Superare se stessi o superare gli altri? – Maddalena Guerriero

Superare se stessi o superare gli altri? – Maddalena Guerriero

Cosa si è disposti a fare per raggiungere per raggiungere i propri obiettivi?

Mi piacerebbe approfondire il tema della competizione, nonostante ne abbia già parlato in precedenza, inquadrandola nel contesto sociale in cui oggi molti si ritrovano a vivere. A mio parere l’onestà e la rettitudine nella società e nei rapporti interpersonali dovrebbero venire prima del prestigio sociale e della ricerca del benessere economico; invece il più delle volte si è attratti solo dall’apparenza e si vede solo il guscio esterno delle cose anziché la loro essenza. Ed è allarmante vedere che tutto ciò comincia già negli anni della scuola proprio quando si dovrebbero condividere con più spontaneità e sincerità le esperienze di quell’età; e si esaspera poi all’università e con l’entrata nel mondo del lavoro. L’onestà e l’amicizia sembrano avere un valore secondario rispetto all’accaparrarsi un posto di lavoro migliore, l’attenzione di qualcuno o un vantaggio economico. Mi viene in mente a tal proposito una frase di Cesare Pavese “Tu sarai amato il giorno in cui potrai mostrare la tua debolezza senza che l’altro se ne serva per affermare la sua forza”; a riprova di quanto sia sempre stata universalmente riconosciuta la difficoltà nel creare rapporti autentici, e di reciproca e pari condivisione e scevri da interessi, malizia e opportunismo.

E’ capitato a molti ragazzi di vivere un momento di difficoltà in cui non si è potuto dare il massimo o ci si è fermati per recuperare energie, non senza che questo momento di fragilità venisse colto al volo da chi gli era intorno per trarne in qualche modo un vantaggio personale.

La necessità di apparire migliore degli altri ci spinge ad essere in competizione in qualsiasi ambito della vita: fare più viaggi, possedere di più, essere più popolare, più ricco, più in forma fisicamente, o avere un status sociale più prestigioso. Questo assurdo contesto di vita mi ha indotto a riflettere su quanto tutta questa lotta continua sia una maschera poi di una falsa autenticità e di un senso di inadeguatezza vissuto innanzitutto con sé stessi. Nel fare il nostro lavoro per passione, solo per noi stessi e per la nostra crescita organica si dovrebbe, secondo logica, cercare persone con cui condividere i nostri interessi, rapportarsi a loro con il piacere autentico di chi condivide un’affinità e competere con questi, ma sempre con onestà e facendo affidamento solo sul proprio impegno e le proprie capacità nell’affrontare la sfida.

Questo diffuso atteggiamento è figlio di quell’etica stacanovista impostata sull’impegno e sul dovere cui siamo abituati fin da piccoli, che non ci indirizza in modo autentico verso il nostro individuale percorso di crescita permettendoci di essere sempre in linea con le nostre esigenze emotive, ma ci rende solo degli automi in gara l’uno contro l’altro al mero fine di dimostrare di essere migliori. Citando Coelho “il vincitore è solo”….e se ne esce da questa lotta stremati e con l’atteggiamento di chi sta sempre a guardarsi dagli altri perché non gli rubino qualcosa.

Dunque fin dove è giusta la competizione? La competizione è la molla che fa avanzare verso il miglioramento. E’ giusto guardare a chi è migliore di noi come modello per crescere continuamente, ma senza dimenticare la nostra unicità e soprattutto vivendo il confronto con la forza dell’onestà e del rispetto reciproco, senza invidia e rancore verso il prossimo.