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	<title>Blog/Uno sguardo dall&#039;interno/Rubrica-del-Lunedì</title>
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	<description>Coach d&#039;orientamento</description>
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		<title>Procrastinazione: nemica o amica?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2025 17:16:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Procrastinazione: Le Cause, i Rimedi e Come Liberarsi dai falsi obiettivi La procrastinazione è una delle sfide più comuni, ma anche una delle più insidiose. Rimandare le cose che sappiamo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2025/01/24/procrastinazione-nemica-o-amica/">Procrastinazione: nemica o amica?</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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<p><strong>Procrastinazione: Le Cause, i Rimedi e Come Liberarsi dai falsi obiettivi</strong></p>



<p>La procrastinazione è una delle sfide più comuni, ma anche una delle più insidiose. Rimandare le cose che sappiamo di dover fare è un comportamento che ci frena, ci fa sentire sopraffatti e, spesso, ci causa frustrazione. Ma perché procrastiniamo? E, soprattutto, come possiamo superare questo blocco mentale che ci impedisce di progredire? In questo articolo esploreremo le cause principali della procrastinazione, i rimedi per superarla e come liberarci da impegni e compiti che non risuonano con la nostra parte più autentica.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le Cause della Procrastinazione</strong></h3>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Paura del fallimento</strong><br>La paura di non essere all’altezza o di fare un brutto lavoro è un freno potente. Quando ci sentiamo incapaci o temiamo di non riuscire, tendiamo a rimandare il compito. Evitare il fallimento ci sembra una via più sicura, ma in realtà il rinvio è spesso un rimedio peggiore del problema.</li>



<li><strong>Perfezionismo</strong><br>Il desiderio di fare tutto perfettamente può paralizzarci. Vogliamo che ogni dettaglio sia impeccabile e, invece di iniziare, restiamo fermi a cercare la perfezione. Ma la perfezione non esiste: ogni passo, anche se non perfetto, ci avvicina al nostro obiettivo.</li>



<li><strong>Mancanza di motivazione</strong><br>Se un compito non ci entusiasma o non vediamo il suo valore immediato, siamo più inclini a rimandarlo. La motivazione è essenziale, ma può essere difficile da trovare quando non percepiamo il legame tra quello che facciamo e ciò che vogliamo ottenere.</li>



<li><strong>Paura del giudizio degli altri</strong><br>Una causa sottile ma potente della procrastinazione è la paura del giudizio. Temiamo che gli altri ci critichino o non approvino ciò che facciamo. Questo ci spinge a rimandare, cercando di evitare il rischio di fallire o di essere visti come inadeguati.</li>



<li><strong>Mancanza di risorse economiche</strong><br>Spesso rimandiamo ciò che vogliamo fare perché crediamo di non avere i soldi necessari per realizzare i nostri sogni o progetti. La convinzione che il denaro sia l’unico ostacolo può limitare gravemente la nostra capacità di agire, ma in realtà molte opportunità si possono iniziare anche senza un grande capitale iniziale.</li>



<li><strong>Impegni imposti da un’immagine ideale di sé</strong><br>Molto spesso procrastiniamo perché ci siamo imposti obiettivi o attività che non rispecchiano il nostro vero io, ma piuttosto sono dettati dalla necessità di compiacere gli altri o di aderire a un’immagine ideale di noi stessi. Questo crea un disallineamento tra ciò che facciamo e ciò che sentiamo veramente, causando ansia e rimandando continuamente l’azione.</li>



<li><strong>Attività che ci annoiano o che non sappiamo fare o che non sono adatte a noi</strong><br>Molto spesso procrastiniamo perché si tratta di attività per cui non abbiamo competenze o risorse, oppure perchè sono noiose, ripetitive e ci impediscono di dedicarci a cose più importanti, quelle che sono più in linea con i nostri valori e con la nostra vita ideale.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I Rimedi per Superare la Procrastinazione</strong></h3>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Accettare l’imperfezione</strong><br>L’imperfezione è parte del processo. Non dobbiamo aspettare che tutto sia perfetto per agire. Ogni passo, anche piccolo, è un progresso. Abbracciare l’imperfezione ci aiuta a rompere il circolo vizioso della procrastinazione.</li>



<li><strong>Spezzare i compiti in piccole azioni</strong><br>Un compito grande può sembrare schiacciante. Dividere il lavoro in piccole, gestibili fasi rende l&#8217;azione meno stressante e più concreta. Iniziare con piccoli passi facilita l’ingresso in un flusso produttivo.</li>



<li><strong>Trovare il proprio “perché”</strong><br>Connettersi al significato profondo di ciò che stiamo facendo è essenziale per mantenere alta la motivazione. Chiediti: <em>&#8220;Perché voglio fare questo? Come contribuisce ai miei obiettivi a lungo termine?&#8221;</em> Questo ti aiuterà a concentrarti sull’importanza del compito, piuttosto che sulla sua difficoltà.</li>



<li><strong>Concedersi delle gratificazioni</strong><br>Una tecnica di gestione del tempo che può aiutare a combattere la procrastione è quella di concedersi momenti di relax dopo ogni sessione lavorativa o di studio. Si tratta di lavorare per 25-30 minuti senza interruzioni, e poi concedersi una breve pausa. Questo ti permette di rimanere concentrato e motivato senza sentirti sopraffatto.</li>



<li><strong>Creare un ambiente favorevole</strong><br>Un ambiente di lavoro disordinato o pieno di distrazioni può alimentare la procrastinazione. Organizza il tuo spazio in modo che favorisca la concentrazione, rimuovendo gli ostacoli e dedicando il tuo tempo solo alle attività importanti.</li>



<li><strong>Affrontare la paura del giudizio</strong><br>Il giudizio degli altri è inevitabile, ma non dovrebbe definire il nostro valore. Quando procrastiniamo per paura di essere criticati, ricordiamo che le opinioni altrui sono temporanee e spesso molto meno intense di quanto pensiamo. Agire nonostante il giudizio esterno ci aiuta a crescere e a liberare il nostro potenziale.</li>



<li><strong>Non aspettare di avere i soldi</strong><br>La mancanza di risorse economiche non deve essere un ostacolo insormontabile. Molti progetti si possono avviare con risorse minime, sfruttando internet, corsi online gratuiti o a basso costo, e investendo il proprio tempo anziché denaro. Non c&#8217;è mai un momento perfetto per iniziare, ma ogni piccolo passo che fai ti avvicina all’obiettivo.</li>



<li><strong>Liberarsi dagli obblighi imposti da un’immagine ideale</strong><br>La procrastinazione spesso nasce dal disallineamento tra ciò che dobbiamo fare per compiacere gli altri o mantenere un’immagine ideale, e ciò che veramente vogliamo. Pratica l&#8217;autoconsapevolezza: chiediti se ciò che stai facendo è in sintonia con i tuoi veri desideri. Imparare a dire no è essenziale per allineare le tue azioni ai tuoi valori più profondi. Quando agiamo in modo autentico, la procrastinazione si dissolve.</li>
</ol>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusioni: Agire con Consapevolezza e Coraggio</strong></h3>



<p>La procrastinazione non è un ostacolo insormontabile. Superarla richiede un cambiamento di mentalità e l’adozione di pratiche che ci aiutino a mantenere alta la motivazione, a rimanere concentrati e a liberare il nostro tempo e le nostre energie per ciò che conta davvero. </p>



<p>Capire perchè stiamo rimandando può aiutarci a individuare quali sono le attività più importanti da fare per raggiungere i nostri obiettivi, sviluppare la capacità di organizzarci suddividendo i compiti più onerosi in azioni più piccole, imparare a riconoscere quelli che proprio non vogliamo fare e delegarli, e infine liberarsi da impegni che non risuonano con il nostro vero io. In questo modo possiamo smettere di rimandare e iniziare a vivere la nostra vita con maggiore autenticità e realizzazione.</p>



<p></p>
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		<title>Come trovare la giusta motivazione per affrontare i test di medicina</title>
		<link>https://www.emmalabruna.it/2024/04/22/come-trovare-la-giusta-motivazione-per-affrontare-i-test-di-medicina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 19:49:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la sessione di coaching d’orientamento, Letizia mi dice “sto studiando per fare i quiz per entrare a medicina, ma sento che mi manca la motivazione”. Letizia è una ragazza...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2024/04/22/come-trovare-la-giusta-motivazione-per-affrontare-i-test-di-medicina/">Come trovare la giusta motivazione per affrontare i test di medicina</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>Durante la sessione di coaching d’orientamento, Letizia mi dice “sto studiando per fare i quiz per entrare a medicina, ma sento che mi manca la motivazione”.</p>



<p>Letizia è una ragazza di quinta liceo classico, con un eccellente curriculum scolastico, fatto di impegno costante e voti alti.</p>



<p>Come tanti suoi colleghi, che scelgono questa strada, Letizia è però spaventata di fronte ai test d’ingresso alla facoltà di medicina, che vede come un mostro capriccioso ed incontrollabile, in grado di rubarle i sogni e le aspirazioni.</p>



<p>Letizia infatti sente di star impegnando le sue migliori energie (rinunciando alle uscite con gli amici, alle gite, al giusto divertimento per la sua età) per investirle in un titolo ad alto rischio.</p>



<p>E’ come dover lavorare duramente per due anni o più,&nbsp; per mettere da parte una somma e poi giocarsela in una manciata di minuti.</p>



<p>A ben vedere, non si tratta di mancanza di motivazione, ma del legittimo timore di vedere annientati tutti i suoi sforzi di fronte a domande che poco o nulla hanno a che fare con la sua preparazione.</p>



<p>Per Letizia, poi, oltre all’interesse per la materia,&nbsp; il test di medicina è quasi una sfida personale per dimostrare a se stessa e ai suoi cari, il suo valore.&nbsp;</p>



<p>Il problema dunque non è la mancanza di motivazione ma la paura di fallire nel suo sogno, di veder dispersi tutti i suoi sacrifici e addirittura di sentirsi annientata, da un risultato negativo.</p>



<p>Dopo aver fatto chiarezza su questo aspetto,&nbsp;</p>



<p>&nbsp;ho chiesto a Letizia:&nbsp; “Che significato ha per te poter accedere alla facoltà di medicina?” La prima risposta è stata: “Perchè mi piace e perchè sento di essere portata per questo tipo di studio”.</p>



<p>Ok, le ho risposto, “ma detta così sembra una cosa che riguarda solo te!”.&nbsp;</p>



<p>All’inizio Letizia non capiva dove volessi andare a parare. Allora le ho chiesto:  “Che vuol dire per te fare il medico?”  “Beh, aiutare le persone che stanno male a poter guarire”. “Ecco &#8211; ho detto &#8211; cominciamo a capirci!”.</p>



<p>Il primo passo per sentirsi motivati nell’affrontare un percorso di studi, soprattutto quando è così lungo ed impegnativo, è aver chiara la sensazione che attraverso quello che faremo, daremo un contributo agli altri e miglioreremo un po’ il mondo, nel frattempo che acquisiamo le competenze e procediamo nel nostro progetto di autorealizzazione.</p>



<p>In tal modo, Letizia è passata dal considerare il superamento dei test d’ingresso come (la visione) una sfida con se stessa per dimostrare il suo valore, al focalizzarsi sul contributo che lei avrebbe potuto dare al mondo e agli altri, grazie al suo impegno, al suo studio e futuro lavoro.&nbsp;</p>



<p>In particolare, Letizia ha compreso che le sarebbe piaciuto lavorare con i bambini che ama molto e specializzarsi quindi in pediatria&nbsp;</p>



<p>2) Abbiamo stabilito poi che per ogni sessione di allenamento con i quiz,  avrebbe dovuto concedersi periodi di relax e ricarica energetica facendo cose che le piacciono.  Naturalmente, l’elenco delle cose che le danno particolare gioia e piacere, lo avevamo compilato prima!. In modo da dare il giusto nutrimento alla sua parte emotiva che se no, le avrebbe remato contro!</p>



<p>3) Infine, abbiamo preparato il piano B. Sebbene Letizia non volesse sentir parlare di piano B e diceva che non avrebbe accettato niente di meno che medicina, pensare a modi alternativi di poter conseguire il suo obiettivo, ci ha aiutato a “ridurre l’importanza” e quindi le aspettative (e le relative ansie) riposte sull’obiettivo principale,</p>



<p>Quindi riassumendo, se hai stabilito un obiettivo molto sfidante per la tua realizzazione personale e professionale ma senti che ti manca la giusta motivazione a perseguirlo o a superare eventuali ostacoli iniziali, ecco tre suggerimenti utili per te</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>non ti concentrare sul dover dimostrare il tuo valore, ma sul contributo che puoi dare agli altri grazie allo sviluppo delle tue competenze</li>



<li>alterna periodi di studio intenso a momenti di gratificazione e relax, opportunamente fissati in agenda</li>



<li>Riduci l’importanza del tuo obiettivo per diminuirne l’impatto emotivo, prendendo in considerazione anche modalità alternative per raggiungere lo scopo desiderato</li>
</ol>



<p>Se invece vuoi un aiuto personalizzato per rinforzare la tua motivazione o per conoscere in quali campi d’azione potresti più facilmente realizzare le tue propensioni e potenzialità, o semplicemente vuoi sapere con maggior chiarezza quali sono le tue potenzialità, prenota una chiamata gratuita compilando il form nel primo commento, e sarò felice di aiutarti.</p>
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		<title>Superare se stessi o superare gli altri? &#8211; Maddalena Guerriero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Aug 2017 07:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa si è disposti a fare per raggiungere per raggiungere i propri obiettivi? Mi piacerebbe approfondire il tema della competizione, nonostante ne abbia già parlato in precedenza, inquadrandola nel contesto...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/08/01/superare-superare-gli-altri-maddalena-guerriero/">Superare se stessi o superare gli altri? &#8211; Maddalena Guerriero</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa si è disposti a fare per raggiungere per raggiungere i propri obiettivi?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacerebbe approfondire il tema della competizione, nonostante ne abbia già parlato in precedenza, inquadrandola nel contesto sociale in cui oggi molti si ritrovano a vivere. A mio parere l’onestà e la rettitudine nella società e nei rapporti interpersonali dovrebbero venire prima del prestigio sociale e della ricerca del benessere economico; invece il più delle volte si è attratti solo dall’apparenza e si vede solo il guscio esterno delle cose anziché la loro essenza. Ed è allarmante vedere che tutto ciò comincia già negli anni della scuola proprio quando si dovrebbero condividere con più spontaneità e sincerità le esperienze di quell’età; e si esaspera poi all’università e con l’entrata nel mondo del lavoro. L’onestà e l’amicizia sembrano avere un valore secondario rispetto all’accaparrarsi un posto di lavoro migliore, l’attenzione di qualcuno o un vantaggio economico. Mi viene in mente a tal proposito una frase di Cesare Pavese “Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza”; a riprova di quanto sia sempre stata universalmente riconosciuta la difficoltà nel creare rapporti autentici, e di reciproca e pari condivisione e scevri da interessi, malizia e opportunismo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ capitato a molti ragazzi di vivere un momento di difficoltà in cui non si è potuto dare il massimo o ci si è fermati per recuperare energie, non senza che questo momento di fragilità venisse colto al volo da chi gli era intorno per trarne in qualche modo un vantaggio personale.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessità di apparire migliore degli altri ci spinge ad essere in competizione in qualsiasi ambito della vita: fare più viaggi, possedere di più, essere più popolare, più ricco, più in forma fisicamente, o avere un status sociale più prestigioso. Questo assurdo contesto di vita mi ha indotto a riflettere su quanto tutta questa lotta continua sia una maschera poi di una falsa autenticità e di un senso di inadeguatezza vissuto innanzitutto con sé stessi. Nel fare il nostro lavoro per passione, solo per noi stessi e per la nostra crescita organica si dovrebbe, secondo logica, cercare persone con cui condividere i nostri interessi, rapportarsi a loro con il piacere autentico di chi condivide un’affinità e competere con questi, ma sempre con onestà e facendo affidamento solo sul proprio impegno e le proprie capacità nell’affrontare la sfida.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo diffuso atteggiamento è figlio di quell’etica stacanovista impostata sull’impegno e sul dovere cui siamo abituati fin da piccoli, che non ci indirizza in modo autentico verso il nostro individuale percorso di crescita permettendoci di essere sempre in linea con le nostre esigenze emotive, ma ci rende solo degli automi in gara l’uno contro l’altro al mero fine di dimostrare di essere migliori. Citando Coelho “il vincitore è solo”….e se ne esce da questa lotta stremati e con l’atteggiamento di chi sta sempre a guardarsi dagli altri perché non gli rubino qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Dunque fin dove è giusta la competizione? La competizione è la molla che fa avanzare verso il miglioramento. E’ giusto guardare a chi è migliore di noi come modello per crescere continuamente, ma senza dimenticare la nostra unicità e soprattutto vivendo il confronto con la forza dell’onestà e del rispetto reciproco, senza invidia e rancore verso il prossimo.</p>
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		<title>Puoi scegliere che tipo di persona vuoi essere &#8211; Alessia Renna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jul 2017 14:52:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
		<category><![CDATA[identità scelta]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[progettare il futuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono nata il 6 novembre 1988, questo è quello che dice il mio certificato di nascita. Sono nata il 29 gennaio 2017, questo è il giorno in cui ho deciso...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/07/24/puoi-scegliere-tipo-persona-vuoi-alessia-renna/">Puoi scegliere che tipo di persona vuoi essere &#8211; Alessia Renna</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono nata il 6 novembre 1988, questo è quello che dice il mio certificato di nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono nata il 29 gennaio 2017, questo è il giorno in cui ho deciso di prendere in mano la mia vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei ventotto anni trascorsi fino alla mia rinascita posso dire di aver vissuto appieno la mia vita. Mai ho pensato di non essere padrona di ciò che mi portava ad una scelta piuttosto che ad un’altra. La mia testa è sempre stata pensante, libera, critica, ma fino ad un certo punto. Questo “punto” era il mio limite.</p>
<p style="text-align: justify;">Abituata a credere che la scuola, l’università mi avrebbero guidata fino al naturale ottenimento del lavoro, non mi sono mai domandata se realmente potessi scegliere io in prima persona ciò che volevo per me stessa, invece che subire passivamente le scelte del contesto in cui mi trovavo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavorare era solo un mezzo per guadagnare e credevo che qualsiasi lavoro avessi ottenuto mi sarebbe andato bene purché pagato. Una favola che raccontavo a me stessa!</p>
<p style="text-align: justify;">Il periodo di gestazione per arrivare a capire che era ora di “darmi una mossa” è durato ben 3 anni, ma in realtà era iniziato molto prima, quando alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” io non ho mai saputo dare risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la maturità classica la mia scelta per l’università è stata dettata più dall’urgenza di iniziare un percorso, piuttosto che dalla consapevolezza che quegli anni di studio mi avrebbero portato ad una realizzazione personale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre avuto una passione per le lingue e per gli studi umanistici. Mi sembrava naturale, perciò, intraprendere un corso di laurea per studiare materie che mi appassionavano molto. Dopo la laurea triennale, dovendo scegliere un percorso specialistico, ho spostato la mia attenzione su quello che mi sembrava più utile al tipo di lavoro cui aspiravo, l’insegnamento dell’italiano a stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piaceva l’idea, che una volta conclusi gli studi, avrei avuto buone opportunità di lavoro, data la crescente presenza di immigrati in Italia. Ero convinta che, senza molti sforzi, il lavoro mi sarebbe “caduto tra le braccia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti e cinque gli anni di studio mi hanno entusiasmato tantissimo e oggi posso dire che rifarei mille volte la stessa scelta. Quello che però non avevo considerato, che non mi era apparso chiaro fin da subito, era che il mondo del lavoro non era lì pronto ad aspettarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’impatto con la realtà è stato duro e frustrante. Non avevo idea di come sbloccarmi da quella fase di stallo in cui all’improvviso, finita l’università, mi ero ritrovata.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trascorso mesi in attesa che qualcosa accadesse e, anche se mi davo da fare per inviare CV, chiedere informazioni su possibilità di lavoro, autocandidarmi per le scuole di italiano, sembrava che nulla si muovesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che mi era mancato, durante gli anni della formazione, era qualcuno che in maniera professionale mi aiutasse a orientarmi verso la strada più giusta per me, qualcuno che mi desse gli strumenti per fare scelte consapevoli e non dettate dalla fretta di fare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al percorso seguito con la Coach di Orientamento, sono riuscita a prendere coscienza delle mie potenzialità, comprendendo meglio come muovermi verso un cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscere le nostre capacità, sviluppare delle competenze affini alla nostra personalità è un lavoro che richiede tempo, ma che ci fa ottenere la libertà di poter dire “Questa sono io, cosa posso offrire agli altri?”. Era necessario per me capire chi sono e come far fruttare i miei talenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questi incontri tutto ha iniziato a prendere una piega diversa nella mia vita: sto lavorando a tanti progetti che piano piano si stanno realizzando, riscoprendo il piacere di dedicarmi alle cose che amo e trasformando una passione in una opportunità di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è stata una coincidenza, ciò che mi sta accadendo non è solo “fortuna”. La buona sorte la si attira quando siamo positivamente volti verso il successo, non inteso come fama o popolarità. Successo, dal mio punto di vista, significa io ho fatto “succedere” ciò che è più giusto per me, ciò per cui provo orgoglio per me stessa, ciò per cui mi posso ritenere soddisfatta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio percorso non sarà breve, non otterrò tutto subito, non mi è stata data la bacchetta magica e domani non avrò sicuramente ottenuto tutto ciò che desidero. Eppure so per certo che ogni giorno, ogni minuto della mia vita sarà volto al miglioramento di me stessa, affinché io possa raggiungere quegli obiettivi che mi sono prefissa nel momento in cui ho capito chi sono e chi voglio essere.</p>
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		<title>Da Avellino a Cardiff. Dove ho trovato il coraggio? -Lorenzo Palmieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2017 18:06:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi chiamo Lorenzo. Sono un ragazzo di 23 anni a cui è stato dato negli ultimi anni un appellativo che proprio non credevo mi appartenesse, Coraggioso. Mi è capitato anche...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/07/17/avellino-cardiff-trovato-coraggio-lorenzo-palmieri/">Da Avellino a Cardiff. Dove ho trovato il coraggio? -Lorenzo Palmieri</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Lorenzo. Sono un ragazzo di 23 anni a cui è stato dato negli ultimi anni un appellativo che proprio non credevo mi appartenesse, Coraggioso. Mi è capitato anche di recente, più di una volta, di scambiare qualche parola con dei vecchi compagni di liceo. Tra i soliti racconti del più e del meno arrivava sempre la domanda: “E ora cosa fai?” Lavoro come responsabile in una piccola azienda in Gran Bretagna,da alcuni anni ormai. Una risposta semplice, che lascia poco spazio alla fantasia. Eppure tutte le volte questa mia semplice spiegazione è stata seguita da esclamazioni tipo “Che coraggio!” o ancora “bravo ci vuole coraggio” oppure “accidenti sei coraggioso!” e un ultima che mi fa pensare, e alle volte anche un pò ridere “io non avrei il coraggio” Tra me e me penso spesso che non ci è voluto coraggio. Era semplicemente arrivato il momento di cambiare.Era inizio ottobre e la mia vita ruotava tra università, palestra e gli amici. Quando avevo la possibilità lavoravo per qualche giorno insieme ad un amico tuttofare o magari come fattorino per uno studio medico,niente di esaltante ma almeno riuscivo a mettermi qualche soldo in tasca evitando così di doverli chiedere a mia madre per la benzina della macchina o un panino al sabato sera. Personalmente avevo in testa un chiodo fisso in quel periodo,volevo mettermi alla prova. Avevo questa continua voglia di testare le mie capacità,di vedere cosa ero in grado di fare, scoprire i limiti delle mie possibilità e quanto di quegli anni di studio,esperienze di vita e filosofia avrei potuto usare per aggiungere un nuovo capitolo alla mia storia. C’è un detto che recita “chi cerca trova” e infatti così fu. Ero uscito da poco da una situazione sentimentale non molto piacevole e ora più che mai avevo bisogno di una ventata di aria fresca e di imparare qualcosa di nuovo su di me. Scrissi ad un amico che lavorava da qualche tempo all’estero. Non sapevo dove,ne sapevo da quanto tempo, ero solo sicuro che non fosse in Italia. Scoprii dopo aver fatto una chiacchierata su Skype che Joris, l’amico che poi diventò il mio coinquilino, che viveva da oltre un anno a Cardiff, la capitale del Galles. Lavorava come pizzaiolo in un ristorante locale e divideva la casa e le spese con David, un ragazzo spagnolo. Il caso volle che in quel periodo si fosse liberata una stanza e che ora fosse in affitto. Andare a vivere all’estero Ecco la sfida che cercavo,ecco cosa poteva soddisfare la mia voglia di esperienza. Racimolai qualche soldo, per mia fortuna il compleanno a Novembre fu di grande aiuto, e così il 1 dicembre partì alla volta del Galles. Il piano era quello di stare li 2 mesi. Viaggiare per il paese,la città e conoscere nuove culture incrementando le mie esperienze personali. Joris mi disse di portare il Curriculum con me,se dovevo mettermi alla prova perchè non provare anche a lavorare? Tra un giro della città e un’altro lasciai curriculum un pò ovunque,usando il sorriso italiano e la “sfacciataggine”di chi non ha nulla da perdere. Andai in ristoranti, uffici, negozi e alberghi,ovunque la mia doppia lingua (per mia fortuna ho ottime conoscenze di lingua inglese),potesse tornare utile. Alla fine trovai quel che cercavo. Dopo un breve colloquio telefonico e un incontro con il propietario della ditta mi venne offerto un posto di lavoro in un azienda di telefonia. Se avessi accettato l’indomani mi sarei potuto presentare in negozio dove per le prossime settimane mi avrebbero insegnato il mestiere, assistenza clienti,riparazioni e Management. Ero ovviamente contento di questa opportunità e non persi tempo ad accettare il lavoro, magari un pò di corsa, ma la sete di novità ed esperienze stava finalmente trovando soddisfazione, così mi lasciai sopraffare. Quando partii avevo 300 sterline da pagare per la mia stanza come caparra, e un debito di altre 300 con Joris che mi diede una mano per il primo mese. Il resto era un incognita. Dormivo su un materasso poggiato sul pavimento, niente struttura del letto, ne rete. Alcuni penseranno che fosse una situazione un pò estrema ma per me era un’ avventura, e nessun viaggio si affronta senza sfide o peripezie! Dopo poche settimane riuscii a ripagare il mio debito, e finì anche con il pagare il mio affitto diventando a tutti gli effetti un coinquilino della mia nuova casa, e non più solo un ospite. Passarono i mesi e non mi resi quasi conto che ormai era arrivato il momento di dire addio alla stanza,mi ritrovai davanti una nuova sfida, dovevo trovare casa. Non ero particolarmente incline a prendere un appartamento tutto per me,troppi costi e tantissime responsabilità in più. Così grazie al potere di internet, frugai tra i vari siti e annunci di affitto per stanze. Ne trovai una dall’altra parte della città. Avrei condiviso la casa con altre 3 persone per un totale di 4 coinquilini. Li incontrai un sabato e fortunatamente ci trovammo d’accordo su molte cose,così la presi. Portai tutta la mia roba in bici con alcuni viaggi, e grazie a David il grosso delle mie cose fu portato in macchina essendo lui motorizzato. Mi sono messo in discussione per diventare un persona più completa,per imparare di più su di me e sul mondo. Ho avuto e ancora ho peripezie al lavoro ma ho dimostrato di che pasta siamo fatti noi Italiani e ora sono uno dei responsabile del mio settore, ho conosciuto persone nuove, altri ragazzi italiani che come me hanno scelto di imbarcarsi in questa avventura, nuove culture, ho lavorato con persone provenienti da tutto il mondo (Bulgari,Turchi,Indiani,Pachistani,Libici,Olandesi,Africani,ovviamente Britannici ecc) Ho conosciuto persone che si sono rivelate ladri, o poco di buono e altre che invece son diventate parte integrante della mia vita portandomi ogni giorno un sorriso. Certo mi sono lasciato alle spalle casa, e tante ma tante cose che amavo ma questo non vuol dire che un domani io non possa tornare e usare tutta questa mia conoscenza per vivere di nuovo in quello che io penso sia il paese più bello L’italia ( noi sappiamo anche fare la pizza che fidatevi non è poco!) Mi chiamo Lorenzo ho 23 anni e dal 2 febbraio 2015 io vivo a Cardiff. Mi manca l’Italia, la mia famiglia e i miei amici. Ho imparato però che se vuoi che le cose migliorino, devi essere pronto al cambiamento, e qualche volta devi rincorrerlo per ottenere qualcosa dalla vita, affrontando anche le paure dell’ignoto.</p>
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		<title>Fuori-sede  e amicizie &#8220;liquide&#8221; &#8211; Maddalena Guerriero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2017 16:57:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
		<category><![CDATA[Fuori sede]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per gli studenti fuori sede l’uscita dal nucleo familiare ed il trasferimento in una nuova città, possono essere eventi destabilizzanti ma, al contempo, molto formativi. Il cambiamento di ritmi e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/07/10/sede-amicizie-liquide-maddalena-guerriero/">Fuori-sede  e amicizie &#8220;liquide&#8221; &#8211; Maddalena Guerriero</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per gli studenti fuori sede l’uscita dal nucleo familiare ed il trasferimento in una nuova città, possono essere eventi destabilizzanti ma, al contempo, molto formativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cambiamento di ritmi e stile di vita, che spesso devono adattarsi a quelli di metropoli come Roma o Milano, il dover riorganizzare la propria routine per far fronte a tante piccole incombenze quotidiane a cui prima pensava la famiglia, e poi la convivenza, un’esperienza di vita e dicrescita che ti porta davvero a fare i conti con i tuoi limiti, a rimodulare il tuo modo di interagire con gli altri, a riflettere su come possono essere complesse le relazioni umane.</p>
<p style="text-align: justify;">È necessario maturare una tua indipendenza emotiva che faciliti il bastare a sé stessi sempre, pur restando immersi in una miriade di contesti sociali diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel vivere con persone diverse da te, con modi di fare e abitudini diversi, devi per un attimo mettere da parte l’idea di amicizia e lo spirito di condivisione come lo intendiamo da ragazzi e, anzi, tracciare prima dei limiti e dei confini con l’altro e mantenere un certo distacco emotivo che  consenta di saper dire di no quando è necessario e di non farti sopraffare dai ritmi e dalle esigenze degli altri finendo per perdere di vista le tue.</p>
<p style="text-align: justify;">A me è stato utile in proposito leggere i testi di Rolf Sellin che possono aiutare a modificare il proprio modo di approcciare il mondo, insegnando a tracciare confini emotivi con l’altro per far sì che questi non ci ferisca.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna imparare a stare con tutti senza perdere sé stessi e ad essere amici proprio nel rispetto dell’individualità, diversità e indipendenza dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste lezioni di vita si apprendono spesso solo vivendo e non senza incorrere in ferite e delusioni. In un mondo dominato dall’indifferenza e dall’individualismo può essere pericoloso condividere con l’altro senza prima valutare accuratamente chi abbiamo di fronte. Per di più, le persone intorno a noi cambiano continuamente, annullando la possibilità di un rapporto di continuità e di conoscenza più profonda che consenta anche un legame affettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci si ritrova a sperimentare le conseguenze di quella società liquida di cui tanto si parla negli ultimi anni, in cui la nostra generazione si è trovata immersa: nel mondo globale la liquidità dei ritmi e degli stli di vita ha creato instabilità non solo nella vita pratica ma anche nella sfera emotiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La generazione dei millennials è una generazione di “cittadini del mondo”, che deve adattarsi a cambiare lavoro, a spostarsi continuamente, cambiando contesti e riferimenti affettivi, perdendo quella “continuità del sé”, che determina una storia nel vissuto di una persona.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo evitare il rischio di una dissoluzione personale solo conoscendo bene noi stessi e stabilendo criteri validi e coerenti per individuare le persone a noi più affini.</p>
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		<title>Come superare l&#8217;ansia di perdere tempo &#8211; Maddalena Guerriero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2017 08:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[conoscere se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[Perdere Tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non sei né in ritardo né in anticipo, sei nel tuo tempo”… Questa è una bella frase che ho letto su  facebook qualche tempo fa. E oggi vorrei focalizzarmi proprio...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/07/03/superare-lansia-perdere-tempo-maddalena-guerriero/">Come superare l&#8217;ansia di perdere tempo &#8211; Maddalena Guerriero</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Non sei né in ritardo né in anticipo, sei nel tuo tempo”… Questa è una bella frase che ho letto su  facebook qualche tempo fa. E oggi vorrei focalizzarmi proprio su questo concetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le esperienze che ho vissuto negli ultimi anni mi hanno portato a imparare ad incentrarmi molto di più su me stessa. Ho iniziato a riflettere sul tempo perché sono stata costretta a lunghi periodi di stasi in cui avevo preoccupazione per il tempo che stavo perdendo, per le cose che non stavo vivendo insieme ai ragazzi della mia età e paradossalmente questo continuo rimuginare non faceva che farmi perdere altro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra quasi che oggi, lo avvertiamo ancora di più il peso del tempo che avanza, forse perché calati in una realtà che ci impone di stare sempre bene, di essere sempre felici e produttivi, sempre in forma.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche i social ci inducono a mostrarci  sempre impeccabili: si posta  solo il meglio delle nostre vite e non le difficoltà, le debolezze, i momenti di buio totale. Quest’ansia di vivere ci porta a prefigurarci mille scenari diversi ancora prima che accadano e a non goderci mai nulla veramente. Avere un momento di crisi in cui si ha bisogno di fermarsi perchè non si può essere al top, è visto come una debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ragazzi poi, è importante stare al passo con gli altri per sentirsi parte di un gruppo con cui condividere tutte le esperienze del momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E’ capitato anche a me di correre in un momento in cui forse avrei dovuto solo fermarmi e aspettare di ritrovare il mio equilibrio,</strong> con un successivo concatenarsi di fallimenti e delusioni che mi ha portato solo a demoralizzarmi e a perdere altro tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo mi è capitato di iniziare l’università in un momento di grande difficoltà e stress personali e questo mi ha portato via gli anni più belli, in cui avrei  voluto vivere la fine dell’adolescenza in un clima di condivisione emotiva con gli altri e in cui ho invece assaporato il gusto amaro della solitudine e dell’isolamento sociale. Solo ora ripenso con malinconia agli anni passati e a come avrei potuto sfruttarli diversamente senza preoccuparmi del giudizio degli altri e senza la fretta di dover stare in regola e l’ansia di starmi perdendo chissà cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando sono uscita dal liceo ho vissuto sulla mia pelle la competizione spietata a cui ti porta il dover combattere con gli altri per uno stesso obiettivo, competizione che a volte ti porta a dimenticare le cose veramente importanti di quegli anni come il condividere i momenti belli di quell’età invece di stare l’uno contro l’altro pronti ad affossarsi a vicenda al primo errore o momento di debolezza, senza alcuna considerazione per quei valori che proprio da ragazzini dovrebbero essere ancora più sentiti, come l’amicizia, la solidarietà, la complicità, il rispetto, l’aiuto reciproco. Ho vissuto la rabbia e il dolore profondo dell’essere usata ai fini personali di altri che dovevano arrivare prima di me o elemosinare le attenzioni di un professore servendosi di un lavoro che non era frutto delle loro menti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono resa conto di quanto fine a se stessa fosse quella competizione,  non la sana competizione che dovrebbe spronare al miglioramento. <strong>Una competizione dettata proprio da quell’educazione basata sul dovere e sull’appiattimento della personalità che ci rende tutti uguali, dei fantocci che si azzuffano tra loro solo al fine di dimostrare di essere migliori dell’altro e non perché veramente interessati a quello che stanno facendo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E’ perciò che, tornando a quanto già ho detto precedentemente, <strong>non dobbiamo mai dimenticarci di sentire noi stessi e la nostra vera essenza</strong>, che è l’unica cosa che potrà renderci indipendenti da tutto e tutti e di continuare ad andare avanti nonostante gli ostacoli e le difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisogna incentivare la diversità in quanto ricchezza, proprio oggi in cui c’è la possibilità di crearsi autonomamente il proprio personale percorso evolutivo, addirittura inventandoselo “ex novo” un lavoro, se necessario. Oggi c’è la possibilità di fare di qualsiasi tipo di interesse un modo per guadagnare. C’è chi, ad esempio, ha deciso di dedicare la sua vita a viaggiare e scoprire il mondo e ha fatto di questo il suo lavoro creando un blog online in cui dare consigli, fare reportage di viaggi, addirittura mettersi al servizio di agenzie di viaggio proponendo recensioni utili a futuri visitatori. E alla stregua di ciò sono nati i fashion blogger e i food blogger; senza contare poi che i nuovi mezzi informatici a disposizione e le nuove dinamiche sociali hanno creato proprio figure professionali  nuove, come l’influencer o lo youtuber. Tutto questo ci offre l&#8217;opportunità di svolgere attività in linea con i nostri interessi più autentici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mai come oggi c’è bisogno di originalità più che di tecnici perché a breve molti lavori saranno sostituiti dalle tecnologia</strong> e già si parla, a livello politico, di istituire uno reddito minimo pro-capite per tutti indipendentemente dal lavoro svolto. Progredirà poi nel lavoro al di là del reddito minimo chi riuscirà ad inventare continuamente qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Presa da questa foga generale anche io mi sono buttata a capofitto in questa corsa verso il futuro, senza riflettere sull’opportunità che avevo di costruirmi la mia strada in maniera autonoma e di riflettere bene prima di scegliere un eventuale percorso. Spesso a 18 anni si è ancora giovani e troppo inesperti per fare una scelta così importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò se per un motivo o per un altro, all’uscita dalla scuola non avete ancora le idee chiare, non sentitevi persi. N<strong>on scegliete la prima cosa che vi viene in mente solo per non perdere tempo</strong> e trovare subito un modo per guadagnare. Se necessario prendetevi un anno per curiosare su cose che vi hanno sempre attratto ma a cui non vi siete mai dedicati, state a contatto con persone che vi piacciono e concedetevi un’esperienza di viaggio o di vita. <strong>Il tempo che impieghiamo per conoscere noi stessi non è mai tempo perso.</strong> Io per esempio, rimpiango di non aver “sprecato” prima un po’ del mio tempo per fare esperienze che a una certa età hanno sicuramente un gusto più magico e intenso. Rivolgetevi a chi si occupa di orientamento in modo professionale, o meglio di <strong>Coaching d’Orientamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Andate agli open day delle università che vi interessano e spulciate i loro siti internet per essere informati in anticipo su tutte le opportunità formative che offrono. Le possibilità di fare un’esperienza formativa e di vita sono infinite e io stessa ne sono venuta a conoscenza solo in un secondo momento: c’è la possibilità di lavorare all’estero e avere vitto e alloggio gratis con il wwoof, il programma “cultural care au pair” e tanti altri ancora. Pensate solo a voi stessi, senza fare confronti con chi ha già cominciato l’università o imboccato una strada sicura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno ha il suo percorso e la sua vita, e prima imparate ad essere centrati su di voi e a non seguire la massa, prima scoprirete la vostra strada.</p>
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		<title>Il ruolo della scuola nell’orientare i giovani verso il futuro &#8211; Maddalena Guerriero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emma Labruna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2017 22:22:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Uno sguardo dall'interno]]></category>
		<category><![CDATA[piacere e dovere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola di vita]]></category>
		<category><![CDATA[scuola ideale]]></category>
		<category><![CDATA[studente al centro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>          Spesso, nel corso degli anni universitari, ho riflettuto su quanto la scuola avesse potuto in qualche modo prevenire le difficoltà che ho incontrato in seguito e dipanare dubbi e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.emmalabruna.it/2017/06/25/ruolo-della-scuola-nellorientare-giovani-verso-futuro/">Il ruolo della scuola nell’orientare i giovani verso il futuro &#8211; Maddalena Guerriero</a> proviene da <a href="https://www.emmalabruna.it">Emma Labruna</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">          Spesso, nel corso degli anni universitari, ho riflettuto su quanto la scuola avesse potuto in qualche modo prevenire le difficoltà che ho incontrato in seguito e dipanare dubbi e dilemmi che invece ho dovuto faticosamente risolvere da sola, proprio quando sarebbe stato il momento di sbocciare nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">          Ho riflettuto su quanto sia sbagliata la mentalità con cui cresciamo: <strong>“prima il dovere e poi il piacere”. Come se il dovere non potesse essere in qualche modo piacevole o  coincidere col piacere</strong>: questo ci porta in seguito a vedere il lavoro che facciamo solo come un dovere o a scegliere un lavoro che “ ci pesa” perché tanto è solo il mezzo con cui guadagnarci momenti di piacere.</p>
<p style="text-align: justify;">           E trovo riscontro di ciò nella società in cui viviamo, popolata di adulti stressati e scontenti, che vivono faticosamente e corrono freneticamente verso il successo, a volte senza sapere neanche dove stanno andando, come meri componenti di una catena di montaggio soffocante.</p>
<p style="text-align: justify;">           <strong> Non dovremmo mai dimenticare di essere liberi e non soggiogati al sistema e che il lavoro nobilita l’uomo quando gli consente non solo di arricchirsi culturalmente e di rendersi utile al mondo, ma anche di incanalarsi in un suo personale percorso creativo di crescita ed evoluzione continua.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">            Il ruolo della scuola come protagonista nell’indirizzare e favorire lo sviluppo autonomo delle capacità creative individuali era già stato individuato e codificato da Maria Montessori all’inizio del secolo scorso, ma il metodo da lei  definito trova ancor oggi un’applicazione assai limitata. Oggi la scuola sembra aver abdicato al suo ruolo di promotrice dell’avanzamento sociale per ridursi anch’essa un ingranaggio del sistema in cui insegnanti ormai disillusi, si limitano a fornire un metodo di studio e quel minimo di cultura di base per poter affrontare un successivo percorso di studi.</p>
<p style="text-align: justify;">            <strong>La mia scuola ideale ha al centro del proprio impegno lo studente e non lo studio; non si limita cioè all’insegnamento di materie ma ha come obiettivo essenziale lo sviluppo della personalità dello studente , il favorire l’emergere delle sue inclinazioni e doti naturali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">            Questa esigenza di rinnovamento è fortemente sentita e molti studiosi stanno cercando di proporre nuovi modelli educazionali basati sui loro studi sui diversi tipi di intelligenza. Il fine è proprio quello di aiutare ciascuno studente a sviluppare la sua intelligenza prevalente, mettendolo così in grado di affrontare con minor fatica un mondo del lavoro sempre più competitivo. A questo proposito sono interessanti i testi di Golemann che pone tra l’altro l’accento sull’intelligenza emotiva, sul ritorno alla valorizzazione dell’intuitività e delle facoltà creative che negli ultimi decenni sono state accantonate in favore del metodo e della tecnica, della razionalità e del ragionamento logico.</p>
<p style="text-align: justify;">             Purtroppo è anche vero che siamo una generazione di giovani che ha vissuto la grande crisi economica e sociale proprio negli anni dell’adolescenza.  Siamo nati a cavallo degli anni ’80 e ’90  in una società ancora non contaminata dalle asfittiche dinamiche relazionali a cui ha portato l’enorme accelerazione dello sviluppo tecnologico. Abbiamo prima beneficiato degli ultimi effetti del boom economico e goduto della spensieratezza e genuinità di un mondo che ancora si reggeva su principi e valori umani solidi, per poi precipitare in una crisi che ha fatto sì che le menti e le vite si indirizzassero sempre di più verso un utilitarismo esasperato piuttosto che al benessere spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">            Ne siamo usciti ritrovandoci in un mondo cambiato dalla tecnologia e con ritmi di vita disumani   che oltre a confermare ciò che già un’educazione ormai desueta e la crisi avevano creato ( un mondo di automi dediti al lavoro e incuranti della crescita spirituale e della comunicazione interpersonale) ha portato <strong>ripercussioni anche sui rapporti sociali e sulla capacità di comprendersi e “sentirsi” l’un l’altro nei momenti di difficoltà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">           Quest’analisi però non ci può giustificare completamente, ma deve essere stimolo a cambiare le dinamiche che si sono create e continuare a credere in un mondo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">           Come può rimodernarsi allora la scuola di oggi per favorire quello sviluppo creativo  e individuale di cui parlavo? Una possibilità potrebbe essere mutuare alcuni aspetti del modello d’istruzione statunitense inserendo ad esempio una maggiore varietà di discipline e laboratori didattici, anche più adeguati all’ampliamento attuale dello scibile e all’informatizzazione che si è avuta negli ultimi anni, in una fase in cui ciò possa aiutare lo studente a comprendere meglio e sviluppare le proprie attitudini, anche nel mondo del lavoro, superando la situazione attuale in cui si sceglie un indirizzo (sia a livello di scuole medie superiori sia universitario) senza la piena consapevolezza di ciò che si andrà a fare e quasi sempre senza la possibilità di modifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">            Lo studente dovrebbe in altre parole, trovarsi di fronte a un “menù” in cui alcune “portate” (le conoscenze di base) sono obbligatorie e tutte le altre possono essere scelte, provate, accantonate o approfondite, entrare o meno a far parte del proprio curriculum “ufficiale”.</p>
<p style="text-align: justify;">            <strong>Un modello ideale potrebbe essere quello in cui si superano i vari istituti specialistici in favore di una scuola unica in cui ci sia un nucleo di discipline obbligatorie e una ampia e diversificata offerta di corsi a scelta a cui possano accedere studenti anche di età diverse e di diverso orientamento.</strong> Questo modello potrebbe amplificare lo scambio di conoscenze ed esperienze e sarebbe di stimolo anche per i docenti che potrebbero misurare il loro successo dall’attrattività dei corsi che sostengono.</p>
<p style="text-align: justify;">             Potrei proporre infiniti esempi: laboratori informatici, attività pratiche e manuali, corsi di teatro, progetti editoriali, studi sociali e giuridici che aiutino a capire le problematiche che gli stessi ragazzi vivono quotidianamente e a difendersi da alcuni rischi che ne conseguono (bullismo, cyber–stalking), corretto uso del web, educazione civica, politica, comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">             In definitiva, un modello che non settorializzi o tecnicizzi eccessivamente la società ma soprattutto consenta lo sviluppo delle capacità personali (capacità di comunicare, empatia, consapevolezza e gestione delle emozioni proprie ed altrui), quelle che nella scuola vengono definite meta competenze.  In questo modo potrebbe essere maggiormente “scuola di vita” e non solo scuola di nozioni.</p>
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