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	<title>coach d&#039;orientamento Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>Adolescenza, una guida per motivare i nostri figli</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 09:53:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adolescenza è un&#8217;età difficile, lo sappiamo bene. Ci siamo passati tutti per quella fase della vita in cui sembra che il mondo ce l&#8217;abbia con noi. Si tratta di una tappa fondamentale per la crescita di ogni individuo. E anche per un genitore può diventare difficile gestire le ribellioni dei propri figli. Ecco quindi una semplice guida per aiutare i giovanissimi a diventare grandi e per costruire con loro un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo.</p>
<p><strong>EMPATIA.</strong> Il primo passo per riuscire ad entrare in comunicazione con un adolescente è quello di condividere le emozioni. Per fare questo è fondamentale partire da un semplice concetto: tutti siamo stati adolescenti, solo che non ce ne ricordiamo più. È necessario quindi fare un passo indietro e ritrovare in noi quell&#8217;adolescente ribelle che eravamo, con le sue emozioni e la sua sensibilità. Gli adolescenti, d&#8217;altra parte, chiedono soprattutto di essere ascoltati. Provate quindi a mettervi nei loro panni e iniziate ad ascoltare quello che hanno da dire. E se non parla? Leggete i loro atteggiamenti, gli sguardi e perfino i silenzi. Partite da qui e lavorate sulla autostima motivandoli e sostenendoli. È fondamentale non sminuire i loro sentimenti e non criticare appena iniziano a parlare. Altrimenti il rischio è quello che alzino un muro ancora più alto.</p>
<p><strong>SOSTEGNO.</strong> Gli adolescenti, sebbene la tentazione di un genitore sia quella di considerarli ancora dei bambini, chiedono soprattutto di essere trattati da adulti. Sostenete quindi le loro idee e iniziate a pensare a loro come all&#8217;uomo e alla donna che si accingono a diventare. Non cercate di decidere al posto loro sempre e comunque. In questa delicata fase della vita bisogna riuscire a sorvegliarlo a distanza e lasciargli anche la possibilità, qualche volta, di sbagliare. Solo così potranno maturare quella sicurezza necessaria per diventare adulti consapevoli.</p>
<p><strong>SBAGLIANDO SI IMPARA.</strong> Per aiutare un ragazzo a crescere è fondamentale non concentrarsi sugli errori. Anzi, è importante aiutare i nostri figli a comprendere un eventuale errore e a partire da quello per migliorare. Evitate quindi i rimproveri fini a se stessi. Puntate, piuttosto, sul dialogo costruttivo. Spiegate ai vostri ragazzi l&#8217;errore commesso e fornite loro gli strumenti necessari per superare la delusione.</p>
<p><strong>AIUTO CONTINUO.</strong> L&#8217;obiettivo che dovete prefissarvi, nel rapporto con un adolescente, è quello di diventare il suo punto di riferimento. Per fare questo occorre essere un esempio da seguire, un modello positivo. Accantonate quindi l&#8217;essere autoritari e puntate sull&#8217;autorevolezza. Evitate di imporre la vostra presenza o i vostri desideri, ma incoraggiateli a seguire quello che vogliono fare. Solo così avrete la possibilità di aiutarli veramente a superare l&#8217;adolescenza con serenità e ad incamminarsi verso l&#8217;età adulta con consapevolezza.</p>
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		<title>Allenare la determinazione con il modello AIDA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2016 10:05:37 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/11/15/allenare-la-determinazione-modello-aida/">Allenare la determinazione con il modello AIDA</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La determinazione non sempre è una dote innata. Spesso, infatti, l&#8217;insicurezza e la procrastinazione hanno la meglio e ci fanno tentennare di fronte a scelte e decisioni importanti. In questo articolo vedremo come fare ad allenare questa dote per riuscire con successo nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Prima di tutto, per capire di che stiamo parlando, occorre dire che essere determinati significa fissare un obiettivo e raggiungerlo “costi quel che costi”. Sicuramente siamo di fronte a una virtù rara. È senza dubbio più semplice, infatti, di fronte alle difficoltà, trincerarsi dietro a scuse più o meno consistenti. Per evitare di incorrere sempre nello stesso errore, esiste un metodo semplice che permette di allenare la determinazione: il metodo Aida. Una serie di buone pratiche che, se messe in atto quotidianamente, ti permetteranno di raggiungere facilmente i tuoi obiettivi.</p>
<p>Il modello AIDA è composto da quattro fasi che è necessario attraversare per sviluppare una determinazione solida: Attenzione, Interesse, Desiderio e Azione. Vediamo quindi, nel dettaglio, cosa fare passo dopo passo.</p>
<p><strong>Attenzione.</strong> Il primo passo verso la conquista della determinazione è l&#8217;attenzione che deve essere necessariamente spostata su ciò che veramente conta. Un passo fondamentale per maturare una nuova consapevolezza di noi stessi e di quello che vogliamo per la nostra vita. Per allenare l&#8217;attenzione è quanto mai fondamentale fare una cosa alla volta abbandonando la teoria che “multitasking è meglio”. Solo concentrandoci su una azione alla volta, passo dopo passo, matureremo quell&#8217;attenzione necessaria per affrontare con consapevolezza e senza distrazioni la vita quotidiana.</p>
<p><strong>Interesse.</strong> L&#8217;attenzione è importante, ma non è certo tutto. Per realizzare i nostri obiettivi, infatti, occorre anche coltivare l&#8217;interesse nei loro confronti. Molto spesso, infatti, non ci accorgiamo che gli obiettivi che stiamo cercando di perseguire senza successo non sono quelli che realmente vorremmo, ma quelli che qualcun altro vuole per noi. Per superare questa barriera proviamo a visualizzare la nostra vita una volta raggiunto l&#8217;obiettivo: se quello che vedi non ti soddisfa vuol dire che, probabilmente, non è quello che realmente vuoi. Allora prova a capire quali sono i tuoi interessi e focalizza l&#8217;attenzione su questi. Avrai compiuto un altro passo importante verso la determinazione.</p>
<p><strong>Desiderio.</strong> La determinazione non è solo un interesse, ma è un desiderio che brucia dentro. Solo se si è mossi da questo ardente sentimento potrai vedere i tuoi obiettivi realizzati e non cederai alla prima difficoltà. Ma se allenare l&#8217;attenzione e l&#8217;interesse è semplice, come si fa a coltivare il desiderio? Semplice, ponendo attenzione e interesse costante e diventando il primo motivatore di te stesso.</p>
<p><strong>Azione.</strong> I tre punti precedenti sono importanti, ma senza azione non portano da nessuna parte. Solo agire concretamente per realizzare i tuoi obiettivi ti porterà all&#8217;agognato traguardo. Quindi senza indugi, scegli le tue azioni e coltiva attenzione, interesse e desiderio per conquistare la determinazione necessaria per affrontare tutta la tua vita.</p>
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		<title>L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 09:44:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale? Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/10/31/limportanza-del-coaching-umanistico-nellera-digitale/">L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale?</p>
<p>Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad emergere nel mondo del lavoro:</p>
<ol>
<li><em>Creatività ed intelligenza</em>, intese come capacità di trovare risposte innovative ai bisogni umani e continuare a mantenere l’azienda all’avanguardia;</li>
<li><em>Prestazioni in tempo reale</em>, grazie alla flessibilità mentale dovuta alla capacità di saper rappresentar un aspetto della realtà in relazione agli altri (approccio “olistico”);</li>
<li><em>Self marketing</em>, l’azienda si esprime e si presenta attraverso e persone. “Le aziende avranno bisogno di una personalità on line e la persona – sottolinea la Dyson &#8211; è la faccia che un’azienda presenta al mondo”.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Intelligenza emotiva. </em></strong>Daniel Goleman, nel suo libro “Intelligenza emotiva”, dimostra la necessità per l’individuo odierno di possedere un livello di sviluppo emotivo che gli permetta di realizzare se stesso in un contesto sociale, economico e culturale in rapida trasformazione. Così, se il vecchio sistema educativo consentiva di sviluppare le capacità necessarie per svolgere un lavoro fisso, oggi i  cosiddetti posti stabili lasciano il posto a carriere variabili ed è, pertanto, necessario un nuovo processo di apprendimento che duri tutta la vita. “L’aumento delle pressioni competitive dà nuovo valore agli individui capaci di automotivarsi, di dimostrare iniziativa, dotati dell’impulso interiore a superare se stessi e abbastanza ottimisti da saper prendere con calma rovesci ed insuccessi”. Inoltre “le abilità che occorreranno ai leader del prossimo secolo saranno radicalmente diverse da quelle ritenute preziose oggi” e saranno competenze come il saper catalizzare i cambiamenti, l’adattabilità, la capacità di trarre vantaggio dalla diversità e tutte le abilità relative al lavoro in <em>team.</em></p>
<p>In un simile contesto, sarà importante riuscire a conservare la propria umanità e il proprio equilibrio nonché alimentare la capacità di trarre piacere da nostro lavoro.</p>
<p>Ma le abilità cognitive e quelle emozionali si basano su aree cerebrali diverse.</p>
<p>In sintesi: le prime hanno sede nella neocorteccia, il cosiddetto cervello pensante, mentre le seconde che attengono alle competenze personali (come la consapevolezza di sé, la padronanza di sé, la motivazione) e sociali (come l’empatia e la capacità di gestire le relazioni interpersonali) mettono in gioco altre aree cerebrali e, principalmente, i circuiti che collegano i centri emotivi – in particolare l’amigdala – situati in profondità nel centro del cervello, con i lobi prefrontali, che sono i centri esecutivi del cervello.</p>
<p>Così se per l’apprendimento intellettuale, che comporta l’aumento delle conoscenze ed informazioni intellettuali, l’aula scolastica è un ambiente adatto, l’apprendimento delle competenze emotive richiede l’acquisizione o la modifica di comportamenti e atteggiamenti,  e qui la sola aula non basta più.</p>
<p><strong><em>Conoscere non è fare</em>.</strong> Comprendere intellettualmente una competenza è necessario, ma non di per sé sufficiente a modificare un comportamento. Un cambiamento profondo esige una riorganizzazione di abitudini di pensiero, sentimento e comportamento ben radicate. “Coltivare le competenze emotive – avverte Goleman &#8211; richiede la comprensione degli elementi e degli strumenti fondamentali della modificazione comportamentale. La mancata considerazione di ciò equivale ad un errore da un miliardo di dollari, cioè quanto si spende in “corsi”, “sperimentazioni” che poi hanno scarse ricadute positive nel processo di crescita dei ragazzi che sono sempre più confusi, impreparati a fare i conti con le proprie emozioni, a decodificarle, controllarle e indirizzarle costruttivamente per sé e per gli altri”.</p>
<p>Come afferma Laura Marchioni Comel, l’era digitale ci mostra dunque uno scenario in cui il mondo del lavoro è profondamente mutato non tanto per le sue modalità ma per il fatto che i nuovi contesti si fondano su lavoratori intesi come <em>persone</em>. Vengono richieste, oltre alle competenze intellettuali, abilità e competenze personali e sociali che attengono alla sfera emotiva dell’individuo e che sono in grado di determinare la qualità della prestazione lavorativa (nonché la qualità della vita).</p>
<p>Tali abilità e competenze possono essere allenate (è richiesto infatti molto esercizio!) consapevolmente attraverso il Coaching Umanistico. Il programma comprende espressione delle proprie potenzialità, motivazione, capacità di leadership, empatia e gestione delle relazioni, è orientato alla felicità ed il contesto di apprendimento è la vita reale.</p>
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		<title>Come sviluppare il proprio potenziale con l’Inner Game Coaching</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 10:40:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vera essenza del coaching è quella di supportare una persona affinché liberi tutte le proprie potenzialità affinché riesca ad aumentare al massimo il rendimento. Si tratta di un aiuto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/10/25/sviluppare-potenziale-linner-game-coaching/">Come sviluppare il proprio potenziale con l’Inner Game Coaching</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vera essenza del coaching è quella di supportare una persona affinché liberi tutte le proprie potenzialità affinché riesca ad aumentare al massimo il rendimento. Si tratta di un aiuto nell’apprendimento di tecniche fondamentali per affrontare con grinta tutte le difficoltà della vita. Quando parliamo di potenziale, d’altra parte, parliamo di qualità e possibilità che ancora non si sono manifestate o realizzate. Si tratta dell’insieme delle caratteristiche e delle risorse a disposizione di ognuno di noi. In questo post cercheremo di capire cosa possiamo fare per conoscere il nostro potenziale e per utilizzarlo pienamente.</p>
<p><strong>Impariamo dai bambini</strong>. Secondo W. Timothy Gallwey, considerato da molti il padre del coaching moderno, per conoscere il nostro potenziale dobbiamo partire da quelle qualità innate che abbiamo sin da bambini: gioia, entusiasmo, capacità di sorprendersi, curiosità, fiducia. Il primo passo, quindi, è riscoprire questi aspetti che, troppo spesso, vengono distrutti da interferenze. Le stesse interferenze del mondo esterno che, alla fine, bloccano anche l’espressione del nostro potenziale.</p>
<p><strong>Vincere ansia e negatività.</strong> Nella corsa verso l’affermazione del nostro potenziale abbiamo come avversari non solo ostacoli esterni, ma anche ostacoli interiori come l’ansia, la negatività, il dubbio, la paura. La nostra mente, infatti, facilmente viene distratta proprio dalla sua tendenza a preoccuparsi, a rimpiangere e a confondersi. Per eccellere, invece, bisogna smettere di farsi vincere dalla negatività e dalla tendenza a giudicarsi negativamente.</p>
<p><strong>Concentrazione e meditazione. </strong>Per ridurre al minimo gli ostacoli e le barriere mentali che costruiamo da soli, dobbiamo lavorare per ridurre le interferenze. Come? Focalizzando la nostra attenzione proprio sulle nostre caratteristiche innate e allenandoci a sviluppare i nostri punti di forza. Solo così possiamo sconfiggere gli avversari, sia quelli esterni sia quelli che abitano nella nostra mente.</p>
<p><strong>Mobilità e flessibilità.</strong> Quando si parla di <em>mobilità</em>, secondo Gallwey, si parla della abilità di muoversi o di essere spinti verso i propri obiettivi in modo soddisfacente e in tempi accettabili. Per favorire questa mobilità occorre prima di tutto contrastare quelle reticenze interiori che ci impediscono di concederci quella spinta necessaria a raggiungere i nostri desideri, e poi è necessario avere chiari i risultati che vogliamo raggiungere ed essere disposti al cambiamento. Infine, essere flessibili e saper indirizzare la propria attenzione verso le reali necessità è la chiave per ottenere performance vincenti e per saper sfruttare al meglio il proprio potenziale.</p>
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		<title>Coaching, trasforma in realtà tutti i tuoi sogni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 08:42:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutti sognano, ma pochi sono quelli che riescono a trasformare i propri sogni in realtà. Molto spesso, infatti, la paura di fallire, il timore delle delusioni, l’insicurezza ci bloccano e impediscono alle energie positive di lavorare affinché il nostro desiderio più nascosto venga esaudito.</p>
<p>Sognare, prima di tutto, fa bene alla salute. Ci proietta verso il mondo che vorremmo per noi. Quindi, invece di reprimersi, tarpando le ali ai nostri progetti… rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo per costruire il nostro futuro a misura di sogno.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Step by step. </strong>Per prima cosa, mai andare di fretta. Il tutto e subito non ha mai giovato a nessuno. Come nei progetti più concreti, anche per realizzare i propri sogni occorre andare per gradi. Una volta messo a fuoco l’obiettivo, bisogna posare i piedi per terra e pensare fattivamente al proprio desiderio. E’ fondamentale, quindi, esaminare attentamente i vari step da seguire: questo deve essere il primo passo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Vivi il presente. </strong>Il caro vecchio adagio “non rimandare a domani quello che potresti fare oggi” vale anche per i nostri sogni. Bisogna partire dal presente per costruire il futuro che sogniamo e che desideriamo. A furia di rinviare, infatti, il giorno buono per partire potrebbe non arrivare mai. Allora bando ad alibi e a finti impegni. Se avete un sogno iniziate da subito a concentrarvi affinché possiate realmente realizzarlo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Difendi i tuoi sogni.</strong> Una volta che avete individuato l’obiettivo da raggiungere… impegnatevi con tutte le vostre forze per realizzarlo. Questo vuol dire essere veramente pronti a tutto. Anche a rimboccarvi le maniche. E’ ovvio che potreste non avere tutte le risorse necessarie per realizzare il vostro sogno, ma avete sicuramente le capacità necessarie per studiare e apprendere quello di cui avete bisogno.</p>
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		<title>“Ciò che sei è meglio di ciò che dovresti essere”, la mission  di un coach d’orientamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 07:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[coach d'orientamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di identificare con un’espressione sintetica la mission del mio lavoro, mi piace sottolineare che quello che mi propongo è di affiancare le persone affinché possano comprendere che...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/12/cio-meglio-cio-dovresti-la-mission-un-coach-dorientamento/">“Ciò che sei è meglio di ciò che dovresti essere”, la mission  di un coach d’orientamento</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando mi chiedono di identificare con un’espressione sintetica la mission del mio lavoro, mi piace sottolineare che quello che mi propongo è di affiancare le persone affinché possano comprendere che ciò che sono è meglio di ciò che dovrebbero essere. Un assunto che si arricchisce di concetti e sfumature:</p>
<ul>
<li>affinché le persone possano realizzare la propria felicità è opportuno che prendano consapevolezza di ciò che per loro è realmente importante e della loro visione di felicità e successo;</li>
<li>la conoscenza di sé richiede fiducia in ciò che si ritiene giusto per se stessi, anche se questo può significare andare contro quanto si ritiene socialmente e culturalmente degno di approvazione;</li>
<li>talvolta diventa necessario mettere in discussione alcuni paradigmi familiari, scolastici, sociali e culturali.</li>
</ul>
<p>In altre parole: è necessario essere autentici, preservando la propria integrità, intesa come quella tendenza che ci fa essere noi stessi sia nelle scelte da prendere, sia in relazione ai comportamenti altrui. Un tale percorso implica sentire se stessi, ragionare sui pensieri, sperimentare le emozioni, far emergere i bisogni, lasciare spazio ai desideri. Come autorevolmente sostenuto da Luca Stanchieri, nel suo “Scopri le tue potenzialità”, “<em>elaborare le preferenze significa conoscersi e riconoscersi”.</em></p>
<p>“<em>In ogni organismo, uomo compreso, c’è un flusso costante teso alla realizzazione costruttiva delle sue possibilità intrinseche. La persona psicologicamente matura ha fiducia nelle direzioni indicate dai processi organici interiori e, poiché la coscienza non è più in opposizione, ma in accordo con essi, è in grado di affrontare l’esistenza e le sfide che essa pone, in modo totale, unificato, integrato, adattivo e sempre mutevole”. </em>A sostenerlo è Carl Rogers nel volume “Potere personale &#8211; La forza interiore e il suo potere rivoluzionario”.</p>
<p>Secondo l’autore, il tipo di persona che sta emergendo nel nostro mondo in continua evoluzione, come il frutto di una sorta di rivoluzione pacifica, è l’individuo dotato di “intrinseco potere personale”.</p>
<p>Nella maggior parte delle persone, tuttavia, si rileva una disarmonia tra i comportamenti consapevoli, improntati a modelli assimilati dall’esterno, statici e rigidi, e reazioni inconsapevoli che invece tendono all’affermazione della personalità interiore ed autentica. Ecco quindi emergere le nostre potenzialità che scalpitano per essere espresse. Quando vengono ignorate, si fanno sentire attraverso l’insoddisfazione e la mancanza di motivazione che tuttavia ci spingono ad una nuova ricerca.</p>
<p>La buona notizia è che queste dinamiche fanno sì che si attivi un richiamo all’espressione del potere personale. È questo il momento in cui può intervenire un coach d’orientamento, per affiancare la persona nella riscoperta della propria autenticità.</p>
<p>Quando la persona entra in contatto con questa forza costruttiva, la possiede e la accetta, emergono nuovi ed elettrizzanti modi di vivere. È proprio quando bisogna fare delle scelte e prendere decisioni responsabili che una persona comincia a cambiare il proprio mondo.</p>
<p>FONTI:</p>
<p>&#8211; Luca Stanchieri, <em>Scopri le tue potenzialità</em></p>
<p>&#8211; Carl Rogers, <em>Potere personale &#8211; La forza interiore e il suo potere rivoluzionario</em></p>
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