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	<title>big speech Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 09:44:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale? Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/10/31/limportanza-del-coaching-umanistico-nellera-digitale/">L’importanza del Coaching Umanistico nell’era digitale</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono le competenze necessarie per affrontare il mondo digitale?</p>
<p>Secondo Esther Dyson, autrice del libro “Release 2.0, Come vivere nell’era digitale”, ci sono almeno quattro capacità fondamentali destinate ad emergere nel mondo del lavoro:</p>
<ol>
<li><em>Creatività ed intelligenza</em>, intese come capacità di trovare risposte innovative ai bisogni umani e continuare a mantenere l’azienda all’avanguardia;</li>
<li><em>Prestazioni in tempo reale</em>, grazie alla flessibilità mentale dovuta alla capacità di saper rappresentar un aspetto della realtà in relazione agli altri (approccio “olistico”);</li>
<li><em>Self marketing</em>, l’azienda si esprime e si presenta attraverso e persone. “Le aziende avranno bisogno di una personalità on line e la persona – sottolinea la Dyson &#8211; è la faccia che un’azienda presenta al mondo”.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Intelligenza emotiva. </em></strong>Daniel Goleman, nel suo libro “Intelligenza emotiva”, dimostra la necessità per l’individuo odierno di possedere un livello di sviluppo emotivo che gli permetta di realizzare se stesso in un contesto sociale, economico e culturale in rapida trasformazione. Così, se il vecchio sistema educativo consentiva di sviluppare le capacità necessarie per svolgere un lavoro fisso, oggi i  cosiddetti posti stabili lasciano il posto a carriere variabili ed è, pertanto, necessario un nuovo processo di apprendimento che duri tutta la vita. “L’aumento delle pressioni competitive dà nuovo valore agli individui capaci di automotivarsi, di dimostrare iniziativa, dotati dell’impulso interiore a superare se stessi e abbastanza ottimisti da saper prendere con calma rovesci ed insuccessi”. Inoltre “le abilità che occorreranno ai leader del prossimo secolo saranno radicalmente diverse da quelle ritenute preziose oggi” e saranno competenze come il saper catalizzare i cambiamenti, l’adattabilità, la capacità di trarre vantaggio dalla diversità e tutte le abilità relative al lavoro in <em>team.</em></p>
<p>In un simile contesto, sarà importante riuscire a conservare la propria umanità e il proprio equilibrio nonché alimentare la capacità di trarre piacere da nostro lavoro.</p>
<p>Ma le abilità cognitive e quelle emozionali si basano su aree cerebrali diverse.</p>
<p>In sintesi: le prime hanno sede nella neocorteccia, il cosiddetto cervello pensante, mentre le seconde che attengono alle competenze personali (come la consapevolezza di sé, la padronanza di sé, la motivazione) e sociali (come l’empatia e la capacità di gestire le relazioni interpersonali) mettono in gioco altre aree cerebrali e, principalmente, i circuiti che collegano i centri emotivi – in particolare l’amigdala – situati in profondità nel centro del cervello, con i lobi prefrontali, che sono i centri esecutivi del cervello.</p>
<p>Così se per l’apprendimento intellettuale, che comporta l’aumento delle conoscenze ed informazioni intellettuali, l’aula scolastica è un ambiente adatto, l’apprendimento delle competenze emotive richiede l’acquisizione o la modifica di comportamenti e atteggiamenti,  e qui la sola aula non basta più.</p>
<p><strong><em>Conoscere non è fare</em>.</strong> Comprendere intellettualmente una competenza è necessario, ma non di per sé sufficiente a modificare un comportamento. Un cambiamento profondo esige una riorganizzazione di abitudini di pensiero, sentimento e comportamento ben radicate. “Coltivare le competenze emotive – avverte Goleman &#8211; richiede la comprensione degli elementi e degli strumenti fondamentali della modificazione comportamentale. La mancata considerazione di ciò equivale ad un errore da un miliardo di dollari, cioè quanto si spende in “corsi”, “sperimentazioni” che poi hanno scarse ricadute positive nel processo di crescita dei ragazzi che sono sempre più confusi, impreparati a fare i conti con le proprie emozioni, a decodificarle, controllarle e indirizzarle costruttivamente per sé e per gli altri”.</p>
<p>Come afferma Laura Marchioni Comel, l’era digitale ci mostra dunque uno scenario in cui il mondo del lavoro è profondamente mutato non tanto per le sue modalità ma per il fatto che i nuovi contesti si fondano su lavoratori intesi come <em>persone</em>. Vengono richieste, oltre alle competenze intellettuali, abilità e competenze personali e sociali che attengono alla sfera emotiva dell’individuo e che sono in grado di determinare la qualità della prestazione lavorativa (nonché la qualità della vita).</p>
<p>Tali abilità e competenze possono essere allenate (è richiesto infatti molto esercizio!) consapevolmente attraverso il Coaching Umanistico. Il programma comprende espressione delle proprie potenzialità, motivazione, capacità di leadership, empatia e gestione delle relazioni, è orientato alla felicità ed il contesto di apprendimento è la vita reale.</p>
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		<title>Lavoro, i consigli per calmare i nervi prima di un discorso importante</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2016 07:57:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È scientificamente provato: il nervosismo e l’ansia collegati ad un avvenimento sono in grado di produrre sul fisico effetti dannosi. Aumento della frequenza cardiaca, stomaco chiuso, nausea, tremori, sudorazione, ginocchia...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/08/30/lavoro-consigli-calmare-nervi-un-discorso-importante/">Lavoro, i consigli per calmare i nervi prima di un discorso importante</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È scientificamente provato: il nervosismo e l’ansia collegati ad un avvenimento sono in grado di produrre sul fisico effetti dannosi. Aumento della frequenza cardiaca, stomaco chiuso, nausea, tremori, sudorazione, ginocchia deboli, fauci secche, voce incerta, rossore in viso, tensione muscolare e molto altro. Immaginiamo che tutto questo accada il giorno in cui finalmente ci presentiamo al pubblico, per un discorso o una presentazione, su cui abbiamo lavorato per mesi.</p>
<p>Nonostante i possibili sintomi esterni, la buona notizia è che non c’è nulla di male nel sentirsi nervosi o in ansia prima di uno speech. L’importante è riuscire a ricorrere a qualche piccolo accorgimento per evitare di far emergere il nostro stato d’animo. Il pubblico, infatti, non ci guarda dentro e non sa come ci sentiamo in quel momento. Perciò, quando si impara ad agire in maniera calma, abbiamo centrato il nostro obiettivo. Quando, infatti, restituiamo all’esterno un’immagine di noi basata su compostezza e fiducia, i nostri interlocutori recepiranno e conserveranno di noi sensazioni positive.</p>
<p>Ecco, quindi, alcuni consigli per trasformare il nervosismo prima di un “big speech”, in una opportunità di successo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol>
<li><strong>Un’adeguata preparazione<br />
</strong>Cerca le informazioni che ti servono e, come un bravo artigiano, confeziona il contenuto cucendolo addosso alle tue qualità e caratteristiche. Non procrastinare questo momento: è importante anticiparsi, in modo da arrivare alla presentazione con tutte le informazioni già assimilate.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li><strong>Familiarizzare con la location<br />
</strong>Non aspettare di arrivare sul palco per conoscere il luogo nel quale avverrà la presentazione. In questo modo, non ci saranno sorprese dell’ultimo minuto (scoprire che dal palco si vede solo metà del pubblico, ad esempio, o che durante lo speech viene servita la cena) e potrai testare le attrezzature prima del grande momento.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="3">
<li><strong>Il giusto training</strong><br />
Importante allenarsi prima, anche di fronte ad un po’ di pubblico, se possibile. L’ideale sarebbe registrare la prova e poi rivederla per evidenziare punti di forza e punti di debolezza.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="4">
<li><strong>Informarsi sul pubblico che parteciperà</strong><br />
Preparati facendo, con un po’ di anticipo, una piccola ricerca per capire cosa si aspetta il pubblico dalla tua presentazione. Arrivare sul posto in anticipo e scambiare qualche parola con le persone che vi ascolteranno, può aiutare ad avere informazioni privilegiate e volti amici in platea.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="5">
<li><strong>Pensa positivo</strong><br />
Allontana la negatività ripetendo affermazioni votate all’ottimismo e a esaltare la tua bravura di speaker. Concentra la mente sull’entusiasmo, sul dinamismo e sul talento. Inoltre, per aiutare fisico e mente a rispondere bene alle sollecitazioni, è consigliabile praticare respiri profondi. Calmano il battito cardiaco e ossigenano il cervello.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="6">
<li><strong>Memorizza il modo in cui aprirai la presentazione</strong><br />
Comincia bene e sarai a metà dell’opera. Le prime battute, infatti, comportano sempre una bella scarica di adrenalina. Se si impressiona l’audience da subito, la strada sarà in discesa, nonostante il nervosismo.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="7">
<li><strong>Sorridi!</strong><br />
Un sorriso sincero genera nel cervello sostanze chimiche in grado di calmare i nervi e conferire un senso di benessere. Inoltre, trasmette al pubblico il messaggio che sei felice di essere lì con loro.</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<ol start="8">
<li><strong>Non sei così nervoso come credi<br />
</strong>Ricorda: il pubblico non ti guarda dentro e spesso, dopo una presentazione, quando ci si rivede, ci si rende conto che non apparivamo poi così nervosi come ci sentivamo.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>In conclusione, quando ci poniamo con atteggiamento calmo e fiducioso, o almeno proviamo ad apparire come se lo fossimo, raccogliamo solo vantaggi: credibilità, simpatia, attenzione del pubblico. Se impariamo a gestire i nervi, infatti, e ci connettiamo col pubblico, le percentuali di successo aumentano esponenzialmente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Note: Articolo liberamente tratto da uk.businessinsider.com </em></p>
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