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	<title>ascoltare Archivi - Emma Labruna</title>
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	<title>ascoltare Archivi - Emma Labruna</title>
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		<title>Genitori e figli, i consigli per praticare l’ascolto attivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 07:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso mi scrivono genitori alle prese con i problemi dei figli e, soprattutto, con la necessità di instaurare con loro un dialogo proficuo. Molte volte mi sento dire la frase...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/29/genitori-figli-consigli-praticare-lascolto-attivo/">Genitori e figli, i consigli per praticare l’ascolto attivo</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso mi scrivono genitori alle prese con i problemi dei figli e, soprattutto, con la necessità di instaurare con loro un dialogo proficuo. Molte volte mi sento dire la frase “mio figlio non mi ascolta”. È vero che i genitori, animati da buone intenzioni, si prodigano per dare buoni consigli, supportare le aspirazioni dei figli, sostenerli attivamente di fronte alle sfide quotidiane. È altrettanto vero, però, che i figli talvolta alzano un muro e il dialogo non riesce a innescarsi. Un elemento importante da tenere in considerazione in questa dinamica, e che cerco spesso di mettere in evidenza con i genitori che si rivolgono a me, è il fatto che molti genitori hanno paura della possibilità che i figli “falliscano” o compiano gravi errori. I genitori, infatti, si sentono responsabili dei possibili insuccessi dei figli e si identificano totalmente con i loro problemi. In questo modo, però, il rischio è quello di dimenticare che la questione sollevata riguarda la sensibilità del ragazzo e non del genitore. È lui a dover rispondere alle criticità. Quando, invece, scatta questa identificazione, i genitori, involontariamente, trasmettono ai figli un senso di mancanza di fiducia nei propri mezzi.</p>
<p>Quindi, il primo passo è quello di acquisire la consapevolezza che il problema appartiene a nostro figlio, e non al genitore. Se riconosciamo nostro figlio come una persona distinta e autonoma, contribuiamo anche a fargli comprendere che dentro di sé ha tutte le risorse per venire a capo dei problemi.</p>
<p>In questo senso, è importante che anche noi genitori ci impegniamo per costruire una vita soddisfacente, cercando di realizzarci come persone, con tutto il nostro carico di bisogni e attese a cui rispondere.</p>
<p>Il primo passo è quello di comprendere i nostri sentimenti e bisogni più profondi. Se non siamo felici per primi noi stessi, non saremo in grado di garantire felicità e serenità ai nostri figli.</p>
<p>Quando un ragazzo prende un brutto voto a scuola, ad esempio, è il primo a provare dispiacere per l’accaduto. Il rapporto con i professori e i compagni nell’ambito del percorso scolastico è infatti un primo momento di confronto e definizione della propria identità. Quando un genitore acquisisce la consapevolezza di questo processo, può contribuire positivamente a far comprendere al figlio che le avversità fanno parte della vita, sta a noi trasformarle in opportunità di maturazione personale.</p>
<p>Ecco quindi alcuni semplici consigli per praticare l’ascolto attivo nei confronti dei nostri figli:</p>
<ul>
<li>Quando nostro figlio ha un problema, ricordate che è lui a doverlo affrontare. Distinguiamo quindi la sua persona dalla nostra.</li>
<li>Ascoltatelo con la massima attenzione ma astenetevi da giudizi e indicazioni del tipo “avresti dovuto fare così”.</li>
<li>Comprendere lo stato d’animo di nostro figlio e lasciar venir fuori, attraverso il dialogo e il confronto, tutte le possibili soluzioni. Anche in questa fase, ricordate di non giudicare o ridicolizzare.</li>
<li>Una volta elaborate le soluzioni, scegliere insieme la migliore. Ad esempio, nel caso di un brutto voto dopo un’interrogazione, ripassare il programma e offrirsi per essere nuovamente interrogato.</li>
<li>Infine, la conclusione del processo di ascolto: attuare la soluzione scelta e verificarne il risultato.</li>
</ul>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</strong></p>
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		<title>Genitori e figli, i consigli del coach per un dialogo proficuo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 13:30:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’arco di una sola generazione, il rapporto tra genitori e figli è radicalmente mutato. Oggi i figli sono visti dai genitori come esseri umani unici, in grado di affermarsi nel...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/07/27/genitori-figli-consigli-del-coach-un-dialogo-proficuo/">Genitori e figli, i consigli del coach per un dialogo proficuo</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’arco di una sola generazione, il rapporto tra genitori e figli è radicalmente mutato. Oggi i figli sono visti dai genitori come esseri umani unici, in grado di affermarsi nel mondo realizzando la propria vocazione. Il ruolo dei genitori è quindi diventato oggi in un certo senso “empirico”, essendo cambiati sia i punti di rifermento, che il contesto sociale attorno alla famiglia. Di fronte alle nuove sfide, la metodologia del coaching è un valido supporto per affrontare le potenzialità e le criticità del rapporto tra genitori e figli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La metodologia del coaching risulta particolarmente utile nei seguenti punti chiave:</p>
<ul>
<li>Stabilire chi comanda, contribuendo all’affermazione del concetto di “autorevolezza” a sfavore di quello di “autorità”.</li>
<li>La capacità di ascolto: spesso per i genitori è più facile dire che il figlio non li ascolta piuttosto che chiedere a loro stessi quanto sono disposti ad ascoltare i propri figli. Vi sono due tipi di ascolto. Il primo è l’ascolto passivo, che consiste nell’intervenire pochissimo nel dialogo e, quindi, far parlare molto l’altro. Il secondo è l’ascolto attivo, finalizzato a comprendere ciò che l’altro sta dicendo.</li>
<li>Infine, la scoperta delle potenzialità dei nostri figli.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>La psicologia positiva, diffusasi alla fine degli anni ’80, ha contribuito a mettere in evidenza che la felicità non è uguale per tutti, ma di certo è più felice chi si dedica totalmente alla propria attività (lavoro, gioco, tempo libero, famiglia). Ad esempio, il bambino che passa il tempo giocando con la tanto demonizzata Play Station si sta impegnando per raggiungere la propria felicità e soddisfazione, cercando di realizzare gli obiettivi posti dal videogame.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Coltivare virtù e potenzialità è la strada che porta alla felicità. La psicologia positiva ha identificato le principali virtù – punti di forza:</p>
<ol>
<li>Saggezza</li>
<li>Coraggio</li>
<li>Amore</li>
<li>Giustizia</li>
<li>Temperanza</li>
<li>Trascendenza</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il percorso di coaching propone di partire sempre dai punti di forza: è grazie ad essi, infatti, che riusciamo a migliorare i nostri punti deboli. “<em>Di solito, arrivati a questo punto dell’incontro</em> – spiega la coach Emma Labruna -, <em>propongo ai partecipanti al percorso un questionario sulle potenzialità. Chi partecipa dovrà dare un voto da 0 a 10 alle potenzialità che ritengono di possedere. Ciò che viene fuori è un bellissimo scambio tra persone che parlano di sé e si pongono domande, raccontano esperienze e si sentono anche incoraggiate a migliorare i propri voti, quindi le loro potenzialità</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“</em><em>I genitori </em>– continua Labruna &#8211;<em> sentono la responsabilità di essere qualcosa di meglio che semplici persone. Pensano di dover essere sempre all’altezza della situazione, di dover sempre amare i figli ed essere tolleranti o di dover mettere da parte i propri bisogni. In questo modo, accedono ad un ruolo che prima o poi risulterà stretto. Il punto di partenza è l’accettazione di se stessi, come persone e individui, da parte dei genitori”. </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Conoscere i propri sentimenti </em>– prosegue &#8211;<em> e come possono variare a seconda delle circostanze consente di essere in grado di accettare meglio la personalità e le azioni dei figli e degli altri. Ci si sente di più a proprio agio, quando si sta con persone che non hanno idee precise e rigide su come ci si dovrebbe comportare in ogni circostanza, su cosa è giusto e cosa è sbagliato. La sicurezza deriva piuttosto dalla fiducia in se stessi, cioè dal sentire di andare bene, di essere a posto per come si è”. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>Note: liberamente ispirata ai testi di Maria Paola Battista (italia.eu)</em></strong></p>
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		<title>L’ascolto: bacchetta magica nelle relazioni, non solo con i figli</title>
		<link>https://www.emmalabruna.it/2016/05/18/lascolto-bacchetta-magica-nelle-relazioni-non-solo-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 09:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo una bella famiglia, una casa, di che vestirci e mangiare, facciamo vacanze, abbiamo amici… Tuttavia, spesso quelle che potrebbero sembrare le migliori condizioni per la felicità sono ostacolate da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2016/05/18/lascolto-bacchetta-magica-nelle-relazioni-non-solo-figli/">L’ascolto: bacchetta magica nelle relazioni, non solo con i figli</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Abbiamo una bella famiglia, una casa, di che vestirci e mangiare, facciamo vacanze, abbiamo amici… Tuttavia, spesso quelle che potrebbero sembrare le migliori condizioni per la felicità sono ostacolate da incomprensioni, difficoltà relazionali che ci spingono a mettere tutto in discussione. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Così cominciamo a cercare i colpevoli, a enumerare i difetti di chi ci sta vicino e in fondo a ritenerli responsabili della nostra insoddisfazione. E se fosse solo un problema di comunicazione?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Le attuali difficoltà nelle relazioni tra marito e moglie, genitori e figli, insegnanti e alunni, derivano principalmente da modalità di comunicazione che non riescono a esprimere realmente come ci sentiamo e quello che vorremo. In realtà siamo molto impreparati in queste materie. A volte pensiamo di essere arrabbiati, ma invece ci sentiamo frustrati, o preoccupati e spaventati. Non siamo abituati a riconoscere e accettare le nostre emozioni e i sentimenti, e a comunicarli agli altri a cui chiediamo in pratica di “leggere nei nostri pensieri”! Allo stesso modo, sappiamo bene ciò che non vogliamo, ma se ci chiedono “tu come vorresti che andassero le cose?”, restiamo un po’ spiazzati.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Ebbene, per far funzionare le nostre relazioni c’è una competenza nuova da imparare. Niente di impossibile, eppure richiede impegno. E’ la <b>capacità di ascoltare</b>. Per acquisirla è necessario:</span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">la presenza assoluta, cioè con tutto il nostro essere; </span></li>
<li class="li1"><span class="s1">mettere da parte noi stessi: quello che è capitato a noi di simile, ecc. Invece: silenzio. Per esserne certi, meglio contare fino a cinque dopo che l’altro ha smesso di parlare;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non dare consigli e suggerimenti per aggiustare le cose (questo punto è uno dei più difficili da evitare!);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non rassicurare;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">non penderla sul personale (altro tasto dolente!);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">dare a chi ci sta di fronte tutto il tempo e lo spazio per esprimersi completamente e per sentirsi compreso (l’impresa appare davvero titanica!).</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Quando l’altro smette di parlare, non è finalmente arrivato il nostro turno (ebbene no!) ma è necessario attuare l’<b>ascolto attivo</b>, ovvero:</p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">dare un messaggio all’altro che abbiamo compreso ciò che ha detto, ripetendolo e dando empatia.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">Questo passaggio ci fa sentire in completa sintonia, la persona si sente finalmente vista, compresa, accolta.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Vediamo però ora un altro caso assai comune con ragazzi e adolescenti: la capacità di “ascoltare il silenzio, il non detto”. Per acquisirla è necessario:</span></p>
<ul>
<li class="li1"><span class="s1">la presenza assoluta cioè con tutto il nostro essere;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">osservare interessi e passioni, senza pregiudizi (es. e se la passione per le armi rivelasse una necessità di difendersi?);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">entrare in empatia con i messaggi non verbali, la postura, l’espressione del viso, ecc.;</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">esprimere le nostre emozioni di fronte al suo silenzio (preoccupazione, rabbia, tristezza);</span></li>
<li class="li1"><span class="s1">imparare a fare le domande.</span></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1">La capacità di ascoltare, a mio avviso, ha molto a che fare con la capacità di ricevere, di percepire e di accogliere la ricchezza che l’altro porta nella nostra vita. Inoltre riguarda la capacità di sentici “connessi”, che è una fantastica caratteristica delle relazioni. Allora vale la pena di provare a svilupparla.</p>
<p class="p1"><span class="s1">Il vantaggio “secondario” poi è quello che ci fa entrare maggiormente in connessione con le nostre emozioni. Fare il vuoto dentro di noi per accogliere l’altro, fa risuonare più chiaramente quello che noi stessi proviamo, ci istruisce e ci educa a comunicarlo.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Certo, richiede un po’ di allenamento. Ma il risultato è fare pace con noi stessi e con i nostri cari.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="p1"><span class="s1">Note:</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">M.B. Rosemberg – <i>Le parole sono finestre (oppure muri)</i> – Esserci Edizioni</span></p>
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