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	<title>coaching d&#039;orientamento Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>Cosa significa per te Orientamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 11:11:14 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[educazione alla scelta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come Coach d’Orientamento, mi viene spesso rivolta la domanda “in cosa consiste il tuo lavoro?” Per spiegarmi, uso la metafora del GPS, per cui orientarsi significa scegliere la direzione per...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/04/03/cosa-significa-orientamento/">Cosa significa per te Orientamento</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come Coach d’Orientamento, mi viene spesso rivolta la domanda “in cosa consiste il tuo lavoro?”</p>
<p>Per spiegarmi, uso la metafora del GPS, per cui orientarsi significa <strong>scegliere la direzione</strong> per <strong>raggiungere la meta</strong>.  <span style="color: #ff9900;">Ma in realtà, più che nello spazio, il mio lavoro consiste nell’avere una direzione temporale cioè<strong>  scegliere una visione per il futuro.</strong></span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-165 aligncenter" src="https://www.emmalabruna.it/wp-content/uploads/2016/02/header-articolo-1-300x113.jpg" alt="header-articolo-1" width="300" height="113" srcset="https://www.emmalabruna.it/wp-content/uploads/2016/02/header-articolo-1-300x113.jpg 300w, https://www.emmalabruna.it/wp-content/uploads/2016/02/header-articolo-1-700x265.jpg 700w, https://www.emmalabruna.it/wp-content/uploads/2016/02/header-articolo-1.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>L’esigenza di orientamento <strong>nasce</strong> per lo più da una <strong>crisi</strong>, da un <strong>cambiamento</strong> personale o professionale, in cui ci accorgiamo che le azioni che compiremo, determineranno il percorso futuro.</p>
<p>E’ una bella responsabilità vero! Ed è facile in questi casi <strong>sentirsi bloccati </strong>nell’impossibilità di prevedere tutte le conseguenze delle nostre scelte.</p>
<p>Ecco allora <span style="color: #ff9900;">i quattro passi per orientarsi</span>, per effettuare la scelta. In questo caso, voglio riferirmi alla mitologia greca e in particolare al Mito di Psiche che viene messa alla prova da Afrodite con quattro compiti, che hanno un importante significato simbolico.</p>
<ul>
<li><em>Dividere i semi</em>: quando dobbiamo prendere una decisione cruciale, spesso dobbiamo districarci in una serie di sentimenti conflittuali e di valutazioni contrastanti. E’ necessario allora guardare in noi stessi, vagliare onestamente <strong>valori, motivazioni e sentimenti </strong>e separare ciò che è davvero importante da ciò che non lo è.</li>
<li><em>Entrare nel recinto degli arieti per prendere il Vello d’Oro</em>: il Vello d’Oro rappresenta simbolicamente il <strong>potere personale</strong>. Per effettuare la nostra scelta sul percorso da compiere è necessario sviluppare la capacità di agire in prima persona, senza vittimismi. Tuttavia, nella consapevolezza degli ostacoli e dei pericoli, è opportuno trovare la strada più agevole per affermarsi, senza rabbia o cinismo. Elaborare dunque la strategia migliore prima di agire.</li>
<li><em>Andare alla sorgente per riempire l’ampolla di cristallo</em>: questo compito richiede di salire su una roccia altissima ed implica pertanto <strong>la capacità di vedere le cose da una prospettiva diversa</strong>. Tenere una certa distanza, quando siamo molto coinvolti in una decisione, aiuta ad avere uno sguardo d’insieme più completo e quindi poter meglio &#8220;avvistare&#8221; ciò che è necessario.</li>
<li><em>Imparare a dire di No: </em>non lasciarsi distrarre dalle richieste e dalle esigenze degli altri. E’ un compito molto difficile che simbolicamente rappresenta la capacità di <strong>stabilire una meta e mantenerla</strong>. E’ proprio l‘esercizio della scelta che mette alla prova la determinazione, anche di fronte si tentativi di distoglierci da quanto stiamo facendo per noi.</li>
</ul>
<p>E’ per questi motivi che un <span style="color: #ff9900;">percorso di Orientamento</span> è sempre un percorso di crescita e di acquisizione di maggiore consapevolezza di sé ed ecco perché la metodologia del Coaching Umanistico può essere di grande supporto ,quando ci troviamo bloccati di fronte ad una decisione. Possiamo decidere a partire da noi stessi e da ciò che realmente è per noi importante.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Adolescenza, una guida per motivare i nostri figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 09:53:39 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/12/13/adolescenza-guida-motivare-nostri-figli/">Adolescenza, una guida per motivare i nostri figli</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un&#8217;età difficile, lo sappiamo bene. Ci siamo passati tutti per quella fase della vita in cui sembra che il mondo ce l&#8217;abbia con noi. Si tratta di una tappa fondamentale per la crescita di ogni individuo. E anche per un genitore può diventare difficile gestire le ribellioni dei propri figli. Ecco quindi una semplice guida per aiutare i giovanissimi a diventare grandi e per costruire con loro un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo.</p>
<p><strong>EMPATIA.</strong> Il primo passo per riuscire ad entrare in comunicazione con un adolescente è quello di condividere le emozioni. Per fare questo è fondamentale partire da un semplice concetto: tutti siamo stati adolescenti, solo che non ce ne ricordiamo più. È necessario quindi fare un passo indietro e ritrovare in noi quell&#8217;adolescente ribelle che eravamo, con le sue emozioni e la sua sensibilità. Gli adolescenti, d&#8217;altra parte, chiedono soprattutto di essere ascoltati. Provate quindi a mettervi nei loro panni e iniziate ad ascoltare quello che hanno da dire. E se non parla? Leggete i loro atteggiamenti, gli sguardi e perfino i silenzi. Partite da qui e lavorate sulla autostima motivandoli e sostenendoli. È fondamentale non sminuire i loro sentimenti e non criticare appena iniziano a parlare. Altrimenti il rischio è quello che alzino un muro ancora più alto.</p>
<p><strong>SOSTEGNO.</strong> Gli adolescenti, sebbene la tentazione di un genitore sia quella di considerarli ancora dei bambini, chiedono soprattutto di essere trattati da adulti. Sostenete quindi le loro idee e iniziate a pensare a loro come all&#8217;uomo e alla donna che si accingono a diventare. Non cercate di decidere al posto loro sempre e comunque. In questa delicata fase della vita bisogna riuscire a sorvegliarlo a distanza e lasciargli anche la possibilità, qualche volta, di sbagliare. Solo così potranno maturare quella sicurezza necessaria per diventare adulti consapevoli.</p>
<p><strong>SBAGLIANDO SI IMPARA.</strong> Per aiutare un ragazzo a crescere è fondamentale non concentrarsi sugli errori. Anzi, è importante aiutare i nostri figli a comprendere un eventuale errore e a partire da quello per migliorare. Evitate quindi i rimproveri fini a se stessi. Puntate, piuttosto, sul dialogo costruttivo. Spiegate ai vostri ragazzi l&#8217;errore commesso e fornite loro gli strumenti necessari per superare la delusione.</p>
<p><strong>AIUTO CONTINUO.</strong> L&#8217;obiettivo che dovete prefissarvi, nel rapporto con un adolescente, è quello di diventare il suo punto di riferimento. Per fare questo occorre essere un esempio da seguire, un modello positivo. Accantonate quindi l&#8217;essere autoritari e puntate sull&#8217;autorevolezza. Evitate di imporre la vostra presenza o i vostri desideri, ma incoraggiateli a seguire quello che vogliono fare. Solo così avrete la possibilità di aiutarli veramente a superare l&#8217;adolescenza con serenità e ad incamminarsi verso l&#8217;età adulta con consapevolezza.</p>
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		<title>Allenare la determinazione con il modello AIDA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 10:05:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La determinazione non sempre è una dote innata. Spesso, infatti, l&#8217;insicurezza e la procrastinazione hanno la meglio e ci fanno tentennare di fronte a scelte e decisioni importanti. In questo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/11/15/allenare-la-determinazione-modello-aida/">Allenare la determinazione con il modello AIDA</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La determinazione non sempre è una dote innata. Spesso, infatti, l&#8217;insicurezza e la procrastinazione hanno la meglio e ci fanno tentennare di fronte a scelte e decisioni importanti. In questo articolo vedremo come fare ad allenare questa dote per riuscire con successo nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Prima di tutto, per capire di che stiamo parlando, occorre dire che essere determinati significa fissare un obiettivo e raggiungerlo “costi quel che costi”. Sicuramente siamo di fronte a una virtù rara. È senza dubbio più semplice, infatti, di fronte alle difficoltà, trincerarsi dietro a scuse più o meno consistenti. Per evitare di incorrere sempre nello stesso errore, esiste un metodo semplice che permette di allenare la determinazione: il metodo Aida. Una serie di buone pratiche che, se messe in atto quotidianamente, ti permetteranno di raggiungere facilmente i tuoi obiettivi.</p>
<p>Il modello AIDA è composto da quattro fasi che è necessario attraversare per sviluppare una determinazione solida: Attenzione, Interesse, Desiderio e Azione. Vediamo quindi, nel dettaglio, cosa fare passo dopo passo.</p>
<p><strong>Attenzione.</strong> Il primo passo verso la conquista della determinazione è l&#8217;attenzione che deve essere necessariamente spostata su ciò che veramente conta. Un passo fondamentale per maturare una nuova consapevolezza di noi stessi e di quello che vogliamo per la nostra vita. Per allenare l&#8217;attenzione è quanto mai fondamentale fare una cosa alla volta abbandonando la teoria che “multitasking è meglio”. Solo concentrandoci su una azione alla volta, passo dopo passo, matureremo quell&#8217;attenzione necessaria per affrontare con consapevolezza e senza distrazioni la vita quotidiana.</p>
<p><strong>Interesse.</strong> L&#8217;attenzione è importante, ma non è certo tutto. Per realizzare i nostri obiettivi, infatti, occorre anche coltivare l&#8217;interesse nei loro confronti. Molto spesso, infatti, non ci accorgiamo che gli obiettivi che stiamo cercando di perseguire senza successo non sono quelli che realmente vorremmo, ma quelli che qualcun altro vuole per noi. Per superare questa barriera proviamo a visualizzare la nostra vita una volta raggiunto l&#8217;obiettivo: se quello che vedi non ti soddisfa vuol dire che, probabilmente, non è quello che realmente vuoi. Allora prova a capire quali sono i tuoi interessi e focalizza l&#8217;attenzione su questi. Avrai compiuto un altro passo importante verso la determinazione.</p>
<p><strong>Desiderio.</strong> La determinazione non è solo un interesse, ma è un desiderio che brucia dentro. Solo se si è mossi da questo ardente sentimento potrai vedere i tuoi obiettivi realizzati e non cederai alla prima difficoltà. Ma se allenare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse è semplice, come si fa a coltivare il desiderio? Semplice, ponendo attenzione e interesse costante e diventando il primo motivatore di te stesso.</p>
<p><strong>Azione.</strong> I tre punti precedenti sono importanti, ma senza azione non portano da nessuna parte. Solo agire concretamente per realizzare i tuoi obiettivi ti porterà all&#8217;agognato traguardo. Quindi senza indugi, scegli le tue azioni e coltiva attenzione, interesse e desiderio per conquistare la determinazione necessaria per affrontare tutta la tua vita.</p>
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		<title>L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 09:44:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale? Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/10/31/limportanza-del-coaching-umanistico-nellera-digitale/">L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale?</p>
<p>Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad emergere nel mondo del lavoro:</p>
<ol>
<li><em>Creatività ed intelligenza</em>, intese come capacità di trovare risposte innovative ai bisogni umani e continuare a mantenere l’azienda all’avanguardia;</li>
<li><em>Prestazioni in tempo reale</em>, grazie alla flessibilità mentale dovuta alla capacità di saper rappresentar un aspetto della realtà in relazione agli altri (approccio “olistico”);</li>
<li><em>Self marketing</em>, l’azienda si esprime e si presenta attraverso e persone. “Le aziende avranno bisogno di una personalità on line e la persona – sottolinea la Dyson &#8211; è la faccia che un’azienda presenta al mondo”.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Intelligenza emotiva. </em></strong>Daniel Goleman, nel suo libro “Intelligenza emotiva”, dimostra la necessità per l’individuo odierno di possedere un livello di sviluppo emotivo che gli permetta di realizzare se stesso in un contesto sociale, economico e culturale in rapida trasformazione. Così, se il vecchio sistema educativo consentiva di sviluppare le capacità necessarie per svolgere un lavoro fisso, oggi i  cosiddetti posti stabili lasciano il posto a carriere variabili ed è, pertanto, necessario un nuovo processo di apprendimento che duri tutta la vita. “L’aumento delle pressioni competitive dà nuovo valore agli individui capaci di automotivarsi, di dimostrare iniziativa, dotati dell’impulso interiore a superare se stessi e abbastanza ottimisti da saper prendere con calma rovesci ed insuccessi”. Inoltre “le abilità che occorreranno ai leader del prossimo secolo saranno radicalmente diverse da quelle ritenute preziose oggi” e saranno competenze come il saper catalizzare i cambiamenti, l’adattabilità, la capacità di trarre vantaggio dalla diversità e tutte le abilità relative al lavoro in <em>team.</em></p>
<p>In un simile contesto, sarà importante riuscire a conservare la propria umanità e il proprio equilibrio nonché alimentare la capacità di trarre piacere da nostro lavoro.</p>
<p>Ma le abilità cognitive e quelle emozionali si basano su aree cerebrali diverse.</p>
<p>In sintesi: le prime hanno sede nella neocorteccia, il cosiddetto cervello pensante, mentre le seconde che attengono alle competenze personali (come la consapevolezza di sé, la padronanza di sé, la motivazione) e sociali (come l’empatia e la capacità di gestire le relazioni interpersonali) mettono in gioco altre aree cerebrali e, principalmente, i circuiti che collegano i centri emotivi – in particolare l’amigdala – situati in profondità nel centro del cervello, con i lobi prefrontali, che sono i centri esecutivi del cervello.</p>
<p>Così se per l’apprendimento intellettuale, che comporta l’aumento delle conoscenze ed informazioni intellettuali, l’aula scolastica è un ambiente adatto, l’apprendimento delle competenze emotive richiede l’acquisizione o la modifica di comportamenti e atteggiamenti,  e qui la sola aula non basta più.</p>
<p><strong><em>Conoscere non è fare</em>.</strong> Comprendere intellettualmente una competenza è necessario, ma non di per sé sufficiente a modificare un comportamento. Un cambiamento profondo esige una riorganizzazione di abitudini di pensiero, sentimento e comportamento ben radicate. “Coltivare le competenze emotive – avverte Goleman &#8211; richiede la comprensione degli elementi e degli strumenti fondamentali della modificazione comportamentale. La mancata considerazione di ciò equivale ad un errore da un miliardo di dollari, cioè quanto si spende in “corsi”, “sperimentazioni” che poi hanno scarse ricadute positive nel processo di crescita dei ragazzi che sono sempre più confusi, impreparati a fare i conti con le proprie emozioni, a decodificarle, controllarle e indirizzarle costruttivamente per sé e per gli altri”.</p>
<p>Come afferma Laura Marchioni Comel, l’era digitale ci mostra dunque uno scenario in cui il mondo del lavoro è profondamente mutato non tanto per le sue modalità ma per il fatto che i nuovi contesti si fondano su lavoratori intesi come <em>persone</em>. Vengono richieste, oltre alle competenze intellettuali, abilità e competenze personali e sociali che attengono alla sfera emotiva dell’individuo e che sono in grado di determinare la qualità della prestazione lavorativa (nonché la qualità della vita).</p>
<p>Tali abilità e competenze possono essere allenate (è richiesto infatti molto esercizio!) consapevolmente attraverso il Coaching Umanistico. Il programma comprende espressione delle proprie potenzialità, motivazione, capacità di leadership, empatia e gestione delle relazioni, è orientato alla felicità ed il contesto di apprendimento è la vita reale.</p>
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		<title>Lavoro, coaching mirato per coltivare il talento da futuro imprenditore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Oct 2016 07:45:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dare vita ad un’idea di impresa per realizzare un progetto di autoimpiego può essere un percorso complesso e irto di ostacoli. Oltre alle competenze economiche e tecniche e alla creatività...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/10/04/lavoro-coaching-mirato-coltivare-talento-futuro-imprenditore/">Lavoro, coaching mirato per coltivare il talento da futuro imprenditore</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dare vita ad un’idea di impresa per realizzare un progetto di autoimpiego può essere un percorso complesso e irto di ostacoli. Oltre alle competenze economiche e tecniche e alla creatività dell’idea proposta al mercato, possono risultare importanti elementi collegati alla personalità, allo sviluppo delle emozioni e agli elementi relazionali.</p>
<p>Per avviare con successo una startup o un nuovo business, può quindi essere importante intraprendere un percorso di coaching, finalizzato a far emergere pienamente potenzialità e creatività, a consolidare la determinazione necessaria a raggiungere gli obiettivi, a stimolare uno spirito di squadra e a far maturare le qualità di leadership.</p>
<p>Quando scendiamo nell’”arena” del mondo del lavoro, in particolare quando affrontiamo per la prima volta il mercato, cercando di farci largo con un nuovo progetto d’impresa, alcune qualità non possono mancare, per far sì che le nostre idee diventino realtà e risultino alla fine profittevoli.</p>
<p>Ecco alcune capacità da allenare e consolidare per avere successo nella fase di avvio del percorso imprenditoriale:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Scoprire cosa c’è fuori dal proprio mondo </strong></li>
</ul>
<p>Rimanere confinati alle proprie conoscenze e ai mondi che abitualmente frequentiamo non ci permette di crescere e scoprire altri punti di vista. Via libera quindi a tutto quello che favorisce la fuoriuscita dai nostri cantucci, sicuri e riparati, per farci immergere in nuove realtà: sì ai viaggi, alla conoscenza di altri ambiti e contesti, alle esperienze in realtà diverse.</p>
<ul>
<li><strong>Essere consapevoli delle reali necessità della vita quotidiana</strong></li>
</ul>
<p>Quando si sta per lanciare un nuovo servizio e/o prodotto, è fondamentale conoscere la realtà nella quale andiamo a proporci e tenere sempre in considerazione l’opinione dei potenziali clienti. Il primo passo è quello di tenere sempre gli occhi ben aperti, leggere, approfondire, con interesse e curiosità. Questo permetterà di non farsi cogliere mai impreparati sulle novità economiche, tecnologiche, politiche e anche sui possibili concorrenti.</p>
<ul>
<li><strong>Saper selezionare il proprio team</strong></li>
</ul>
<p>Che si scelga la propria squadra per affinità personali, per passioni comuni, oppure per questioni meramente tecniche e professionali, è fondamentale considerare che, con le persone scelte, dovremo affrontare una sfida di lavoro. Per questo motivo, scegliere persone a noi troppo simili potrebbe portarci fuori strada, perché condivideremmo sia gli aspetti positivi che quelli negativi. È importante quindi puntare su un team con caratteristiche piuttosto varie i cui componenti si completino a vicenda, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista professionale.</p>
<ul>
<li><strong>Essere predisposti ad imparare, sempre</strong></li>
</ul>
<p>Viviamo in un mondo sempre connesso, che trasferisce conoscenze e informazioni in tempo reale, determinando mutamenti di scenario alla velocità della luce. Questo aspetto determina la necessità di essere sempre recettivi e pronti all’apprendimento di nuove competenze. Diventa quindi di vitale importanza imparare a “leggere” di volta in volta come cambiano il mercato, i clienti, i bisogni, le richieste e, in base a questi cambiamenti, saper elaborare le giuste risposte. Continuare a studiare costantemente, quindi, è un elemento imprescindibile per garantirsi un percorso imprenditoriale di successo. Sia che si punti su un corso di lingue, su un master in tecnologia, oppure su un viaggio studio nella Silicon Valley, è importante mantenere sempre accesa la voglia di apprendere.</p>
<ul>
<li><strong>Allenare la mente, allenare il corpo</strong></li>
</ul>
<p>Avviare la propria attività imprenditoriale richiede un’inesauribile dose di energie, fisiche e mentali. Ore ed ore di riunioni e sessioni al pc incidono non poco anche sul fisico. Non trascurate quini l’allenamento: ricaricare le pile dopo un’intensa giornata di lavoro contribuisce a rasserenare la mente, allentare la tensione, rimettere in circolo l’adrenalina, aiutandoci ad affrontare le nuove sfide quotidiane con più piglio ed energia.</p>
<p><strong>Saper trovare buoni alleati<br />
</strong>Fare gruppo per affrontare le sfide è il primo passo per vincerle. Se aggredito da soli, il mercato può rappresentare un ostacolo difficilmente sormontabile. L’immagine di Steve Jobs, che dà vita alle sue idee innovative nel garage di casa, rappresenta infatti un caso di particolare genialità, e non un modello che può funzionare in un’epoca di relazioni e interconnessioni sempre più accentuate come la nostra. È importante quindi puntare su persone in grado di contribuire ad accrescere la forza commerciale e comunicativa del nostro progetto d’impresa, favorendo le azioni di gruppo e il coinvolgimento in progetti mirati.</p>
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		<title>Lavoro, ecco le qualità giuste per diventare un imprenditore di successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Jul 2016 07:00:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi economica globale ha investito così pesantemente la società al punto da modificare stili di vita e attitudine al lavoro. In tempi come quelli attuali, infatti, è sempre più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi economica globale ha investito così pesantemente la società al punto da modificare stili di vita e attitudine al lavoro. In tempi come quelli attuali, infatti, è sempre più necessario rispondere alle criticità di un mercato del lavoro respingente attrezzandosi in proprio e proponendo la propria idea imprenditoriale. Tuttavia, la prima domanda da porsi se si vuole intraprendere un percorso del genere è se sia davvero fatto per noi. In altre parole: tutti possiamo diventare imprenditori? L’autoimprenditorialità è una leva di sviluppo competitivo per i sistemi economici ma è anche un’avventura umana e professionale da affrontare con un’adeguata preparazione. Un percorso di coaching è in grado di “irrobustire” le spinte spontanee alla volontà di proporsi sul mercato come imprenditore, veicolandole nella giusta direzione. Il primo passo, però, è quello di capire se alla base della nostra volontà esistono reali qualità, l’intuito e la capacità di mettersi in gioco.</p>
<p><strong>Da dove cominciare?</strong></p>
<p>Intraprendenza, fiducia nei propri mezzi. Bastano queste qualità personali per affermarsi nel mondo dell’impresa? Sicuramente non ci si improvvisa “capitani” d’impresa. Anzitutto bisogna guardare le cose da un punto di vista economico: dar vita ad un servizio utile, commercializzare un prodotto richiesto e quindi intercettare le reali necessità del mercato. In fin dei conti, l’obiettivo finale di chi fa impresa è quello di creare valore economico e quindi ricchezza. È importante perciò rimanere lucidi e razionali concentrandosi su obiettivi concreti e sulla reale motivazione che ci spinge a creare una nuova impresa. Si tratta di un passo che va fatto con calma e dopo una giusta dose di riflessione, quindi non per disperazione o come ultima scelta di fronte alla prospettiva della mancanza di un lavoro.</p>
<p><strong>Quali sono le qualità di un buon imprenditore?</strong></p>
<p>Siamo pronti ad avviare la fase di startup? Ancora no. Prima è importante chiedersi quali siano le giuste caratteristiche per un imprenditore destinato al successo. Ad un bravo capo d’azienda non può mancare, anzitutto, lo spirito d’intraprendenza, fondamentale per “buttarsi” nella mischia. A questa qualità deve poi accompagnarsi una buona intuizione, in grado di far emergere la propria idea imprenditoriale tra le tante. Non dimentichiamo che un imprenditore è anche una sorta di “capitano” della propria squadra. Quindi non può che essere paziente e dotato di spirito di gruppo, due qualità fondamentali per aggregare e amalgamare le caratteristiche del suo team. Chi gestisce un’impresa sa che criticità e difficoltà da affrontare non mancano mai. Per questo un imprenditore di successo ha bisogno della giusta dose di flessibilità per rispondere alle sfide in maniera tempestiva e adattarsi ai vari cambi di programma.</p>
<p><strong>Investire su se stessi può essere una scelta vincente</strong></p>
<p>Stare al passo del mercato significa anche rimanere sempre aggiornati in termini di competenze, nuove tecnologie, digitalizzazione dei servizi e tutto quello che può permettere ad un potenziale imprenditore di vincere la sfida della competitività. Quando si investe sulla propria persona, quindi, non è importante solo la convinzione, ma anche la capacità di rinnovare ogni giorno quell’investimento con un arricchimento formativo sempre costante. Questo aspetto, se abbinato alla giusta dose di creatività ed inventiva, diventa una potente combinazione per l’affermazione imprenditoriale.</p>
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		<title>Scopri il tuo talento, crea il tuo lavoro: intervista a Emma Labruna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2016 07:00:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa vorresti fare da grande? Hai un sogno nel cassetto? Potrebbero sembrare abusati e scontati slogan per incoraggiare disoccupati o inoccupati a intraprendere una carriera o un percorso formativo. Sono...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vorresti fare da grande? Hai un sogno nel cassetto? Potrebbero sembrare abusati e scontati slogan per incoraggiare disoccupati o inoccupati a intraprendere una carriera o un percorso formativo. Sono invece alcuni degli argomenti trattati dalla Dott.ssa Emma Labruna , Life &amp; Business Coach, nella presentazione del nuovo corso “Scopri il tuo talento, crea il tuo lavoro”, tenutasi presso il Caffè Letterario di Avellino.</p>
<p>Il punto di partenza è stato l’analisi del cambiamento di paradigma nella relazione individuo-società-mondo del lavoro, che si è registrata da quindici, vent’anni a oggi. In passato l’individuo aderiva alla proposta di una società “forte”,  che in cambio di una preparazione scolastica ottimale, garantiva l’accesso al mondo del lavoro. Con il perdersi dei valori sociali, l’uomo non ha più trovato una rispondenza nella società e si è di conseguenza affermata l’importanza dell’individuo come singolo, come persona che crea da sé la propria ideologia.</p>
<p>Così ciascuna persona deve necessariamente porsi di fronte al mondo del lavoro in maniera proattiva, scegliendo come, dove, grazie a quali guide e insegnamenti formarsi. Egli, dotato  di formazione e cultura, ha accumulato un <em>sapere</em>, potrebbe <em>saper fare</em>, ma gli manca un requisito fondamentale che corrisponde al <strong>saper essere</strong>. Oggi il mondo del lavoro ci chiede di avere una chiara consapevolezza di chi siamo, che cosa vogliamo fare della nostra vita, che obiettivi vogliamo raggiungere, quali sono le nostre aspirazioni, come intendiamo relazionarci all’interno di un contesto lavorativo.</p>
<p>Fatta questa premessa, si è affrontato l’argomento “rinuncia”, nodo spinoso dei nostri tempi in cui anche i giovani, influenzati da una visione pessimistica del futuro, rinunciano spesso a formarsi e a lavorare. Così rinforzare il nostro saper essere diventa importantissimo per agire in maniera critica, perché se è vero che molte professioni sono scomparse, è vero anche che ne sono nate tante altre: la nostra formazione non può essere solo scolastica, ma deve andare oltre.</p>
<p>Andando a sostenere un colloquio di lavoro oggi, ci troveremmo di fronte a domande del tutto diverse da quelle che ci si aspettava non più di dieci, quindici anni fa. Bisognerebbe essere pronti a rispondere a domande del tipo:</p>
<ul>
<li>Perché vorrebbe lavorare con noi?</li>
<li>Potendo scegliere, per quale lavoro nell’ambito della nostra azienda si proporrebbe?</li>
<li>Tra tre cinque anni dove si vede?</li>
<li>Quale contributo pensa di portare alla nostra azienda?</li>
<li>Qual è il suo valore aggiunto?</li>
<li>Quali sono i suoi pregi e i suoi difetti?</li>
<li>Che tipo di persona è?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci si rende conto,  analizzando queste domande,  di  come esse effettivamente mirino a informarsi sul saper essere di un individuo, piuttosto che sul saper fare, e a come potrebbero letteralmente “spiazzare” il candidato.  Quale consiglio potrebbe dare per aiutare a risolvere tale impasse?</strong></p>
<p>“Lavorare sul saper essere non è utile soltanto a chi deve cercare e trovare un lavoro da dipendente, ma anche e soprattutto a chi vuol farlo mettendo in campo le proprie potenzialità, aspettative e sogni. Riuscire a vedersi in prospettiva  in un progetto riguardante il lavoro è molto difficile oggi, e davvero obbliga a lavorare innanzitutto sulla conoscenza di sé. Ognuno di noi ha una sua filosofia di vita, formata dai valori che, anche inconsapevolmente, ha assunto e dai motivi che lo spingono ad andare avanti.</p>
<p>Il coaching è una metodologia che, mediante una relazione creativa, aiuta a riconoscere i propri obiettivi e a realizzarli come progetti, trasformando gli ostacoli interiori in processi di cambiamento e sviluppo personale. In qualsiasi processo di orientamento la parte più critica e più trascurata è quella di individuazione dei sogni, che sono spesso la linfa che alimenta la motivazione. La stessa che non ci fa demordere di fronte alle difficoltà che inevitabilmente si presentano. Se non si hanno aspirazioni, non si riesce ad affrontare il mondo del lavoro in modo costruttivo. Spesso la causa del fallimento è proprio non aver ascoltato le proprie vocazioni.”</p>
<p><strong>Durante il seminario introduttivo, sono stati  molti i richiami alla storia e alla psicologia, come anche all’economia e alla società, ma uno in particolare è stato molto interessante:  il riferimento a Maslow, secondo il quale la realizzazione corrisponde al benessere dell’anima. Non possiamo sentirci soddisfatti se non riusciamo a realizzare le nostre potenzialità. Tutto questo implica anche una grande propensione al sacrificio, quindi alla virtù?</strong></p>
<p>Spesso, additando una persona di successo, si tende a vedere il risultato, ma non a considerare il processo: ci si dimentica di quanti sacrifici abbia fatto per arrivare dov’è! La strada della realizzazione dei nostri sogni, sebbene entusiasmante, richiama la necessità di esercitare la pazienza, la perseveranza, la capacità di non lasciarsi scoraggiare dagli inevitabili ostacoli, anche interiori, che possiamo incontrare.</p>
<p>E’ per questo che, quando ci si pongono degli obiettivi di crescita fondati su una “motivazione intrinseca”, si cresce e si migliora complessivamente come persone. Acquisire la capacità di fare un progetto su di sé diviene un nuovo modello di comportamento che può essere applicato anche più volte nella vita.</p>
<p><strong>In che modo si esprime l’autorealizzazione secondo Maslow?</strong></p>
<p>L’autorealizzazione si esprime attraverso un forte grado di realizzazione di sé, l’assenza di paura dell’altro e delle proprie emozioni. Maslow afferma che “le persone intelligenti dovranno usare la loro intelligenza, le persone dotate di occhi dovranno impiegarli, le persone dotate di capacità di amare avranno l&#8217;impulso e la necessità di amare per sentirsi sane. Le attitudini PRETENDONO di essere sfruttate e cessano di protestare soltanto quando vengono adoperate in misura sufficiente. Le capacità sono bisogni e pertanto sono pure valori intriseci&#8221;.</p>
<p><strong>Molto dipende quindi dall’amor proprio e dall’individualismo, dato che chi è individualista sa bene quali siano i suoi obiettivi e li raggiunge a tutti i costi. Ma in presenza di problemi come l’insicurezza, l’assenza di autostima, nonché l’amarezza, come per chi abbia appena perso il lavoro, quali sono i consigli che si sentirebbe di dare? Spesso le persone si creano degli pur di non affrontare la delusione e la sofferenza di mettersi in discussione. Cosa ne pensa?</strong></p>
<p>In primo luogo, la filosofia del Coaching Umanistico (sulla quale mi sono formata) è basata sullo sviluppo delle principali virtù dell’individuo che sono saggezza, coraggio, giustizia, umanità, trascendenza e temperanza, e che si declinano in un insieme di ventiquattro potenzialità. Quindi l’autorealizzazione è legata allo sviluppo di tali virtù e non “a qualunque costo”. Lo scopo infatti  è quello di una buona vita, di una vita felice, pertanto il perseguimento degli obiettivi lavorativi deve avvenire in armonia con gli altri valori dell’individuo.</p>
<p>L’autoefficacia, cioè la capacità di porsi degli obiettivi e raggiungerli, viene allenata durante il percorso di coaching, così come attraverso obiettivi che siano gradualmente stimolanti per l’individuo. Il superamento del pessimismo indotto dalle esperienze negative del passato, che può diventare persistente, pervasivo e permanente (come sottolinea Seligman nel suo “Imparare l’ottimismo”), avviene attraverso una serie di allenamenti che emergono dalla relazione creativa tra il coach e il cliente, relazione che è sempre unica e non standardizzabile.</p>
<p><strong>Nell’insieme delle caratteristiche che rendono unico ogni individuo esistono anche diversi tipi di intelligenze?</strong></p>
<p>Secondo uno studio condotto da H. Gardner e pubblicato in un testo dal titolo “Formae Mentis” ( che prendeva spunto dal famosissimo “Intelligenza emotiva” di D. Goleman), esitono ben sette forme di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, intrapersonale ed interpersonale. Se si considera che nella scuola vengono privilegiate l’intelligenza linguistica e quella logico-matematica, è evidente che le persone dotate di altri tipi di intelligenza (si pensi a quella corporeo-cinestetica) non potranno inserirsi in modo armonico in un contesto scolastico tradizionale, sebbene magari possiedano talenti atletici fuori dal comune come strumenti di autorealizzazione.</p>
<p><strong>Quale consiglio vuole dare a chi si trovi in situazioni di difficoltà in relazione al lavoro?</strong></p>
<p>In primo luogo quello di non isolarsi e non temere di esprimere il proprio disagio. Si tratta di un fenomeno sociale e culturale che investe chiunque si trovi in una fase di passaggio, dalla scuola al mondo del lavoro, dalla condizione di lavoratore a quella di disoccupato, ma spesso anche da quella di lavoratore a quella di pensionato. Il bisogno che sottende a tale disagio è quello di sentirsi ancora utili, di relazionarsi attraverso le proprie capacità e competenze, di preservare la propria indipendenza e autonomia. Bisogna trovare il modo per soddisfare tale necessità.</p>
<p>La figura del coach è sicuramente un buon supporto per affrontare situazioni di difficoltà che chiunque può attraversare nel corso della vita. Da tale rapporto possono creativamente emergere nuove prospettive di sviluppo basate sulle caratteristiche positive che ogni persona possiede.</p>
<p>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</p>
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