chiusa e non esce mai!” “Va male a scuola e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Mio figlio non mi ascolta per niente!”</em></p>
<p><em>“È sempre fuori con gli amici!”</em></p>
<p><em>“Rimane in camera sua con la porta chiusa e non esce mai!”</em></p>
<p><em>“Va male a scuola e non so che fare!”</em></p>
<p><em>“Sono preoccupata per le sue scelte alimentari.”</em></p>
<p>Superati gli anni dell’infanzia, i figli diventano sempre più indipendenti nel percorso che li condurrà verso la fase adulta della loro vita. In un processo così delicato, gli adolescenti spesso reclamano sempre più libertà e tale esigenza viene recepita da parte dei genitori con timore e diffidenza, tanto da provocare talvolta delle liti. Ecco cinque parole chiave per gestire al meglio il rapporto con i figli adolescenti: cambiamento, comprensione, compromesso, privacy, presenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Essere pronti al cambiamento</strong></p>
<p>Troppo spesso si dimentica che nell’età adolescenziale non è più possibile imporre ai giovani le stesse regole alle quali sottostavano da bambini, né affrontare i relativi conflitti con lo stesso approccio di qualche anno prima. Un importante passo verso una relazione pacifica con i propri figli è la presa di coscienza della fase di cambiamento in cui si è entrati, così come la consapevolezza del fatto che la paura non appartiene solo ai genitori, ma anche e soprattutto ai ragazzi che stanno per spiccare il volo verso un futuro pieno di incertezze e nuove emozioni.</p>
<p><strong>2. Comprendere la necessità di indipendenza</strong></p>
<p>I timori che un genitore prova per l’incolumità e la felicità dei propri figli sono del tutto leciti, sebbene il controllo ferreo esercitato durante i primi anni di vita vada gradualmente attenuato in favore di un’innegabile richiesta di indipendenza da parte dei ragazzi. Del resto, per crescere è necessario anche imparare prendere decisioni autonome, nonostante tali sperimentazioni abbiano bisogno di tempo e pazienza per dare i loro frutti. Concedere più libertà agli adolescenti richiede una dose non indifferente di forza, coraggio e attenzione da parte dei genitori, ma ne vale decisamente la pena.</p>
<p><strong>3. Accettare compromessi</strong></p>
<p>Accanto alla sempre crescente richiesta di libertà, gli adolescenti conservano ancora comunque necessità di protezione. Per poter aiutare i propri figli a scoprire chi sono davvero, quali sono le loro identità e aspirazioni, è necessario talvolta imparare a discutere, negoziare e, se necessario, accettare compromessi, anziché imporre la propria autorità.</p>
<p>L’unico modo per far breccia nella spessa corazza adolescenziale è spiegare le ragioni che sono alla base di un determinato sistema di regole, aprendo così la relazione genitore-figlio a nuovi orizzonti comunicativi.</p>
<p><strong>4. Rispettare la privacy</strong></p>
<p>Ogni ragazzo ha esigenze diverse, ma quella comune a tutti gli adolescenti è il bisogno di crearsi uno spazio personale e privato. Imparare a conoscere chi sono e chi diventeranno i propri figli non implica certo la violazione della loro privacy. A differenza di quando erano bambini, ora fare capolino nella loro intimità è una richiesta da effettuare con tatto e delicatezza.</p>
<p><strong>5. Essere sempre presenti</strong></p>
<p>Ascoltare gli adolescenti e cercare di mantenere con loro un dialogo aperto e quotidiano è una delle colonne portanti del rapporto di fiducia che lega genitori e figli. A differenza di un bambino, a un ragazzo in fase adolescenziale non basta conoscere la regola, ha bisogno anche di sapere le motivazioni che hanno spinto il genitore a fornirgli quel determinato sistema educativo. Spesso nascono conflitti a causa di naturali divergenze di opinione e, anche se può sembrare inaccettabile, le scelte sbagliate sono talvolta funzionali a una crescita corretta. Essere infatti presenti per un figlio non significa opprimerlo, ma osservarlo, studiarne espressioni ed emozioni ed esprimere le proprie opinioni con quanta più delicatezza possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per concludere, non sarebbe saggio lasciare a un adolescente completa libertà per quanto riguarda decisioni che probabilmente non è ancora in grado di prendere. D’altra parte però, non bisogna neanche imporre arbitrariamente la propria volontà, a scapito delle attitudini di un figlio. Ogni decisione deve essere ben valutata, ma soprattutto discussa e approfondita con il ragazzo, e a tal proposito, il supporto di un coach specializzato può risultare particolarmente utile ed efficace.</p>
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		<title>5 consigli per valutare correttamente gli studenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 07:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
		<category><![CDATA[emma labruna]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[percorso di studi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Agli insegnanti oggi viene chiesto di essere tante cose: docenti, quindi esperti nelle loro materie; educatori, quindi capaci di educare e trasmettere valori; un po’ psicologi e quindi empatici nei...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Agli insegnanti oggi viene chiesto di essere tante cose: docenti, quindi esperti nelle loro materie; educatori, quindi capaci di educare e trasmettere valori; un po’ psicologi e quindi empatici nei confronti degli alunni, attenti ai loro problemi dell’infanzia, della preadolescenza e dell’adolescenza; entusiasti e carismatici, quindi un po’ intrattenitori e animatori; esperti di nuove tecnologie, quindi in grado di usare computer, Lim (lavagne interattive multimediali) e altre diavolerie. Non solo: ci vogliono anche coinvolgenti. Potremmo dire che la scuola vorrebbe farci diventare degli insegnanti coach.”</em> (labiondaprof.wordpress.com)<br />
Spesso e volentieri gli insegnanti tendono a misurare prevalentemente il grado di apprendimento degli studenti, tralasciando talvolta qualità altrettanto importanti quali la socievolezza, lo spirito di collaborazione, l’autostima e l’entusiasmo. Ecco cinque utili attività per rafforzarli: cicle-time, teatro, arte, gite, dialogo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Circle-time</strong></p>
<p>La tecnica del circle-time non è altro che un esercizio in cui gli studenti si siedono in cerchio e, guidati dall’insegnante che ha un ruolo neutrale, cercano di giungere a un’idea condivisa su di una determinato argomento, un’idea quanto più vicina possibile alla mentalità degli alunni stessi. Il circle-time diviene in tal modo un luogo reale e virtuale in cui vigono il rispetto per il pensiero altrui, l’alternanza nell’esposizione delle opinioni, il divieto assoluto di pregiudizi e la necessità di sviluppo del pensiero critico. In tale ottica lo studente non è più oggetto passivo del sistema educativo, ma diventa soggetto attivo nella costruzione di valori e condivisione della conoscenza.</p>
<p><strong>2. Teatro</strong></p>
<p>L’utilizzo del teatro come tecnica di apprendimento è un’attività che va utilizzata con la dovuta parsimonia. Anziché mettere in scena opere teatrali complesse per la sola soddisfazione dei genitori, risulta invece utile, nonché costruttivo, realizzare delle improvvisazioni basate sugli argomenti che gli alunni stanno imparando e valutarne l’esito in termini di apprendimento. La tecnica teatrale infatti, così come l’improvvisazione, può risultare un ottimo metodo valutativo, nonostante purtroppo le recite scolastiche divengano sempre più spesso uno sterile fenomeno di moda.</p>
<p><strong>3. Arte</strong></p>
<p>Di comune accordo, insegnanti e alunni scelgono un tema comune per i prodotti artistici da creare, la data d’inizio e di fine del progetto e la cartella di lavoro in cui raccogliere tutte le opere. Nella “vinnumappa” (nome originale islandese della cartella) può raccogliere non solo i lavori più belli, ma anche le foto fatte allo studente durante la realizzazione del disegno, dell’opera di ingegneria, del modello di creta o cartapesta, le frasi più significative pronunciate durante tutto il progetto. La ricostruzione artistica di un argomento si presenta infatti come un metodo di valutazione funzionale, già utilizzato in Islanda da ben dieci anni.</p>
<p><strong>4. Gite</strong></p>
<p>Le gite <em>outdoor </em>rappresentano un’ottima occasione di valutazione degli studenti, poiché fuori dalle mura scolastiche tutto diventa più semplice e naturale. Le attività da svolgere sono varie, ad esempio coltivare un orto, sviluppare la fantasia costruendo oggetti con materiali trovati in natura e persino osservare i cicli della vita. Non c’è metodo migliore per osservare in che modo gli alunni si rapportano alla realtà esterna e valutarne di conseguenza i veri sentimenti.</p>
<p><strong>5. Dialogo</strong></p>
<p>Come prescindere dal colloquio con il singolo studente durante la sua valutazione? Una buona comunicazione tra studente e insegnante è alla base di un metodo valutativo funzionale. A tal proposito, sarebbe utile effettuare un colloquio all’inizio dell’anno scolastico e uno verso la sua metà, così da poter rilevare quali sono le aspettative dei singoli alunni, e in un secondo momento l’eventuale raggiungimento degli obiettivi prefissati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La valorizzazione della comunicazione con l’alunno, correttamente supportata da un coach specializzato, permette all’insegnante di scoprire le peculiari potenzialità del ragazzo, i punti di forza da incrementare e le debolezze da mitigare, al fine di guidarlo in direzione di scelte consapevoli e soddisfacenti.</p>
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		<title>5 modi per migliorare l’autostima</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 May 2016 07:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
		<category><![CDATA[emma labruna]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per quanto ci sembri diverso nella maggior parte dei casi, l’autostima non è certo una dote innata, ma solo una delle tante qualità intellettive su cui è possibile lavorare e da poter rafforzare. Ecco cinque piccole strategie quotidiane per riuscirci: affrontare un disagio, raggiungere un obiettivo, cercare soluzioni, cambiare abitudini e prestare aiuto al prossimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1. Affrontare una situazione che mette a disagio</strong></p>
<p>Alcuni parlano di “uscire dalla zona di comfort”, altri di superare le proprie paure. In realtà l’autostima non è che una “cipolla mentale”, costruita sfoglia dopo sfoglia, memoria dopo memoria. Se una determinata situazione crea disagio, è perché il ricordo associato a quella stessa situazione non è positivo, ma se si continua ad evitarlo, la mente non sarà stimolata a modificarlo e il ricordo rimarrà purtroppo invariato. Affrontare gradualmente situazioni di disagio aiuta la mente a sminuire una memoria negativa e infine a razionalizzarla e superarla.</p>
<p><strong>2. Darsi un obiettivo e raggiungerlo</strong></p>
<p>Non c’è nulla di più sbagliato che porsi subito degli obiettivi estremamente ambiziosi. Se l’aspettativa in questione è difatti molto difficile da soddisfare, il fallimento può essere assimilato a una forma di ostinato e reiterato autolesionismo. Cominciare con un obiettivo semplice è un ottimo modo per innescare un circuito virtuoso in cui ogni piccolo premio invoglia a porsi obiettivi sempre più alti. L’essenziale non è la rilevanza dell’obiettivo, ma il suo indispensabile raggiungimento.</p>
<p><strong>3. Concentrarsi sulla soluzione</strong></p>
<p>E’ importante essere consapevoli che chiunque ci circondi probabilmente ha dei problemi, esattamente come noi. Piuttosto che rimuginare ossessivamente sul problema, è opportuno cercare di concentrarsi fin da subito sulle possibili soluzioni. E ovviamente passare ben presto all&#8217;azione.</p>
<p><strong>4. Modificare una piccola abitudine</strong></p>
<p>Tornando ai piccoli obiettivi quotidiani, perché non cominciare dalla modifica di una semplice brutta abitudine? A poco servono i buoni propositi di fine anno o l’inizio della dieta dal lunedì successivo. Scegliere invece un’unica, piccola abitudine è il primo passo per rafforzare la fiducia in sé stessi.</p>
<p><strong>5. Aiutare qualcuno</strong></p>
<p>Concentrarsi solo su sé stessi e sui propri problemi è un circolo vizioso dal quale è difficile uscire. Ma si potrebbe cominciare da semplici dimostrazioni d’affetto e cortesia. L’ascolto, ad esempio, è una forma di attenzione sottovalutata. Ascoltare il prossimo, aiutare un anziano a portare la spesa, prestare aiuto in modo disinteressato a qualcuno in difficoltà, nel nostro piccolo, può fornire un’inaspettata soddisfazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Soprattutto da adolescenti, molti possono essere gli ostacoli sul cammino verso l’autodeterminazione e l’individuazione di sé. Quando infatti un ostacolo, interno o esterno, mina la felicità di un individuo, l’intervento di un coach specializzato ha lo scopo di fornire un supporto adeguato per rivitalizzare la capacità di scegliere e autovalutarsi.</p>
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		<title>La girandola: l&#8217;importanza di orientarsi nel futuro e la fiducia in sé</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 May 2016 10:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[coaching]]></category>
		<category><![CDATA[coaching umanistico]]></category>
		<category><![CDATA[emma labruna]]></category>
		<category><![CDATA[girandola]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il simbolo del mio nuovo sito è una girandola. Per me è molto significativa. Mi ricorda la voglia di giocare, la spontaneità e l’energia della fanciullezza. È allegra e colorata....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il simbolo del mio nuovo sito è una <strong>girandola</strong>. Per me è molto significativa. Mi ricorda la voglia di giocare, la spontaneità e l’energia della fanciullezza. È allegra e colorata. Può essere  mossa dal vento ma anche dal tuo soffio mentre la tieni tra le mani. Gira e si sposta facilmente, anche se fissata ad un supporto rigido e stabile.</p>
<p>Con questo spirito infatti, ritengo che sia utile guardare al futuro per scegliere la propria strada. Partire dai sogni ha molto a che fare con il recupero della spontaneità, di ciò che naturalmente ci appassiona o ci interessa, combinato all&#8217;apporto unico che ciascuno può dare.</p>
<p>Lavorare sull’emersione di ciò che ci interessa realmente è un processo utile per ritrovare fiducia in sé: ci fare riappacificare con noi stessi, così non ci sentiamo più spinti in direzioni diverse, ma ritroviamo il giusto allineamento tra ciò che siamo, ciò che vogliamo e ciò che facciamo.</p>
<p>Nella mia esperienza, questo ha significato riuscire anche a dire finalmente “NO”. NO a tutte quelle cose che mi sentivo in dovere di fare, dalle relazioni improntate al sostituirsi all’altro (figli, parenti, amici), alle attività lavorative che mi sentivo in dovere di accettare perché… “è pur sempre lavoro”. Ci vuole molto coraggio, significa eliminare ogni rete di salvataggio. Si smette essere sempre accondiscendente, accomodante,  sovra-funzionale, ecc.</p>
<p>D’altro canto, a quel punto l’unica possibile soluzione è dare fondo a tutte le nostre risorse per riemergere, dedicarci finalmente e senza più riserve, o atteggiamenti dilettantistici, a ciò che abbiamo deciso di perseguire.</p>
<p>Ecco perché è utile un percorso di coaching per l’orientamento: quando si trasforma la passione in lavoro, crediamo sempre di dover aspettare la prossima “ispirazione” per agire. Non è così! Quando la passione diventa lavoro, è comunque necessario organizzarsi, programmare e redigere budget e <em>cashflow</em>, perché non manchi un elemento imprescindibile in tema di lavoro, ossia il giusto ritorno economico.</p>
<p>La novità per tutti coloro che sono allergici ai termini sopra menzionati, è che attraverso il coaching è possibile combinare <strong>ispirazione</strong> ed elenco dei servizi/prodotti offerti, <strong>amore per le relazioni</strong> e ricerca dei clienti, <strong>comunicazione a partire dal proprio sentire</strong> e promozione,  <strong>energia</strong> e denaro, il tutto in una modalità più umana, ma non meno efficace.</p>
<p>Un percorso di coaching è importante quando decidi di dedicarti finalmente all&#8217;attività che hai sempre amato, rendendola una professione, poiché ti aiuta a far emergere potenzialità e vocazione, concezione della felicità e obiettivi verso l&#8217;autorealizzazione, e infine la tua unica e personale modalità per rivolgerti ai futuri clienti.</p>
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		<title>L’ascolto: bacchetta magica nelle relazioni, non solo con i figli</title>
		<link>https://www.emmalabruna.it/2016/05/18/lascolto-bacchetta-magica-nelle-relazioni-non-solo-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 09:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[emma labruna]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo una bella famiglia, una casa, di che vestirci e mangiare, facciamo vacanze, abbiamo amici… Tuttavia, spesso quelle che potrebbero sembrare le migliori condizioni per la felicità sono ostacolate da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/05/18/lascolto-bacchetta-magica-nelle-relazioni-non-solo-figli/">L’ascolto: bacchetta magica nelle relazioni, non solo con i figli</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Abbiamo una bella famiglia, una casa, di che vestirci e mangiare, facciamo vacanze, abbiamo amici… Tuttavia, spesso quelle che potrebbero sembrare le migliori condizioni per la felicità sono ostacolate da incomprensioni, difficoltà relazionali che ci spingono a mettere tutto in discussione. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Così cominciamo a cercare i colpevoli, a enumerare i difetti di chi ci sta vicino e in fondo a ritenerli responsabili della nostra insoddisfazione. E se fosse solo un problema di comunicazione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le attuali difficoltà nelle relazioni tra marito e moglie, genitori e figli, insegnanti e alunni, derivano principalmente da modalità di comunicazione che non riescono a esprimere realmente come ci sentiamo e quello che vorremo. In realtà siamo molto impreparati in queste materie. A volte pensiamo di essere arrabbiati, ma invece ci sentiamo frustrati, o preoccupati e spaventati. Non siamo abituati a riconoscere e accettare le nostre emozioni e i sentimenti, e a comunicarli agli altri a cui chiediamo in pratica di “leggere nei nostri pensieri”! Allo stesso modo, sappiamo bene ciò che non vogliamo, ma se ci chiedono “tu come vorresti che andassero le cose?”, restiamo un po’ spiazzati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ebbene, per far funzionare le nostre relazioni c’è una competenza nuova da imparare. Niente di impossibile, eppure richiede impegno. E’ la <b>capacità di ascoltare</b>. Per acquisirla è necessario:</span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">la presenza assoluta, cioè con tutto il nostro essere; </span></li>
<li class="li1"><span class="s1">mettere da parte noi stessi: quello che è capitato a noi di simile, ecc. Invece: silenzio. Per esserne certi, meglio contare fino a cinque dopo che l’altro ha smesso di parlare;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non dare consigli e suggerimenti per aggiustare le cose (questo punto è uno dei più difficili da evitare!);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non rassicurare;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non penderla sul personale (altro tasto dolente!);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">dare a chi ci sta di fronte tutto il tempo e lo spazio per esprimersi completamente e per sentirsi compreso (l’impresa appare davvero titanica!).</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Quando l’altro smette di parlare, non è finalmente arrivato il nostro turno (ebbene no!) ma è necessario attuare l’<b>ascolto attivo</b>, ovvero:</p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">dare un messaggio all’altro che abbiamo compreso ciò che ha detto, ripetendolo e dando empatia.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Questo passaggio ci fa sentire in completa sintonia, la persona si sente finalmente vista, compresa, accolta.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Vediamo però ora un altro caso assai comune con ragazzi e adolescenti: la capacità di “ascoltare il silenzio, il non detto”. Per acquisirla è necessario:</span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">la presenza assoluta cioè con tutto il nostro essere;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">osservare interessi e passioni, senza pregiudizi (es. e se la passione per le armi rivelasse una necessità di difendersi?);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">entrare in empatia con i messaggi non verbali, la postura, l’espressione del viso, ecc.;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">esprimere le nostre emozioni di fronte al suo silenzio (preoccupazione, rabbia, tristezza);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">imparare a fare le domande.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">La capacità di ascoltare, a mio avviso, ha molto a che fare con la capacità di ricevere, di percepire e di accogliere la ricchezza che l’altro porta nella nostra vita. Inoltre riguarda la capacità di sentici “connessi”, che è una fantastica caratteristica delle relazioni. Allora vale la pena di provare a svilupparla.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il vantaggio “secondario” poi è quello che ci fa entrare maggiormente in connessione con le nostre emozioni. Fare il vuoto dentro di noi per accogliere l’altro, fa risuonare più chiaramente quello che noi stessi proviamo, ci istruisce e ci educa a comunicarlo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Certo, richiede un po’ di allenamento. Ma il risultato è fare pace con noi stessi e con i nostri cari.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Note:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">M.B. Rosemberg – <i>Le parole sono finestre (oppure muri)</i> – Esserci Edizioni</span></p>
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