18 Apr Giovani e talento, un percorso di coaching umanistico per progettare il futuro
Di recente ho avuto l’opportunità di incontrare alcune classi di studenti della scuola secondaria superiore per avviare un percorso di orientamento. Grazie alla metodologia del coaching umanistico per l’orientamento allo studio o al lavoro, abbiamo avuto la possibilità di partire dagli alunni stessi, dalle loro personalità e dai loro sogni e interessi. Questo approccio rovescia quello tradizionale, in base al quale si parte dall’offerta formativa disponibile (facoltà universitarie, corsi di formazione o centri per l’impiego) e solo dopo si accede al sentire degli allievi.
In quest’occasione, ho avuto modo di confrontarmi con l’ardore, le domande, le speranze e le spavalderie tipiche di quell’età in cui si diventa più forti e potenti dal punto di vista fisico, mentre le facoltà mentali si ampliano e si espandono e, nonostante il ricorso allo slang, il linguaggio si arricchisce grazie ai riferimenti letterari recentemente studiati.
Vivere un’esperienza con questi ragazzi è coinvolgente: sono pieni di fervore, entusiasmo e potenzialità. Tuttavia, quando si affronta il tema dei progetti per il futuro, molti di loro diventano indecisi, timidi, mostrando idee poco chiare. Alcuni, in realtà, dissimulano obiettivi già piuttosto chiari, fingendosi indecisi. Del resto, la “clandestinità” è una caratteristica degli adolescenti. Immaginare come vorremmo essere tra dieci anni richiede un colloquio con se stessi molto intimo e allo stesso tempo un’apertura verso il coach orientatore piena di fiducia. È il momento, infatti, di mettere in campo sogni, desideri, ambizioni, non sempre facili da esprimere, anche solo per pudore.
Ecco quello che è emerso, durante questo “percorso ispiratore”, del quale sono molto grata.
Anche i ragazzi che già sanno cosa vorrebbero fare si mostrano spesso un po’ incerti e aggiungono ai loro progetti un tocco fatalista. Dicono ad esempio molto spesso “devo rifletterci, devo pensarci bene!”. Un po’ come se si aspettassero che qualcuno dall’esterno arrivi a confermare la bontà della scelta.
Credo che alla base di questo atteggiamento ci sia un certo modo di concepire e vivere la scuola. Durante gli anni delle superiori, la scuola viene vissuta ancora come un obbligo. I ragazzi sentono lo studio come imposto dai genitori, o dagli insegnanti, e quindi derogano spesso completamente alla loro possibilità e capacità di scelta.
Abbiamo quindi proseguito il percorso confrontandoci con due concetti molto importanti, che nei programmi scolastici vengono definiti meta-competenze: l’educazione alla scelta e la responsabilità personale.
L’educazione alla scelta parte dall’acquisizione della consapevolezza di come prendere le proprie decisioni (impulso, rimando, delega, valutazione dei pro e dei contro etc.), per verificarne i valori alla base. La responsabilità personale definisce i confini di ciò che è possibile ed opportuno decidere per se stessi, ovvero quello che ci piace e non ci piace, i nostri sentimenti in relazione a cose e persone, i nostri bisogni di affinità o distacco [1].
Attraverso lavori di gruppo, questionari e brevi scritti, sono poi emersi i valori, le differenti concezioni della felicità, le speranze, ciò che motiva intrinsecamente i ragazzi ad agire e gli ostacoli interni ed esterni quali la paura e la sfiducia.
Per concezione della felicità, intendo quello stato che dona senso e significato alle nostre vite. Sebbene non rinunceremo mai alla pizza con gli amici, alle discoteche o alla SPA, la felicità risiede nello sviluppo delle nostre potenzialità tese a realizzare e manifestare i nostri talenti, la nostra “vocazione”. Alcuni troveranno il senso della loro concezione di felicità nell’essere: nel dialogare con se stessi per dare senso alle esperienze della propria vita in relazione ai propri valori, altri troveranno la felicità nell’amare. Coltivare le relazioni, nell’essere punti di riferimento per altri. Infine altri ancora troveranno nel fare ciò che amano il senso della propria esistenza. [2]
Impariamo poi che siamo responsabili delle nostre emozioni e che siamo liberi di reagire in vario modo al comportamento degli altri. Questo è sempre un concetto che risulta incredibile per i ragazzi: “Com’è possibile che non possa dire che Mario mi fa arrabbiare se proprio ieri me ne ha fatta un’altra delle sue?”. Impariamo che ognuno, a seconda dei valori (o virtù) che pone come fondamentali della sua vita possiede differenti potenzialità, che ognuno apprende secondo modalità che sono strettamente correlate alla sua particolare intelligenza e se ne contano ben sette tipologie (intelligenza logico-matematica, linguistica, cinestetica, spaziale, musicale, intrapersonale, interpersonale e si è aggiunta quella naturalistica)[3]. Inoltre impariamo che in ciascuno si incrociano differenti potenzialità, interessi, motivazioni ed intelligenze. È in questa combinazione che si evidenzia come ciascun essere umano sia unico e pertanto singolare deve essere il suo percorso di realizzazione.
Ognuno ha il suo sogno, il suo progetto e bisogna costruirlo e renderlo reale. Questa è la fase in cui andiamo a guardare il mercato, limiamo la nostra idea e la adattiamo ai contesti. Tuttavia, si parte sempre da quello che realmente vogliamo fare, il campo simbolico in cui vogliamo impiegare le nostre energie. Ad una identità necessitata sovrapponiamo una identità creativa che trova i propri cardini nella volontà di auto superamento, nell’ impegno a reinventarsi singolarmente ad autorealizzarsi attraverso l’intenzionalità, la responsabilità, la volontà, la libertà e la decisionalità. [4] Solo in tal senso è possibile agire una committenza formativa consapevole, quando il percorso è a tal punto personalizzato è spesso necessario trovare da sé i propri maestri. [5]
Dopo aver incrociato tutti questi elementi possiamo progettare il nostro percorso di orientamento al futuro, sulla base di obiettivi che ci motivano, attivando le nostre potenzialità fino a farle diventare poteri e poi magari talenti. Affrontare le decisioni relative al futuro, protegge i giovani dal rischio di abbandonare gli studi, cambiare drasticamente percorsi formativi oppure finire a lavori del tutto differenti da quelli per cui avevano studiato.
Al contrario un progetto per il futuro basato sull’espressione e sulla valorizzazione delle proprie potenzialità ed intelligenze può trasformarsi in un processo di allenamento e di crescita continua dal punto di vista umano, per trovare il proprio posto nel mondo e contribuire alla felicità dei singoli e dell’intera società.
NOTE:
[1] J. Juul, Sono grande abbastanza
[2] L. Stanchieri, Scopri le tue potenzialità F. Angeli
[3] H. Gardner Formae Mentis
[4] L.Stanchieri, op. cit
[5] B. Rossi in Manuale per orientatori (a cura di F. Batini) Erickson